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Manca il lavoro? Trionfa il “lavorino” Economia

Firenze – Il trend, nonostante le differenze regionali e di area, è in crescita su tutto il territorio nazionale e la Toscana non è  da meno: si sta parlando dei cosiddetti “mini-jobs, o sistema dei voucher, o lavoro a chiamata, o della possibilità di venire assunti, sì, ma per qualche ora da un committente venendo retribuiti attraverso l’utilizzo di un “buono-lavoro” di 10 euro lordi l’ora che diventano al netto, di 7,5 euro.

Per quanto riguarda la nostra regione, nel 2013 il numero di voucher venduti è stato di 2.411.184 per un’incidenza percentuale sul totale pari 5,9% e una variazione sul 2012, anno di estensione di questa modalità a tutti i settori economici, del + 65,9%. Nel 2014, fra gennaio e giugno, il numero è stato di 1.852.785. Tornando allo sguardo nazionale, si scopre che il ricorso a questo strumento, a partire dal 2012 è più che triplicato, passando da 23.800.000 ore utilizzate due anni fa alle 71.600.000 previste per l’anno in corso. Rivolgendo l’attenzione ai lavoratori interessati, sempre a livello italiano, i dati confermano il trend: si passa da poco più di 366mila persone nel 2012 alla previsione di oltrepassare il milione di quest’anno. I dati sono stati resi noti dall’Ufficio Studi della Cgia di Mestre.

“Grazie all’introduzione di questa formula – segnala il segretario della CGIA Giuseppe Bortolussiè stato possibile far emergere una quota di sommerso che altrimenti sarebbe stata difficile da contrastare. Ora, anche i lavoretti saltuari sono tutelati. In più, chi viene assunto per poche ore con questi buoni può menzionare nel suo curriculum questa esperienza. Inoltre, per limitare l’utilizzo improprio di questi buoni, il legislatore ha stabilito che ognuno di questi deve essere orario datato e numerato progressivamente. Tuttavia, la possibilità di aggirare la norma non manca: purtroppo, questa possibilità è presente in qualsiasi caso, figuriamoci quando si tratta di un accordo che, come in questa fattispecie, è di natura verbale”.

I voucher vengono incontro, secondo quanto dice la Cgia, a due esigenze diverse: per quanto riguarda i datori di lavoro, li possono utilizzare per remunerare quelle prestazioni svolte al di fuori di un normale contratto di lavoro; al prestatore d’opera viene garantita la copertura previdenziale presso l’Inps e quella assicurativa presso l’Inail. Sia per l’imprenditore sia per il lavoratore la legge stabilisce degli importi annui limite oltre ai quali l’utilizzo dei voucher non è più consentito. Il successo del sistema si traduce anche in un altro dato: lo scarto tra il numero dei voucher utilizzati e quelli venduti si sta assottigliando sempre di più: se nel 2013 l’incidenza dei primi sui secondi era dell’ 88,5 per cento, per l’anno in corso la stessa sale al 93,8 per cento.

Ed ecco chi sono i soggetti che usufruiscono dei voucher: casalinghe, pensionati, badanti, studenti, disoccupati e “dopolavorisiti”. Per quanto riguarda i settori maggiormente interessati dall’utilizzo di questi “buoni-lavoro” sono stati il commercio (25,2 per cento del totale dei lavoratori coinvolti),il turismo/ristorazione (17,6 per cento), e i servizi (13,6 per cento). Alto anche l’uso dei voucher per il settore manifatturiero, pari al 19,5 per cento.

Infine, il periodo temporale in cui il consumo di voucher è maggiore è la seconda parte dell’anno, in cui si collocano le attività stagionali collegate alle vacanze estive, l’agricoltura e i settori economici legati al periodo natalizio.

Leggendo infine il fenomeno per aree territoriali, è il Nordest il principale utilizzatore, secondo il Nord Ovest, Centro e infine Sud e isole.

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