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Mandela guerriero guaritore, il libro di Lo Presti non lascia scampo al lettore Breaking news, Opinion leader

Firenze – Un libro molto bello e che si rischia di sottovalutare, quello presentato ieri, secondo giorno della Festa dell’Unità diffusa, sede Casa del Popolo di San Quirico. Dunque, libro bello perché oggettivamente scritto benissimo dal suo autore, Alessandro Lo Presti, lunga presenza politica e amministrativa in Toscana, cui ha da sempre coniugato la lunga militanza e adesione al buddismo della Soka Gakkai; una scrittura senza sbavature o forzature, così facili quando si parla di uno dei miti contemporanei più diffusi e universalmente riconosciuti come Nelson Mandela. Edito dalla piccola e coraggiosa casa editrice SettePonti, libro che si rischia di sottovalutare proprio perché, paradossalmente, scritto benissimo, tanto da non far sentire il peso della sua complessità. Perché il libro è complesso, eccome. Non fosse altro per quella particolare “piega” dell’esistenza di Mandela che affascina Lo Presti dando spunto a una riflessione di uno dei punti più misteriosi, controversi, incomprensibili con cui si è sempre scontrata l’umanità: il valore del perdono. Meglio, il perdono tout court. Anche perché qualcuno potrebbe neppure crederci, nel valore.

La vicenda storica è nota, ma incredibilmente non è certo una delle cose di cui si parla di più, quando si ricorda il guerriero Mandela. Ed è l’incredibile fatto che, dopo 27 anni di prigionia, rinchiuso in una cella che quasi neppure lo conteneva, il guerriero non medita profonda vendetta, ma esce con l’idea della riconciliazione fra bianchi e neri. Impossibile, incredibile. Sangue e atrocità a fiumi, ed uno di coloro che ha toccato con mano e vita l’ingiustizia più atroce esce dal carcere e istituisce la famosa Commissione che indagherà la verità fino alla più piccola ombra, porterà a guardarsi negli occhi vittime e carnefici, e, a volte individualmente, con una grande catarsi a livello generale, si giungerà al “perdono”. Ecco, sul punto di certo c’è da indagare.

Quello che Lo Presti fa, costretto in un certo modo, a sua volta, dalla “carcerazione” dei due mesi di pandemia galoppante che costringe tutti noi a mettersi davanti a se stessi, nel silenzio delle chiusure. Cade il silenzio dunque, e Lo Presti coglie l’occasione. Vuole capire come si giunge al perdono. Ricerca storica, sulle tracce del vecchio leone guerriero. Ed ecco, una prima grande folgorazione: guerriero ma guaritore, anche, di ferite che si credevano irrimarginabili. Mandela stupisce e rapisce, ma bisogna capire. Il capitolo di svolta, il sunto mistico, il passo che cambia c’è, ed è quello che consente a Lo Presti di comprendere e in un certo senso di consegnarci la consapevolezza della potenza dell’arma suprema di Mandela il guaritore: è il momento in cui si parla della triade Ubuntu-Engi-Creato. Tre concetti, un unico approdo: molto sinteticamente, dalla sapienza africana, asiatica e occidentale, emerge l’inscindibilità dei fenomeni l’uno dall’altro, la irriconoscibilità dei fenomeni se non l’uno attraverso l’altro, la sostanziale identità dell’energia, la consequenziale interdipendenza degli stessi. Fisica quantistica conferma. Che c’entra col perdono? Tutto. Dunque, perdono uguale al riconoscimento di questo principio di interdipendenza. Carnefice-vittima. Certo, non è cosa facile.

Belle parole, sicuro, ma, come si chiede Nicola Oddati, coordinatore nazionale delle Agorà democratiche, introducendo il libro, come si applica nella vita quotidiana? E, come dice Maurizio Brotini, segretario della Cgil regionale, chiamato anch”esso a presentare il libro, non si può prescindere da una modalità di fondo: vittime e carnefici devono porsi l’uno davanti all’altro e il carnefice deve “dire” parlare, raccontare tutto. Senza sfuggire a se stesso, senza facili scorciatoie “non ricordo”, “eseguivo gli ordini”. Tutto. Solo dopo ciò, la vittima può arrivare, se vuole, a quel passo estremo e liberatorio che è buttare via il peso del rancore. Perché solo così può accorgersi che il rancore è inutile e mette in gabbia, rende molto più prigionieri di quello che potrebbe fare una cella fisica di due metri per due.

Tutto bellissimo, ma non dimentichiamo l’interrogativo, banale forse ma difficilissimo, posto da Nicola Oddati: e nella vita di tutti i giorni? Al di là delle risposte che ognuno dà e che riflettono l’indole, le scelte, le casualità (e le causalità), il vissuto personale, dal libro e dalla stessa presentazione dell’autore emerge una grande, scomoda, urticante ma necessaria domanda: tu, lettore, che fai? Nella tua vita, nelle tue scelte, che fai? In questo senso, il libro sul perdono di Lo Presti diventa un libro senza falsa pietà, che inchioda la coscienza del lettore e non ammette scampo. Se si è onesti, questa domanda è imprescindibile, anche se la risposta è lunga una vita.

Infine, non si può non citare l’emozionante contributo del ceo della Nelson Mandela Foundation, Sello Hatang, magistralmente tradotto in diretta da un bravissimo Francesco Pastorelli. Un intervento che riconduce al punto: il sud Africa rinasce dalla grande operazione verità voluta dal grande taumaturgo Mandela, ma non bisogna abbassare la guardia: il carcere interiore, quello che nasce dalla mente e dal cuore, rinasce sempre e mette sbarre più forti dell’acciaio.

 

 

 

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