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L’Università di Pisa si adegua alla “legge Gelmini” STAMP - Università

L’Università di Pisa è la prima in Toscana ad aver messo in atto i dettami della famigerata “legge Gelmini”, la legge 240 del 2010. Il Senato accademico, infatti, ha approvato all’unanimità l’eliminazione delle Facoltà in nome della nuova organizzazione in dipartimenti nella seduta di mercoledì 16 novembre. Le attuali 11 Facoltà ed i 48 attuali dipartimenti lasceranno spazio, probabilmente già a partire dal secondo semestre del 2012, a 20 nuovi dipartimenti che diverranno le aggregazioni di base dell’Ateneo pisano. Le nuove unità fondamentali dell’Università di Pisa saranno costituite da almeno 50 docenti (contro il numero minimo di 40 previsto dalla “legge Gelmini”) e potranno essere monodisciplinari o interdisciplinari (ossia riunire docenti afferenti a diversi settori per collaborare a progetti didattici e scientifici condivisi). I 20 nuovi dipartimenti pisani (4 di scienze matematiche, informatiche, fisiche e della terra; 4 di scienze chimiche, biologiche ed agrarie; 3 di scienze mediche; 1 di veterinaria; 3 di ingegneria; 2 di materie umanistiche; 3 di scienze giuridiche, economiche, politiche e sociali) non entreranno subito in funzione in quanto il loro destino è legato all’approvazione del nuovo Statuto dell’Università di Pisa, che è ancora all’esame del ministero. Se l’approvazione romana arriverà, come si ritiene, nei primi mesi del 2012, però, le nuove strutture potrebbero già essere attivate nei secondo semestre dell’anno accademico in corso. «Siamo i primi in Toscana e tra i primi in Italia ad aver completato l'iter di costituzione dei nuovi dipartimenti, che a mio giudizio permetteranno di garantire una qualità ancora più elevata dell'offerta formativa, dal momento che didattica e ricerca andranno a convivere sotto lo stesso tetto»,  ha dichiarato il rettore Massimo Augello. «Con i nuovi dipartimenti ci proponiamo di semplificare l'organizzazione dell'Università, passando da 59 a 20 strutture, di collegare le attività di didattica e di ricerca sotto un unico organismo, di razionalizzare l'utilizzo di personale e sedi, con un risparmio in termini di costi e soprattutto di procedure amministrative», ha sostenuto invece il prorettore vicario, Nicoletta De Francesco. La riforma dell’Ateneo pisano, ha precisato sempre quest’ultima, riduce gli organi accademici senza intaccare l’offerta formativa ed il numero dei Corsi di Laurea. Per il momento, però, molto resta ancora da fare, dato che ai dipartimenti sono stati assegnati soltanto i docenti, mentre il personale tecnico-amministrativo e gli spazi verranno redistribuiti alle nuove strutture soltanto a seguito del rinnovamento dei due organi di governo dell’Ateneo pisano (il Senato accademico ed il Consiglio di amministrazione), che si avrà nell’estate del 2012.

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