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Maggio, doppio anniversario per Zubin Mehta Spettacoli

Il complesso del Coro è stato fondato proprio Ottanta anni fa in concomitanza con la nascita del Maggio. Così il suo apporto si inserisce come un cammeo ad inizio concerto con  un brano  per orchestra e coro  di J. Brahms, Nanie (Lamento) op. 82. Forse voluta, l’apparente metafora che richiama l’attualità, è, nei versi di Schiller, un composto ed accorato richiamo alla caducità di tutte le cose “Anche  ciò che è  bello deve morire”.  Il coro addensa sonorità  non altrettanto tornite come nelle più recenti esibizioni ma la pagina , nel trascolorare degli intarsi di oboe e nella tersa lettura di Mehta, rinnova quel fascino che la pone tra le più belle e vocalmente ardue pagine brahmsiane. Il programma del concerto proseguiva poi con un ricordo di Luciano Berio, del quale  cade il 27 maggio prossimo, il decennale della morte. 

A ricordarne il lavoro è stato chiamato Christian Lindberg,  l’interprete più rappresentativo dello strumento nel corso del XXI secolo. Berio non si lasciava mai sfuggire simili strumentisti. A lui e al suo virtuosismo egli ha cucito come un vestito su misura il “sSlo “ per trombone e orchestra  (1999),che lo stesso Lindberg è stato chiamato ad interpretare sul palco del Comunale.  Brano che già nell’incipit, con una lunghissima nota tenuta, dà il tenore del virtuosismo che ne richiede l’esecuzione. A seguire suoni che sembrano sberleffi, soffi e rumori  nella canna dello strumento,  gruppi di note velocissime e improvvisi guizzi jazz, tutto un repertorio, che poi l’applauditissimo Lindberg ha condito con due gustosi bis tra cui l’inevitabile  trascrizione de “Il volo del calabrone”.  Altra  trascrizione anche “La ritirata notturna di Madrid” che  -Berio orchestrò  da una melodia tratta da Boccherini. Divertissement a ritmo di bolero scandito da un pedale di tamburo, brioso e marziale quanto basta per trascinare tutta l’orchestra .

Mehta  è nel suo elemento. Si risolve tutto poi con la scintillante Sagra della Primavera, lo  Stravinskij barbaro  che il maestro indiano  interpreta esaltando la timbrica dei suoi strumentisti e con un’orchestra  bravissima nella realizzazione di un insieme coeso e nitido. Che  il pubblico saluta con caloroso coro di applausi.

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