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L’umanità sofferente di Bill Viola, maestro della video-arte Opinion leader

Firenze – Poveri piccoli uomini di oggi, fragili e impauriti, alla ricerca senza speranza della bellezza assoluta. Di questa umanità sofferente parlano  le installazioni di Bill Viola il pioniere e maestro indiscusso della video-arte protagonista della mostra primaverile di Palazzo Strozzi (10 marzo-23 luglio).

Rinascimento elettronico, titolo dell’esposizione, nel concetto dell’artista è una lunga a approfondita conversazione nella quale si confronta con grandi opere della pittura rinascimentale per far scattare un doppio “impatto” sui visitatori: da una parte spingerli a una sorta di realtà aumentata dei segni originali attraverso il movimento dei personaggi davanti alla telecamera; dall’altra farli ragionare sull’essenza e la tragicità della vita attraverso la consapevolezza di quanto sia lungo e difficile il cammino verso la bellezza.

La bellezza contenuta nelle opere dei maestri fiorentini è l’unica strada per lenire l’angoscia esistenziale. Una mostra dell’assoluto e del relativo dunque, così diversa da quella di Ai Wei Wei e il suo concettualismo che l’ha preceduta, ma che rappresenta  tuttavia un’altra tappa della “meditazione sul contemporaneo”  avviata dal nuovo direttore generale della Fondazione Strozzi, Arturo Galansino.

Due i concetti  chiave che Kira Perov, moglie e collaboratrice di Bill Viola, mette dunque in evidenza e che dovrebbero fare da guida ai visitatori: l’arte come espressione fondamentale dell’uomo e della sua esistenza (nascita, morte, emozione, coscienza e spiritualità), la fonte dell’arte del maestro americano, e la “extended vision”, l’invito a interpretare e a guardare più da vicino le opere che più di altre toccano queste esperienze primarie. Solo così l’artista può raggiungere la vita interiore e descrivere l’animo umano.

Bill mette i visitatori di fronte alle loro fragilità. Un essere  inerme e facile preda delle forze della natura (la mostra comincia con due impressionanti video di acqua e di fuoco) . Poi li guida in un percorso di “purificazione e trascendenza” che rigenera la loro capacità di affrontare l’esistenza, offrendo loro un modo per “raggiungere la liberazione”.

L’obiettivo catartico non ha alcun riferimento alla religiosità, anche se i soggetti di alcune delle installazioni (The Deluge, Emergence, The Greeting) si riferiscono a episodi delle Sacre Scritture di maestri rinascimentali: “Non siamo interessati alla storia della Croce, ma al dolore e al lutto che sperimentiamo”, ha detto Kira. E tuttavia non lontana dall’esperienza religiosa è la fruizione delle opere che richiedono silenzio e raccoglimento, sospensione del tempo e immedesimazione.

Deluge

 

Da questo punto di vista una delle opere più significative è il diluvio universale (2002): un video di 36 minuti che racconta di una catastrofe che non arriva dagli elementi esterni, ma prende forma progressivamente dall’interno di un a casa e si manifesta con tutta la violenza verso l’esterno, mentre un’umanità terrorizzata cerca di mettere in salvo oggetti e pezzi di arredamento. Come è ormai tradizione delle proposte della Fondazione, la mostra si estende anche ad altri spazi fiorentini. In particolare da vedere nel Museo dell’Opera del Duomo anche i video Acceptance e Observance, in dialogo con la Maddalena penitente di Donatello e la Pietà Bandini di Michelangelo.

 

Foto: sopra, Emergence, Emersione, 2002

sotto: Deluge (Going Forth By Day), Il Diluvio (uscire al giorno), 2002

 

 

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