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Luoghi comuni, specchio di un’epoca Breaking news, Cultura

Firenze – Vari aggettivi e locuzioni si ripetono ossessivamente nel sistema dei media fino a divenire luoghi comuni di una certa epoca. Ne cito alcuni che appartengono, ai nostri tempi.  

Anche no: è una locuzione brillante che però rischia di logorarsi con l’uso smodato. Come è avvenuto qualche decennio fa con l’analogo “no grazie”.

Sostenibile: più che un aggettivo-cult è divenuto un aggettivo obbligatorio come qualitativo Non puoi scrivere un progetto, non puoi fare un discorso, non puoi presentare una proposta, non puoi intervenire in una trasmissione tv senza aggiungere all’oggetto della questione la parola sostenibile. Finirà che con un uso così diffuso e massivo il termine perderà ogni pregnanza di significato.

In buona sostanza: ai miei tempi si era più parchi e nel sintetizzare un ragionamento si diceva semplicemente in sostanza ovvero in conclusione, in modo neutro. Una delle prime volte che ho sentito dire “in buona sostanza” è stato nel film Jonny Stecchino del 1991 e  mi parve un simpatico intercalare dell’avvocato palermitano (interpretato da Paolo Bonacelli). Poi restò un’espressione limitata ma negli ultimi ha preso piede ed ha rottamato (altra espressione di cui si è abusato ma che per fortuna è in via di estinzione) la più sobria in sostanza.

Andando a ritroso nel tempo per vedere come le varie espressioni si logorano faccio riferimento al fondamentale libro di Luciano Satta, insigne linguista con cui ho avuto il piacere di collaborare per varie trasmissioni Rai, è stato autore di numerosi libri di successo. Alcuni di essi sono parte della biblioteca dei dizionari dell’Accademia della Crusca.

In questa sede mi preme ricordare Alla scoperta dell’acqua calda: dizionario dei luoghi comuni della lingua italiana (prima edizione 1990 ). Satta ha redatto un vero e proprio dizionario, in ordine alfabetico, delle molte frasi fatte trovate su giornali, riviste e nel parlare quotidiano.

Un aspetto significativo e particolarmente efficace, è che in molte voci Satta non inserisce un commento, si limita a elencare le frasi fatte… e proprio dalla loro lettura in sequenza  si capisce come il loro uso ripetuto le renda logore.

Così, ad esempio, alla lettera E  si ricorda che molti titoli (il libro è del 1990 ) iniziavano con la congiunzione  E . Alcuni  esempi di titoli giornalistici riportati da Satta  che ne cita  ben 15: E da  Roma no alla violenza, E a Venezia si inizia tra le polemiche, E nel  cinema tutti amici .    

Satta scrive  di avere  una teoria sull’origine di quest’uso di una E a inizio ma preferiva non esplicitarla.  E non so quale fosse. 

Provo allora a fare una mia modesta  ipotesi : forse la moda nasceva  da  E le stelle stanno a guardare  Da notare che nel 1971 il celebre romanzo di Cronin fu oggetto di una fortunata miniserie televisiva per la regia di  Anton Giulio Majano. Titoli di film e di romanzi sono stati spesso parafrasati in articoli giornalistici.  Caso tipico Cronaca di una morte annunciata… che, per limitarsi al gergo sportivo poteva essere parafrasata in Cronaca di una sconfitta annunciata ma le variazioni sul tema erano infinite.

Il singolare dizionario di Satta è uno spaccato del costume sociale, in quanto molti di questi luoghi comuni nascono da film o canzoni, altri da locuzioni adottate da qualche scrittore famoso, ed entrano nel frasario giornalistico ,dal gergo della politica o dal linguaggio sportivo e via dicendo.

Continuo con gli esempi. Alla voce addosso Satta cita numerosi titoli del tipo Si parla addosso, Si scrive addosso, Si dipinge addosso. Erano assai  usate anche le espressioni con Effetto…. Come Effetto Gorbaciov, Effetto Maradona ecc e Galassia (presumo derivasse dal libro GalassiaGutenberg di Mc Luhan del 1962 ed. italiana 1976) o Arcipelago (da Arcipelago gulag il capolavoro di Aleksandr Solženicyn (prima edizione 1973). Ogni insieme di cose o di situazioni  era una galassia o un arcipelago.

E’ facile constatare come tutte queste locuzioni così onnipresenti all’epoca siano poi  scomparse.      

Ricorro un’ultima volta a Luciano Satta, questa volta al libro Parole (1981) dove parlando di occhio del ciclone si dimostra comprensivo nei confronti di un’espressione “notoriamente  erronea per indicare il trovarsi in una situazione critica”. Erronea perché si sa che l’occhio del ciclone è “una zona calma e di cielo sereno in mezzo alla buriana”  (pag.209) ma ormai comunemente tollerata anche perché – sottolinea argutamente l’autore –   l’improprietà c’è e non c’è”. Infatti, “nell’occhio del ciclone non vorremmo trovarci”,in quanto In quanto“ci sarà anche un sole che spacca le pietre  ma intorno è il finimondo” . Insomma, finisce che la locuzione sebbene tecnicamente inesatta rende bene l’idea di una situazione di pericolo imminente. Termino con una curiosità.

Nel 2006 riportai in un mio libro alcuni luoghi comuni allora in voga. A quindici anni di distanza stilo qui una sorta di “ borsino” per vedere se, nel tempo, abbiano resistito o meno. 

Alzare l’asticella :andamento stazionario. Usato abbastanza di frequente specie per denotare un soprassalto d’ impegno quando non si raggiunge un determinato obiettivo. Un tempo si alternava con “voglio crescere”,  oggi disusato. Trovo invece un po’ in calo Ambaradan, assolutamente sì/ assolutamente no ,implementare (nel linguaggio dell’economia e della politica invece è ancora in voga ) quant’altro (che un tempo era di rigore alla fine di ogni elencazione ,in sostituzione del latinistico eccetera), tant’è 

Espressioni che sono ancora su piazza ma non più gettonate come qualche decennio fa.

A proposito l’espressione gettonato è ancora in voga anche se i juke box dove di inserivano i gettoni per selezionare le canzoni sono scomparsi da molto tempo.

 

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