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Lutto cittadino per la follia di Gianluca Casseri Cronaca

«Abbiamo sentito tre colpi di pistola – racconta un testimone della sparatoria di piazza Dalmazia –  forse anche quattro. L'edicolante, Gabriele, ha cercato di bloccarlo, anche per disarmarlo, mentre scappava, ma lui ha mostrato la pistola, e gli ha detto qualcosa tipo: “Se non ti scansi, faccio fuori anche te”. Allora l'ha dovuto lasciare andare, e quello è risalito sull'auto ed è scappato». Gianluca Casseri era un tipo introverso e solitario e nulla avrebbe fatto immaginare che ieri, 13 dicembre, avrebbe scatenato la sua furia omicida contro la comunità senegalese fiorentina. Da qualche tempo si era trasferito a Firenze da Ciriegio, un paese della montagna pistoiese. Cinquant’anni, era appassionato di fantasy e nel 2010 aveva pubblicato il volume La Chiave del caos. Il folle gesto di ieri pare riconducibile alle sue simpatie politiche per le frange di estrema destra che, fra l’altro, hanno inneggiato su internet al suo indefinibile gesto. Un gesto che il presidente del Consiglio regionale della Toscana, Alberto Monaci, ha giustamente definito come «inaccettabile, intollerabile, ingiustificabile». Di «gesto efferato e sconvolgente» ha parlato anche il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, commentando le prime frastagliate notizie che giungevano sulla morte dei due senegalesi in piazza Dalmazia ed il ferimento di altri tre loro connazionali in San Lorenzo. «C’è da chiedersi – ha dichiarato Rossi – se non ci siano state da parte di tutti sottovalutazioni di certe espressioni culturali che alimentano xenofobia e razzismo e di circoli che ne fanno espressamente il motivo della loro organizzazione e della loro attività. La vicenda sembra per alcuni aspetti avere analogie con quella di Oslo». «Provo profondo e severa riprovazione per quanto è accaduto a Firenze», ha dichiarato invece con profonda commozione l’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori. «Il mio primo pensiero – ha continuato Monsignor Betori – va subito alle vittime, che affido alla misericordia del Signore, ai feriti cui auguro pronta guarigione, alle famiglie e ai loro amici provati da una così grande sofferenza. Auspico che la mente ed il cuore di ciascuno in questa città siano liberati dagli spettri del razzismo e dell'odio etnico. Firenze ritrovi la sua vocazione di città dell' accoglienza e del dialogo». «Tutta la nostra società – ha dichiarato invece il presidente della Provincia di Firenze, Andrea Barducci, annunciando che la bandiera di Palazzo Medici Riccardi sarà issata a mezz’asta in segno di lutto – dovrebbe sentire l’esigenza di isolare e di annientare questo modo di pensare, a cominciare dalle associazioni che, se oggi prendono le distanze, ieri avrebbero dovuto anche essere in grado di mettere in circolazione gli anticorpi necessari ad evitare che ciò accadesse». Intorno alle 18.00 di ieri, poi, il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ha riunito la Giunta comunale per proclamare il lutto cittadino. Oggi, 14 dicembre, Firenze osserverà un minuto di silenzio all’inizio di ogni turno lavorativo ed alle 12.00 (orario della prima sparatoria) gli esercizi commerciali abbasseranno le saracinesche per 10 minuti. Dalle 23.30 alle 23.40 pub e bar interromperanno la loro attività, mentre nelle scuole promuoveranno attività di riflessione ed approfondimenti sul tema del razzismo. Tutte le cerimonie pubbliche verranno annullate per rispetto della comunità senegalese di Firenze, alla quale giungono da ogni parte della Toscana manifestazioni di solidarietà. «Oggi – ha dichiarato Renzi – è un giorno terribile che Firenze non avrebbe mai voluto vivere. Il lutto cittadino sarà l'occasione per una riflessione sulla follia xenofoba e sul come combatterla: i fatti di oggi hanno colpito al cuore l’intera città».

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