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Mafia in Toscana, dalla paura al rischio omertà Cronaca

La Toscana potrebbe non essere immune dal virus dell'omertà. È questo l'allarme lanciato dalla Fondazione Antonio Caponnetto, da dieci anni in prima linea nella denuncia di infiltrazioni mafiose e camorristiche nella nostra regione.
La nota stampa emanato ieri dalla Fondazione mette in luce uno degli aspetti più preoccupanti del fenomeno legato alla presenza di clan criminali sul territorio, ovvero la lenta ma inesorabile deriva che dal timore a parlare di mafia conduce ad aprire varchi sempre più ampi all'illegalità.
Che anche la Toscana sia infatti divenuta terra di conquista della criminalità organizzata è cosa nota, ma se fino ad oggi le classiche modalità di infiltrazione (tipiche del meridione) hanno trovato resistenze, non si può dire lo stesso della strategia di ramificazione sul territorio, che da sempre fa leva sulla paura. Ma, mette in guardia Salvatore Calleri, presidente della Fondazione, “dalla paura all'omertà il passo è breve” e, aggiungiamo, dall'omertà a un contagio della nostra economia sempre più esteso, lo è ancora di più.

La tendenza al silenzio, l'automatismo più pericoloso, non è però omogenea in tutta la regione. È questo, forse, l'aspetto più inquietante del comunicato. “In alcune zone della Toscana  – si legge – di questi temi non si parla volentieri. A Massa Carrara, nella piana fiorentina, sulla costa, nel Pistoiese e ad Arezzo in particolare. Un rapporto non smentibile viene smentito. Si ha paura. Si cade nel luogo comune che è meglio non parlare di mafia per non danneggiare il territorio oppure che in alcuni casi in cui  una ditta in odor di mafia ha vinto un appalto è meglio non intervenire per non far fronte ad eventuali cause. Indubbiamente – prosegue Calleri – essendo la Toscana una terra civile esistono degli anticorpi molto forti, una società fatta da numerose associazioni una classe politica a livello regionale sensibile al tema con osservatori che nascono nel Tirreno, a Prato e Firenze ma non basta.  A Carrara ad esempio si aderisce ad Avviso Pubblico, ma non alla carta etica di Pisa, cosa incomprensibile”.
Alla denuncia si accompagna un appello: parlare in modo chiaro, deciso e preciso di mafia, per poterla combattere. Senza però la retorica che serve solo a mettersi la coscienza a posto.

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