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La Madonna di Santa Trinita in mostra all’Opificio Cultura

Firenze – Fino al 15 gennaio 2015 la Madonna di Santa Trinita, restaurata da Shirin Afra sotto la direzione di Laura Speranza, direttore del Settore di Restauro dei Materiali Ceramici e Plastici, è visitabile nel Museo dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.

Il rilievo in terracotta, attribuito a Donatello, fra il 1436 e il 1447, da uno studio approfondito di Lorenzo Sbaraglio svolto nel 2012, rappresenta la Vergine Maria che tiene in braccio il piccolo Gesù; ai lati le due figure a mezzo busto recano le aureole e sono protette da due angioletti scapigliati, realizzati nel tipico stile “stiacciato” che caratterizzava i rilievi dell’artista fiorentino.

Purtroppo, il modellato delle braccia della Vergine e delle gambe di Gesù è andato in gran parte perduto.

Fino al XIX secolo la Madonna, che fino ad allora si trovava in un ambiente protetto all’interno della chiesa di Santa Trinita, fu posta sul lato nord del campanile eretto dai padri vallombrosani sul tetto della chiesa stessa e in quella posizione è rimasta esposta alle intemperie per ben due secoli!
Solo nel 2004 il rilievo originale di terracotta è stato rimosso e sostituito con una copia di resina e l’originale è stato conservato per nove anni presso il convento annesso alla chiesa di Santa Trinita, fino al 2013 quando dalla Soprintendenza viene chiesto all’Opificio la conduzione del restauro, grazie anche al generoso contributo della Banca di Cambiano.

Le indagini diagnostiche effettuate dal Laboratorio Scientifico dell’Opificio delle Pietre Dure sulla “Madonna del campanile” hanno raccontato come doveva essere in origine: la terracotta era dipinta in bianco di piombo per suggerire il marmo, con alcuni dettagli dorati, come i capelli, dove sono state ritrovate tracce di foglia d’oro.

Dopo il restauro e questa esposizione presso il Museo, l’opera tornerà all’interno della Basilica, nella ampia nicchia sulla parte di sinistra nella Cappella Davanzati, fra due angeli dipinti a monocromo, dove è presente una lacuna con forma centinata che corrisponde proprio all’ingombro della terracotta.

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