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Luigi Dei e Antonio Paolucci: la ricetta della creatività Opinion leader

Firenze – E’ difficile che la presentazione di un libro così erudito, ”Accademia delle Arti del Disegno”studi, fonti e Interpretazioni  di 450anni di storia,  possa divertire e stupire. Così è stato grazie ai due eccezionali presentatori: Luigi  Dei,  rettore dell’Università di Firenze e Antonio Paolucci.

Il prof. Dei,  chimico, convocato dalla presidente Cristina Acidini per avere una voce autorevole della ‘classe’ scientifica dell’Accademia, pur partendo dall’idea base che la cultura è ‘una’ ha messo l’accento sul concetto di creatività, cioè d’invenzione, rivelando una concretezza che di solito è estranea ai discorsi degli umanisti in senso stretto.

Ha citato Poincaré e la sua definizione di invenzione: l’invenzione parte da “elementi esistenti con connessioni nuove” . Alcuni farmaci, per es., che hanno avuto applicazioni importanti, come il   “Litio”,  un antidepressivo la cui sostanza, già nota nel XIX secolo,  proviene da un elemento esistente in natura (petaliti di uto), e poi, attraverso vari processi, usata  come farmaco  per curare malattie e  fenomeni del tutto  estranei.

Ha citato Primo Levi, che aveva fatto notare, in quanto chimico, che  il rossetto per labbra delle signore nasce da escrementi, grassi  animali , ecc ( almeno quando lo scrittore scriveva…..) , eppure ha dato vita a un fatto nuovo, una  moda e un business, sembra, intramontabile. Passando alla musica, di cui Dei  è espertissimo, ha citato la IV sinfonia di Brahms che partendo  dall’iniziale  silenzio .-. elemento esistente in natura.-. crea il suono , e che suono!  Ha ricordato  anche   la famosa canzone di  De André  “dal letame nascono i fiori-dai diamanti niente “.

Il Rettore è andato avanti abbastanza a  lungo, citando anche Montale e Le Corbousier e dimostrando che anche la disconnessione,  cioè la riduzione dal complesso al più semplice, può essere creativa. Fra lo stupore generale degli astanti .-. mi è parso.-. quasi tutti storici dell’arte, ha ricevuto  comunque lunghi applausi.

Ma quando ha preso la parola Antonio Paolucci è stato come rientrare nella  nostra tiepida casa, mentre fuori  imperversa pioggia e vento. Paolucci sta nei panni di un uomo del 1563 , anno della fondazione dell’Accademia, come un pesce nel proprio mare, con guizzi improvvisi, ma senza uscirne mai. Eppure il prof. Dei ha detto cose più aderenti alla concretezza dell’arte e alle sue invenzioni, pur non citandole direttamente  (materiali , segreti di  paste e colori , ecc. ) che lo stesso Vasari. Ma forse .-.mi è parso.-.  dire che la cultura è “una” resta ancora  un bel pensiero e una  bella frase retorica, specie per la diversa mentalità e sensibilità di chi rappresenta le varie discipline.

 

Foto: Luigi Dei

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