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Mamma e figlia “cacciate” con un sms Società

Lunedì 12, ore 14. Sembra un giorno come tutti gli altri per Marcela, mamma messicana di 47 anni, con residenza in Italia, che sta andando a scuola a prendere la figlia, 10 anni, cittadina italiana. Ma alle 14 arriva un sms sul telefonino, che dice pressapoco così: cara Marcela, torna a casa di corsa perchè è arrivato il fabbro che cambierà la serratura e ti buttiamo fuori tutta la tua roba. Un colpo al cuore, per quanto non inaspettato; soprattutto, come fare con la bambina?
Marcela tira un forte respiro, prende la bimba all'uscita tentando di dominare l'emozione, si dirige di nuovo verso casa e, lasciata la bambina al gelataio d'angolo perchè non veda i suoi abiti, i giocattoli, le lenzuola, i sacchetti che hanno finora formato il suo mondo ammucchiati sulle scale dell'istituto, corre a vedere che succede. Ed ecco, la scena che si para davanti è proprio questa: porta chiusa, masserizie sparse sugli scalini. Ricaccia indietro le lacrime e chiama le forze dell'ordine che arrivano, constatano il fatto, e chiedono il motivo per cui Marcela e sua figlia risiedono dentro un ufficio; non si può. Le forze dell'ordine hanno ragione, d'altro canto, è stato proprio il Comune a rilasciare la residenza. Dove? Proprio lì, nella sede degli uffici di un istituto, dove ha sede anche una società, sempre collegata. Cosa fare? Le forze dell'ordine non fanno niente: d'altro canto, non è compito loro, ma, ad esempio, dei servizi sociali cui Marcela s'è rivolta e che avrebbero dovuto prevedere, anche in presenza di una scrittura con cui l'amministrazione della Società comunica (il 31 ottobre) che il 1 novembre madre e figlia devono essere fuori (motivo, non ci sono più rapporti di amicizia fra il rappresentante dell'associazione e Marcela) a tutti i costi. Accadrà quel che si vuole, il fabbro cambierà la chiave e la serratura. E chi s'è visto s'è visto. Problema: un minore può essere messo in strada senza  sapere dove andrà a dormire la notte perchè qualcuno ritira la propria amicizia alla madre e decide che là dove finora ha dimorato,non può più stare? Al lume del buon senso parrebbe che in Italia ciò non sia possibile. E nella civilissima Firenze? Men che meno. E invece … invece, lunedì 12 novembre, con un sms, una madre e una bambina di 10 anni si sono ritrovate senza più un luogo dove dormire la sera stessa.
Ma come è possibile giungere a questo?

Marcela ha 47 anni, e l'Italia è stato il paese delle sue opportunità di lavoro e di vita. Infatti, da studente brillante qual era, vinse un'importante borsa di studio (solo tre in tutto il Messico) che la condusse in Italia per svolgere un master sulle risorse umane. Conosceva già il suo compagno, e fatto sta che rimase incinta. Dopo varie peripezie, il compagno divenuto ex riconobbe la paternità della bambina, e dopo qualche tempo il tribunale riconobbe alla bimba il diritto di ricevere 300 euro mensili per il sostentamento. Un punto fondamentale, perchè con quelle 300 euro al mese Marcela, con qualche aiuto da parte dei nonni messicani, ha tirato avanti in questi anni.

Altro punto, il lavoro. Con una bambina piccola, praticamente sola a crescerla, Marcela per qualche tempo tornò in Messico, poi ritornò in Italia. Cominciò la sua ricerca di lavoro, presso gli sportelli istituzionali adibiti: dapprima facendo valere i suoi titoli di studio, poi, man mano che passva il tempo, riducendosi praticamente ad accettare tutto. Ma si sa, una bambina deve crescere e non si può lasciarla se non negli orari stabiliti dall'asilo e dalla scuola. Difficile dunque la ricerca di lavoro e Marcela non ne venne a capo. Per quanto riguarda la casa, mentre da studentessa tutte le porte si aprivano, senza soldi e con una bambina piccola scoprì quanto fosse difficile trovare un affitto. E meno male, pensò, che un amico conosciuto in altri tempi si dichiarò disposto a ricoverarle nella sede dell'associazione in cui ricopre incarichi direttivi. E se qualche volta la impegnava n piccole mansioni come portare il caffè ai soci riuniti per qualche assemblea o fare accoglienza, pazienza. Si sa, la gratitudine è una cosa santa e a chi ti aiuta non si può dire di no. Che la giovane messicana e sua figlia abitassero lì è cosa nota agli altri vicini dal carrozziere al postino, cui Marcela ha anche firmato la ricevuta di un pacco giunto quando gli uffici erano chiusi.

Ma tornando al lunedì in questione, il secondo passo di Marcela fu che, visto che le forze dell'ordine declinavano ogni responsabilità non di loro competenza, Marcela si rivolse all'assistente sociale, che comunque era già stata allertata della possibilità che madre e figlia si trovassero presto senza tetto. Niente: niente per l'immediato almeno, forse qualche aiuto fra due o tre mesi. Per ora, neanche un ricovero presso un centro di accoglienza per madri e figli. E intanto? Cominciava a scurire. Perciò, la donna si risolse di chiedere aiuto a una signora latinoamericana, conosciuta attraverso la chiesa. Da lunedì 12, la bimba e la mamma dormono in un corridoio, senza potere cucinare e a malapena lavarsi, visto che la famiglia della signora vive comunque sotto lo stesso tetto. Senza un tavolo su cui la bambina possa fare i compiti. Si alzano la mattina e quando la bimba non ha scuola vanno in biblioteca per studiare e passare il tempo. Poi mangiano qualcosa e solo alla sera tornano alla loro cuccia, dentro quel corridoio che permette almeno di difendersi dalla notte e dal freddo.

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