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Maggio, ora litigano anche i sindacati Cronaca

Situazione piena di incertezze, quella del Maggio fiorentino, che per di più vede lo strappo fra i sindacati, con la Uil e la Fials (il sindacato degli orchestali) che lasciano il tavolo tecnico. Una nuova “grana” che si aggiunge a quelle già note: un commissario dai giorni ormai contati (“missione” in scadenza per Francesco Bianchi) che non si è presentato agli ultimi due incontri, alimentando le incertezze; i soldi che arrivano per gli stipendi di luglio, ma poi, a settembre? Chissà.

In tutto questo, un ruolo fondamentale assume sempre più il ministro Massimo Bray: che su Facebook ha promesso un incontro e, soprattutto, che sta lavorando al sospirato “fondo salva fondazioni” come è stato battezzato dalla stampa, che potrebbe rappresentare l'ultima, vera, concreta chance di sopravvivenza del Maggio.

Anche perché, procedendo nella vicenda, l'affaire Maggio si complica sempre di più. Intanto, se è vero che sembra ormai allontanato lo spettro della liquidazione coatta, è pur altrettanto vero che non si vedono soluzioni accettabili dai sindacati sul tema esuberi, ancora irrisolto, tant'è vero che i lavoratori a tempo indeterminato che dovrebbero essere “fatti fuori” sarebbero passati da 78 a 91, avendo nel frattempo altri precari vinto le proprie cause davanti alla magistratura del lavoro.
Un'ipotesi, l'unica forse, che mette d'accordo tutti i sindacati nel dire no ai licenziamenti, ricompattando un fronte che si è spaccato di nuovo ieri sulla stessa proposta avanzata da Cgil, Cisl e Uil lo scorso giugno, che prevede un “recupero” pari a 2,7 milioni di euro grazie a tagli sul costo del personale. La Uil, infatti, pur essendone stata parte nella costruzione, ora ritiene sia “superata” e vada “cambiata”. La Fials, dal canto suo, ha ribadito di essere assolutamente contraria alla proposta Cgil, Cisl e (prima) Uil.
Alla fine, sembra davvero che l'unica speranza rimasta al Maggio sia un cospicuo aiuto da Roma. E dunque, si torna a guardare al ministro Bray.

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