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Magic Mike, lo spogliarello come specchio dei nostri tempi Cinema

Mike è un impresario di sé stesso. Vuole aprire un'attività come costruttore di mobili personalizzati e per questo lavora come muratore di giorno e spogliarellista di notte. Anzi, il migliore spogliarellista del locale per sole donne squisite, che gli è valso il soprannome di Magic Mike. Adam al contrario non sa che cosa fare della sua vita, dorme sul divano della sorella e cerca un lavoro nuovo ogni giorno. Dopo un incontro fortuito il diciannovenne diventerà l'allievo di Mike ed entrerà così nel mondo dello spogliarello maschile. Ma il mix di soldi, sesso e droga diventerà rischioso e metterà a repentaglio l'amicizia fra i due.

Nella nostra società siamo così assuefatti al corpo femminile nudo, che ci viene presentato in ogni momento della giornata, che quando ci troviamo i fronte a quello maschile non resta altro che imbarazzo. Steven Sodebergh supera quest'imbarazzo e confeziona una pellicola che però non vuole essere né una giustificazione dello spogliarello come stile di vita né una celebrazione del corpo maschile in sé. Vuole raccontarci semplicemente una storia. Uno scorcio della vita di Mike, e di quella dell'attore Channing Tatum che prima di sbarcare a Hollywood faceva proprio lo spogliarellista. Mischiando fantasia e realtà arriva sullo schermo una delle opere più indipendenti di Sodebergh, molto vicina a quel “Bubble” del 2005, che si avvaleva di attori non professionisti per raccontare una storia di difficoltà e sconfitta.

Raccontandoci la vita di Mike il regista ci mette di fronte allo specchio dei nostri tempi in cui i “giovani” trentenni devono ingegnarsi in ogni modo per sbarcare il lunario. Esemplare da questo lato la scena in cui Mike si vede rifiutare un prestito dalla banca e gli rinfaccia che sono loro ad avere dei problemi, non la gente comune. Sodebergh sembra volerci dire che in un mondo che sta perdendo i valori più comuni, la mercificazione del corpo diventa un modo sostenibile per sopravvivere. Nascono così nuovi e più spinosi problemi. Il personaggio di Mike vive senza rapporti umani reali. Per le donne lui è solo Magic Mike, un corpo da usare ed abusare senza interessarsi alle sue idee. Sodebergh ci mostra una società abitata da uomini e donne alla deriva che si toccano e si allontanano in pochi attimi. Tutti i contatti sono meramente sessuali e quando si prova a creare un legame umano ci si trova di fronte ad una barriera insormontabile.

“Magic Mike” è una pellicola particolare, da un lato difficilmente approcciabile dal pubblico maschile per la quasi sola presenza di attori a petto nudo, e non solo. Dall'altro facilmente sminuibile come semplice svago per casalinghe disperate che vogliono lustrarsi gli occhi ammirando addominali unti. Ma Sodebergh non ha nessuna pretesa di sollazzare il pubblico femminile, anzi, il suo punto di vista è prevalentemente maschile, raccontandoci quale sia la motivazione che spinge un uomo verso questo lavoro. Con uno stile pulito che lascia molto spazio agli attori con lunghe sequenze di camera fissa e alcune piani sequenza, il regista confeziona un a bella opera che, pur mancando di quella incisività di altre sue opere, risulta molto gradevole e che lancia definitivamente Channing Tatum nell'Olimpo delle star hollywoodiane.

Regia: Steven Sodebergh
Sceneggiatura: Raid Carolin
Genere: Drammatico
Nazione: USA
Durata: 109'
Interpreti:  Channing Tatum, Matthew McConaughey, Alex Pettyfer, Olivia Munn, James Martin Kelly, Reid Carolin, Joe Manganiello, Cody Horn
Fotografia: Steven Sodebergh (come Peter Andrews)
Montaggio: Steven Sodebergh (come Mary Ann Bernard)
Produttore:  Iron Horse Entertainment, Extension 765, Nick Wechsler Pr

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