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La lunga storia del Tesoro di Alberese sabato al Palacongressi Cultura

Firenze – Questa è la storia di un tesoro nascosto secoli fa, scoperto nei primi decenni del Novecento, dimenticato e ora riportato alla luce. Ma è anche la storia di una ricerca sul territorio che i musei spesso fanno senza clamore e con molto lavoro. Se ne parla nel libro di Massimo De Benetti e Renato Farinelli, Il tesoro di Alberese. Un ripostiglio di fiorini d’oro del XIII secolo, che verrà presentato sabato 21 febbraio, alle 10, al Palacongressi di Firenze, nell’ambito di Tourisma.

Tutto ha inizio verso la metà del XIV secolo, negli anni in cui infierisce la peste narrata da Boccaccio. Sulle pendici dei monti dell’Uccellina, in quella che ora è la tenuta di Alberese, vengono sotterrate monete d’oro. Le trovano, secoli dopo, nel 1932, tra le radici di una vecchia quercia, alcuni operai che stanno dicioccando olivi in località “Bernarda”. Lavorano per l’Opera nazionale combattenti impegnata nella bonifica idraulica e nel risanamento del territorio. Si attivano subito le procedure previste all’epoca per la tutela. Arrivano i carabinieri e le monete, dopo una trafila di rapporti e passaggi,finiscono al Regio Museo Archologico di Firenze. L’Opera viene compensata del rinvenimento con 3.500 lire.

“Fiorini d’oro del tempo di Dante rinvenuti presso Grosseto”, titola “Il Corriere della Sera” il 13 maggio 1932. Le monete vengono studiate da Giuseppe Castellani che pubblica un saggio sul tesoro. Nel complesso si sono trovate settantasei monete. “Sono di puro oro, appartenenti all’epoca della Repubblica di Firenze ed aventi al recto l’immagine di San Giovanni con la dicitura S.Johannes B. ed al rovescio il giglio fiorentino con la dicitura Florentia”. Dopo la pubblicazione del saggio scivolano nella dimenticanza, facilitata anche dal loro ritiro nell’esposizione al pubblico. Né serve il leggendario che si forma in genere intorno ai tesori sepolti a mantenerne viva la memoria tra la stessa popolazione locale.

E ora arriviamo alla storia attuale. E’ Massimo De Benetti a riprendere le file delle monete d’oro disseppellendole dall’oblio.Economista della cultura, come formazione, ed esperto di numisnatica archeologica, De Benetti ha dedicato alla vicenda, per la Soprintendenza Archeologica per la Toscana, un’accurata ricerca che viene condensata ora in un volume. Una ricognizione a tutto campo che arricchisce la storia del fiorino che per le sue caratteristiche divenne uno standard conosciuto e imitato in tutta Europa e nel Levante.Il contesto socio economico dalla Maremma medievale, ai tempi del tesoro, è tratteggiato da Roberto Farinelli, docente di archeologia cristiana e medievale all’università di Siena. Insieme agli autori saranno alla presentazione Andrea Pessina, soprintendente ai beni archeologici della Toscana, Sara Nocentini, assessore alla cultura della Regione Toscana e Marco Locatelli, direttore della tenuta di Alberese.

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