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M5S in consiglio comunale, Miriam Amato lascia e passa al gruppo misto Politica

Firenze – Miriam Amato lascia il Movimento Cinque Stelle e confluisce nel Gruppo Misto. La notizia è di quelle che promettono strascichi e appendici di polemiche, dentro e fuori Palazzo Vecchio. Al “j’accuse”, per il momento, ci pensa la consigliera, che punta dritto al cuore del Movimento in cui dichiara di non riconoscersi più.

“Dal 2011 mi sono dedicata anima e corpo al M5S e ai principi a cui si ispirava. Oggi prendo le distanze da una realtà politica in cui i click sui social network valgono più del rispetto per le persone”. Chiaro il riferimento a espulsioni e ostracismi vari, vera spina nel fianco della creatura di Grillo, che nel giro di tre anni ha visto calare sensibilmente il numero di simpatizzanti e, soprattutto, voti. Il moto centripeto di tale tendenza autolesionista (che ha spinto molti a vedere il M5S come una realtà destinata ad autofagocitarsi) non ha tuttavia rallentato il suo corso. Al contrario, la linea da cui oggi anche la Amato si smarca è quella che vuole una leadership carismatica indicare la via al suono di epurazioni. Chi dissente viene allontanato, c’è poco da fare e, se la solfa non è nuova, nuova è la consapevolezza che poggia alla base dell’adesione ad una filosofia del “con noi o contro di noi”.

Non è dunque nelle incomprensioni interne al gruppo consiliare che va cercato il perché dell’addio della ex candidata sindaco, che oggi indica la recente espulsione del deputato Massimo Artini come la goccia che ha fatto traboccare il vaso dei suoi malesseri, già maturi al tempo della vicenda di Occupy Palco. “Artini è un amico e un collega che ha lavorato tanto per la Toscana e il territorio fiorentino, unico parlamentare sempre disponibile e presente. La sua espulsione senza possibilità di difesa ha rinforzato l’idea che, nel tempo, ho maturato del Movimento: una realtà in cui l’unico interesse della Casaleggio Associati sono i “mi piace” sui social, tant’è vero che le cinque persone che corrispondono al Direttorio sono quelli che ne hanno collezionati di più, mentre chi ha lavorato costantemente nell’ombra non viene neanche considerato”. Ma non è certo una sparata improvvisa, quella della Amato, che coglie l’occasione del comunicato per levarsi qualche sassolino dalle scarpe.

“Già durante la campagna elettorale mi ero accorta che qualcosa stava cambiando. Ricordo che quando venne a salutarci il senatore Maurizio Romani la gente mi guardava allibita perché avevo salutato un fuoriuscito”. Prosegue: “Sono entrata in una realtà diversa, quella della democrazia partecipata in cui lo slogan “uno vale uno” aveva un significato e in cui persone diverse lavoravano spalla a spalla per obiettivi comuni. Questo oggi non c’è più e io non potrei continuare”. Beppe Grillo che dice? “Non l’ho sentito, non mi interessa parlare con lui. Da “megafono”, quale lui stesso si era definito, si parla oggi di leader. Ho avuto dei problemi, recentemente, per non aver sottoscritto un inno a lui dedicato, una sorta di “non c’è altro dio all’infuori di Beppe”. Lo rispetto e lo ringrazio per aver incitato la gente a uscire di casa e prendere una posizione in merito a certi temi, ma dal momento in cui si parla di folle di fan che indipendentemente dalle decisioni prese dallo staff non dissentono e non si rendono conto che siamo diventati qualcos’altro, io mi smarco e preferisco rivolgermi alla base, a tutte quelle persone che vivono sulla loro pelle la mia stessa disillusione Stiamo perdendo la bambola, la direzione è verso una caccia alle streghe”.

Ce n’è anche per il gruppo consiliare dove, se la comunicazione non è mai stata eccellente, il rifiuto a firmare l’inno a Grillo ha compromesso equilibri già molto precari. “La rivalità interna e il livore hanno portato all’inefficacia di molte battaglie giuste, come quella sull’aeroporto o la Tav. in merito alla tramvia, i fiorentini non hanno avuto modo di ricevere dal M5S una corretta informazione. Si preferisce demolire il compagno di banco”. Insomma, c’eravamo tanto amati. Firenze perde l’ape regina delle 5 stelle che, da orgogliosa “appestata”, se ne va sbattendo la porta, senza però chiudere i conti con i principi e le tematiche che a quelle stelle l’avevano fatta avvicinare. L’impegno va avanti. “Non abbandono i cittadini che mi hanno votata. Moltissimi l’hanno fatto indipendentemente dal simbolo, per il mio impegno nei comitati cittadini, di molto precedente all’adesione al M5S. Non voglio dire cosa penso del Movimento, dico cosa penso di me: resterò in Comune per portare avanti le tematiche per le quali sono stata eletta e mi unirò a tutte quelle persone che in questo periodo hanno cambiato idea per continuare a lavorare senza capi”.

Dunque il Gruppo Misto, ma anche la base, non – per adesso – per la creazione di una nuova creatura politica (smentite le voci di un “Movimento Artini”) ma per una riconversione dello zoccolo duro in cui continuare a credere, quell’«uno vale uno» ultimamente interpretato con qualche zero di troppo e quell’idea di democrazia partecipata “tanto decantata in campagna elettorale”. “Inviteremo tutti i fuoriusciti, gli attivisti espulsi e le realtà territoriali che hanno preso le distanze in tutta Italia perché crediamo nella forza della base”. Il primo appuntamento per l’adunata è fissato per lunedì 12 gennaio in Palazzo Vecchio. Anno nuovo, corso nuovo.

 

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