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Lungarno Torrigiani, a 7 mesi dal ripristino la “strada di cantiere” è ancora lì Ambiente, Breaking news, Cronaca

Firenze – Chi s’affacciasse dal Lungarno Torrigiani, a sette mesi dalla sua ricostruzione, e guardasse in giù verso il greto dell’Arno, la vedrebbe chiaramente. La pista nata come strada di cantiere, costruita in occasione del ripristino dopo il crollo che aveva aperto una voragine ai piedi di Costa San Giorgio, parte come prolungamento di un percorso sul greto che inizia all’altezza dell’ex-Fabbrica dell’acqua sotto piazza Poggi e, appena due giorni dopo l’inaugurazione del Lungarno, fu investita da una piena che ne mostrò il preoccupante ruolo in riguardo alla sicurezza fluviale. Tanto più che, come segnalano i Comitati cittadini che hanno messo nero su bianco i loro dubbi e interrogativi sul proprio blog, “la strada è costituita di materiale incoerente”, nel tratto in cui il fiume si restringe e a un tiro di schioppo dalle arcate di Ponte Vecchio.

E tuttavia, la strada di cantiere bianca e a filo della riva dell’Arno è ancora lì. E le domande, a questo punto, diventano d’obbligo: il percorso permane con il consenso dell’Autorità Idraulica? I costi di demolizione (a tutt’oggi risparmiati, dicono dai Comitati cittadini, ma da chi?) erano compresi nel preventivo dell’opera, oppure la demolizione della strada non era compresa nel completamento e collaudo del ripristino del Lungarno Torrigiani? Quesiti che richiedono risposta, tanto più, dicono da Comitati, “che in quanto opera provvisionale non collaudata è da escludere un suo qualsiasi uso in concessione”.

La strada di cantiere è tuttavia solo una delle questioni rimaste aperte per quanto riguarda la generale problematica che investe le aree del greto del fiume, su cui, come è a tutti noto, insiste un accordo fra il Comune di Firenze e la Regione per adottare regole uniformi riguardanti la concessione degli spazi sul greto a fini ricreativi e culturali, nella zona del Ponte S. Niccolò, presso il Lungarno del Tempio, nella zona a sinistra dello sbocco dell’Affrico e sotto Piazza Poggi.
Un uso che, sull’esempio di altre grandi città europee, non può che meritare plauso. Tuttavia il problema emerge quando si ponga l’occhio a ciò che avviene nelle aree suddette, in particolare tornando con la memoria all’ormai famosa vicenda degli insediamenti, nelle cosiddette “Cascine di Ponente” del “camping di Rovezzano”, stoppati dal Comune (e riavviati dieci giorni dopo) a seguito delle proteste dei cittadini e dei comitati della zona, ma anche a seguito delle denunce poste in essere dal gruppo di FdI. “Il rischio che si corre concretamente tutti i giorni – dicono dal Comitato cittadini – in mancanza di una coerente pianificazione urbanistica che definisca un’area e ne regoli le funzioni in vista della costituzione di un vero Parco fluviale, è che si finisca per dar corso a un vero e proprio sfruttamento commerciale tout court delle rive e degli spazi fluviali”.

 

 

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