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L’Upi al Governo Monti: abolire le Province è ridurre la democrazia Politica

Il decreto legge varato domenica 4 dicembre dal Consiglio dei Ministri (il cosiddetto “decreto SalvaItalia”) contiene interventi di risparmio per circa 30 miliardi di euro lordi nel triennio 2012-2014. I risparmi netti, ha spiegato il presidente del Consiglio, Mario Monti, ammonteranno a circa 20 miliardi di euro, dato che 10 miliardi verranno spesi per favorire la crescita del mercato del lavoro e del sistema produttivo. Oltre ai tagli alla spesa, all’introduzione di nuove imposte ed agli interventi sulle pensioni che hanno fatto persino piangere il ministro Elsa Fornero, il decreto legge contiene, all’articolo 23, indicazioni relative alla riduzione dei costi della politica. A fare le spese dei “sacrifici” di cui tanto si parla in questo periodo nella politica italiana, cioè, saranno gli enti locali, ed in particolar modo le Province. «Spettano alla Provincia esclusivamente le funzioni di indirizzo politico e di coordinamento delle attività dei Comuni», recita il comma 11 dell’articolo 23 del “decreto SalvaItalia”. Gli enti locali intermedi, come sono anche chiamati, vedono così ridimensionate le loro prerogative ed il loro valore politico. Le loro competenze, prosegue il decreto del Consiglio dei ministri, passeranno a Comuni o Regioni, mentre le giunte provinciali verranno eliminata ed il numero dei consiglieri provinciali sarà ridotto a sole dieci unità. «Non è nostro potere abolire le Province nel decreto odierno», ha dichiarato ieri il presidente Monti, ma nel provvedimento, come lui stesso ha ammesso, le Province sono state profondamente modificate ed il numero dei consiglieri provinciali è stato drasticamente ridotto. La risposta dell’Upi (Unione Province Italiane) è stata immediata e durissima. «Ridurre il taglio dei costi della politica alla cancellazione delle giunte e alla riduzione dei consigli provinciali è ridicolo, e dimostra un pressapochismo e una impreparazione che da un Governo tecnico davvero non ci saremmo aspettati», ha commentato il presidente dell’associazione delle Province, Giuseppe Castiglione. Il presidente del Consiglio, ha continuato Castiglione, ha dapprima rassicurato le Province, quindi ha giocato un colpo mancino. «Il provvedimento, nei termini in cui lo ha illustrato il presidente Monti, è palesemente anticostituzionale. Facciamo appello al Presidente della Repubblica, perché vigili attentamente, prima di firmarlo, il rispetto della Costituzione vigente», ha concluso. Nella manovra del Governo, fra l’altro, è contemplato un taglio delle risorse destinate alle Province pari ad oltre 1,3 miliardi di euro per il solo 2012 (550.000 euro di tagli diretti ed 800.000 euro non erogati per l’addizionale dell’energia elettrica) che Upi non ritiene sufficiente alla riduzione dei costi della politica nazionale. Il “decreto SalvaItalia”, infatti, produce un risparmio complessivo di soli 30 milioni di euro, che sono secondo l’associazione delle Province una cifra irrisoria rispetto a quello che è necessario all’Italia. E che il vero problema della spesa italiana per la politica non siano le Province Upi lo ha anche tentato di dimostrare dati alla mano. Secondo un sondaggio condotto dall’Ipsos, infatti, il 27% degli Italiani è favorevole all’abolizione degli enti intermedi, mentre il 30% opterebbe per il loro mantenimento ed il 30% sarebbe disposto ad una loro razionalizzazione. Gli Italiani, in sostanza, non vorrebbero l’abolizione delle Province, ma l’accorpamento di quelle più piccole (37%) e vedrebbero ancora il Parlamento come l’istituzione di rappresentanza politica che più costa allo Stato (79% degli intervistati). E contro l’abolizione delle Province si sono espressi ieri, 5 dicembre, anche i politici toscani. Per Federico Tondi, capogruppo dell’Udc al Consiglio provinciale di Firenze, «o le Province si aboliscono definitivamente o si riorganizzano in modo serio. Con i provvedimenti del Governo Monti, invece, si realizzerà un grande caos organizzativo, una paralisi degli investimenti sul territorio ed un complessivo aumento dei costi».  Secondo Tondi nel “decreto SalvaItalia” «manca la riduzione del numero delle Province, così come restano tutti gli organi statali collegati alle Province (Prefetture, Camere di Commercio etc.), ma ciò che sconcerta di più sono i tempi di attuazione della riforma. Solo in una dittatura è pensabile cancellare un organo democraticamente votato dai cittadini nel corso del suo mandato.  Sarebbe stato logico prevedere che la nuova normativa entrasse in vigore alla scadenza naturale del mandato». «Così si cancella la politica e si lascia la burocrazia», ha commentato invece Andrea Pieroni, presidente della Provincia di Pisa. Quella del Governo « è un'abolizione di fatto delle Province che contiene margini di incostituzionalità e produrrebbe appena 150 milioni di euro di risparmi», mentre per Pieroni «senza una riforma istituzionale complessiva i vantaggi per i cittadini saranno irrisori. Restano gli apparati, ma sparisce la rappresentanza democratica». Durissimo anche il commento di Andrea Barducci, presidente della Provincia di Firenze. «Purtroppo ho l’impressione che dei tre presupposti che dovevano caratterizzare la manovra finanziaria del Governo Monti (rigore, equità e crescita) si sia lavorato ad oggi solo sul primo», ha commentato. «Per quanto riguarda l’abolizione delle Province – ha poi aggiunto Barducci – devo dire che ci si aspettava, anche in questo caso un po’ più di coraggio. Al di là dei legittimi dubbi di costituzionalità dell’inserimento di un simile provvedimento all’interno di un decreto legge, su cui si esprimeranno gli organi competenti, ci si aspettavano indicazioni che incoraggiassero un vero riordino istituzionale. Un riordino che porterebbe questo sì ad un vero risparmio e a una maggiore efficienza, per il quale questa amministrazione provinciale sta lavorando fin dal suo insediamento. E invece ancora una volta si è preferito cavalcare il luogo comune che accompagna da un po’ di tempo le province, senza andare a toccare i veri privilegi che sono in Parlamento, anche perché lì la manovra di Monti avrebbe corso il rischio di affondare per mano degli stessi intoccabili di sempre».

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