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M5S contro “Sblocca Italia”: “Ecco cosa avremmo fatto noi” Politica

Firenze – Il decreto n. 133/2014, meglio noto con il suo nome di battaglia “Sblocca Italia” e la sua legge di conversione passata ieri in Senato si sono sempre scontrati con la dura opposizione del Movimento 5 Stelle, che oggi, in conferenza stampa a Palazzo Vecchio, ha presentato un simbolico contro-decreto per “spiegare che cosa avremmo fatto noi con gli stessi soldi, perché la matematica non è di destra o di sinistra”, come afferma il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, presente all’incontro.

Hanno parlato il Vicepresidente della commissione giustizia nazionale Alfonso Bonafede, il capogruppo alla Camera Andrea Cecconi, il vicepresidente della commissione ambiente Massimo De Rosa, il capogruppo in commissione ambiente Samuele Segoni, anche la consigliera e presidente della commissione affari istituzionali comunale Miriam Amato, e le due consigliere 5 Stelle Silvia Noferi e Arianna Xekalos.

Il Decreto denominato dagli esponenti del M5S “Sfascia Italia” non è soltanto contestato dal Movimento ma “da tutta la società civile“, spiega Cecconi, “. In buona sostanza, dicono i pentastellati, “questa norma non contribuisce a combattere la corruzione, accentra il potere decisionale e si pone in sostanziale continuità con il passato”. Inoltre, si contestano alcuni provvedimenti al suo interno che non risponderebbero ai criteri di necessità e urgenza richiesti per adottare un decreto e pertanto lo renderebbero incostituzionale.

I consiglieri locali del M5S di tutta Italia stanno presentando una mozione al fine di far ritirare il 133/2014 poiché, oltre alla mancanza dei criteri di urgenza, avrebbero rilevato anche un conflitto di attribuzione di poteri. Infatti, si legge nella mozione: “in alcuni casi viene esclusa la necessità dell’autorizzazione paesaggistica” (…); i comuni verrebbero esclusi “nelle attività di pianificazione e realizzazione del risanamento ambientale e valorizzazione del patrimonio pubblico e privato” (…) ; “il Governo sceglierà i siti per la realizzazione di nuovi inceneritori specificando che tutti diventeranno di interesse strategico nazionale”. A proposito di quest’ultimo punto, Miriam Amato, capogruppo comunale, ha sottolineato come in alcune zone della Toscana gli impianti di incenerimento siano ad oggi una grave minaccia per la salute, come a Montale dove sono state trovate tracce di diossina nel latte materno.

I 5 Stelle propongono una maggiore attenzione e prevenzione del rischio idrogeologico, prevedendo tra l’altro il cd. Geobonus: “con meccanismi analoghi al cd. Ecobonus, viene riconosciuto un bonus fiscale del 65% per le spese sostenute per la mitigazione del rischio idrogeologico”. Si propongono misure per il contenimento del consumo di suolo e per la gestione delle emergenze con il potenziamento di moderne reti strumentali.

E le coperture finanziarie? Poche righe all’ultimo Capo del finto decreto: “Le risorse economiche (…) vengono individuate operando dei tagli ai capitoli di spesa previsti per grandi opere e per ricerca di combustibili fossili, per un totale di 10 miliardi di euro”.

Si è parlato anche del sottoattraversamento TAV di Firenze. Sono “280 i palazzi soggetti a perizia e 2000 i palazzi monitorati dall’Osservatorio Ambientale – spiega Bonafede – questa città sarà sventrata”.

I 5 Stelle hanno presentato un progetto alternativo: un’infrastruttura di superficie il cui costo si aggirerebbe intorno ai 300 milioni di euro, a fronte dei 2 miliardi della TAV. Il vicepresidente della commissione giustizia, insieme a Samuele Segoni e ad alcuni tecnici, ha incontrato qualche giorno fa il Sindaco Nardella, che secondo loro pareva volersi scrollare di dosso ogni responsabilità per evitare di rischiare: “Sembrava un film di Totò”, sintetizza Bonafede.

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