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Maggio: Philippe Jordan chiude la stagione sinfonica Spettacoli

Firenze –  Il 16 aprile 2021 alle ore 20, sale per la prima volta sul podio del Maggio Fiorentino, il maestro Philippe Jordan. Il concerto sarà registrato e in seguito trasmesso sulla piattaforma digitale ItsArt e “chiude” la stagione sinfonica del Maggio prima dell’avvio della prossima 83 esima edizione del Festival del Maggio Musicale.

Il concerto non era in programma ma conferma tuttavia la data in cartellone che avrebbe previsto il concerto sinfonico diretto da Christoph Eschenbach, appuntamento annullato e che verrà rimborsato agli abbonati e al pubblico che aveva acquistato il biglietto.

Philippe Jordan ha all’attivo una carriera che lo ha portato in tutti i più importanti teatri d’opera e festival e sul podio delle più prestigiose orchestre. Considerato come uno dei più noti e importanti direttori dei nostri tempi, dal settembre 2020 è stato nominato Direttore della Wiener Staatsoper.

Ha iniziato la sua carriera a 20 anni come Direttore musicale al Teatro di Ulm; nel 1998 è diventato assistente di Daniel Barenboim alla Staatsoper di Berlino ( teatro nel quale è stato anche Principale direttore ospite), e dal 2001 al 2004 è stato Direttore principale dell’Opera e dell’Orchestra Filarmonica di Graz. Ha debuttato al Metropolitan Opera di New York, alla Royal Opera House Covent Garden di Londra, al Teatro alla Scala, alla Bayerische Staatsoper, alla Wiener Staatsoper, al Festspielhaus di Baden-Baden e ai festival di Aix-en-Provence, Glyndebourne e Salisburgo. Nell’estate 2012 ha diretto per la prima volta al Festival di Bayreuth con Parsifal e nel 2017 vi ha diretto una nuova produzione di Die Meistersinger von Nürnberg, ripresa anche negli anni seguenti.

Per il suo debutto al Maggio, Philippe Jordan ha scelto di dirigere di Richard Wagner il Siegfried Idyll e di Franz Schubert la Sinfonia in do maggiore D. 944 Die Grosse

Siegfried-Idyll

A dispetto del titolo, l’Idillio di Sigfrido non è estrapolato dall’omonima opera ma è un brano d’occasione composto da Wagner nel 1870 per celebrare il compleanno della moglie Cosima, che aveva sposato proprio nel giugno di quell’anno dopo un lungo e travagliato periodo di amore clandestino. Così la mattina di Natale del 1870, nel giorno del suo compleanno Cosima fu svegliata dalle note della partitura composta appositamente per lei dal marito. Nonostante il titolo originario fosse Idillio di Tribschen – località svizzera in cui sorgeva la villa dei Wagner – l’opera è passata alla storia come Idillio di Sigfrido per i riferimenti al figlio Siegfried presenti sia nel lungo sottotitolo che in partitura. L’anno precedente infatti, mentre Wagner era immerso nella composizione della Tetralogia, era nato il figlio maschio tanto desiderato a cui il musicista diede il nome dell’eroe dell’opera a cui stava lavorando. Destinato all’esecuzione domestica, l’Idillio prevedeva in origine un organico cameristico di soli quindici elementi. Solo anni dopo, costretto da necessità economiche, Wagner lo trascrisse per orchestra e lo fece pubblicare con sommo rammarico della moglie, che non accettò di buon grado l’idea di condividere con il mondo quella pagina così intima e personale dedicata a lei e alla sua famiglia. Il ‘regalo sinfonico’ per Cosima, come lo aveva definito l’autore, è una pagina in forma libera dal tono sereno e sognante. Al centro dell’Idillio, intonata dall’oboe con l’accompagnamento degli archi, compare anche un’antica ninna nanna della tradizione popolare tedesca, ulteriore riferimento e omaggio al piccolo Siegfried.

Sinfonia in do maggiore D.944  Die Grosse

Che Schubert desiderasse cimentarsi con un lavoro sinfonico di grandi dimensioni – ‘alla Beethoven’ per intendersi – era cosa risaputa durante i suoi ultimi anni di vita. Dopo le sinfonie composte in gioventù, una sorta di apprendistato nel genere strumentale più alto, Schubert si sente pronto per una sinfonia in grande stile e nel 1828 firma la Sinfonia in do maggiore detta, appunto, ‘La grande’. Offerta alla Società degli amici della musica di Vienna, la nuova composizione sarebbe stata eseguita ufficialmente in quello stesso anno se la complessità e la lunghezza di alcuni passaggi non avessero spaventato l’orchestra che, giudicandola troppo difficile, si rifiutò di eseguirla. La sinfonia venne dunque rimandata al mittente, che la ripose in un cassetto come già accaduto per altri suoi preziosi gioielli musicali. Solo anni dopo la morte di Schubert, Robert Schumann la scoprì per caso durante una visita al fratello del musicista scomparso e si prodigò per inviarla a Mendelssohn a Lipsia, dove quel capolavoro fino ad allora sconosciuto riacquistò nuova vita nella prima esecuzione del 1839. La Sinfonia n. 9 in do maggiore deve il suo appellativo non solo all’ampliamento dell’organico, con tre tromboni aggiunti, ma anche al linguaggio già teso verso soluzioni tardo romantiche. Pur attenendosi alle regole costruttive classiche, Schubert ne modifica gli equilibri interni smorzando la contrapposizione tematica classica in favore di una continua espansione dei materiali melodici impiegati, secondo una logica narrativa interna alla composizione dilatata e digressiva, definita da Schumann ‘divina lunghezza’.

Foto di Michael Poehn , Wiener Staatsoper

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