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“Mangia consuma spreca”, il vento sta cambiando Cultura

Una tavola rotonda sulle soluzioni allo spreco del cibo ha chiuso stamattina il Festival “Mangia consuma spreca” organizzato dall’Istituto Stensen di Firenze, una tre giorni di documentari, film e dibattiti su gastronomia, consumi e sostenibilità. Realizzata in collaborazione con FairMenti e con il patrocinio della Regione Toscana, la rassegna ha voluto essere un’occasione di riflessione e confronto sui temi dell’ambiente e dell’economia, tanto locali quanto globali. L’incontro di stamattina, “Cosa è possibile fare per rendere sostenibile la nostra tavola?” ha visto un’illustrazione delle buone pratiche di solidarietà messe in atto dal mondo del volontariato e dell’impresa per il recupero di eccedenze alimentari.

Tra i partecipanti l’onorevole Massimo Fiorio, Claudio Vanni di Unicoop Firenze, il presidente del Banco Alimentare della Toscana Leonardo Carrai, Guido Guidi Ricevimenti e Simone Ferri Graziani, presidente di Coldiretti Livorno.
Sulla scia di Expo, dell’enciclica papale dedicata all’ambiente e della recente proposta/appello del presidente Mattarella a creare un patto di cittadinanza contro lo spreco di cibo, si è parlato delle azioni già avviate sul territorio toscano e di quelle in divenire, con una particolare attenzione alle ragioni della convenienza reciproca delle parti in causa, ma anche delle difficoltà ad avviare la macchina del riuso per le grandi aziende.

Convenienza come quella creata dal 2006 da Unicoop, che grazie al progetto “Buon Fine” destina al mondo del volontariato cibo per oltre 2 milioni di euro annui, soltanto attingendo tra quei prodotti che, per ammaccature delle confezioni ma perfettamente commestibili, non possono essere immessi nel circuito ordinario di vendita. “Il progetto funziona bene e il riuso non è visto soltanto in chiave solidaristica ma anche di guadagno per Unicoop e di risparmio per il cliente”: grazie all’iniziativa “Buoni da mangiare subito”, infatti, la cooperativa propone al 50% di sconto quei prodotti che, per ragioni di imminente scadenza, non possono essere venduti nei tre giorni precedenti la data indicata sulla confezione.

Prodotti “buoni”, perfettamente commestibili, che creano opportunità per entrambi le parti. “Ricollocarli nei punti vendita ha avuto un successo incredibile, vanno via subito. Per noi venderli al 50% rappresenta comunque un profitto rispetto allo smaltimento automatico”. Il punto debole, se vogliamo, è che un prodotto venduto è un prodotto in meno da destinare al mondo delle associazioni di volontariato, ma anche la solidarietà ha dei costi (organizzativi, si, ma anche economici), quelli che si possono evitare buttando semplicemente tutto via: sta qui, nella sostanza, la ragione per cui le grandi catene che producono e vendono cibo non aderiscono alla rete solidaristica. Se, poi, lo scatolame pone minori difficoltà di ricollocamento, gli oneri per la distruzione delle eccedenze di cibo fresco (da banco) continuano a vincere sull’etica.

Il vento, tuttavia, sta lentamente cambiando direzione. Ne è un esempio il riuso attuato dalla Guido Guidi Ricevimenti. Il catering, che si occuperà tra l’altro della ristorazione al prossimo convegno Cei di novembre, consegna direttamente alle associazioni il cibo avanzato da feste e convegni. Per i giorni di visita del papa sono previsti tra i 5 e i 7 quintali di rimanenze

Diversa l’esperienza del Banco Alimentare toscano guidato da Carrai, il cui scopo è di recuperare eccedenze di cibo da tutta la filiera dell’agroindustria per la ridistribuzione gratuita: sono 585 le strutture caritative toscane convenzionate, tramite le quali,  soltanto nel 2014, sono state raggiunte 110.510 persone bisognose per una distribuzione di oltre 2,6 milioni kg di cibo.

All’eccedenza di cibo, tuttavia, si somma anche quella di spreco, a livelli ancora stellari. Lo dice una ricerca condotta dal Politecnico di Milano, per cui “su sei milioni di tonnellate di cibo avanzato all’anno, la metà viene distrutta”. Il governo sta lavorando ad arginare l’emorragia tramite una legge ad hoc. “Lo scopo – ha detto Fiorio – è rendere strutturale il fenomeno della donazione per farne parte integrante della lotta allo spreco. L’idea è poi collegata a quella che i costi sociali non debbano essere interamente sostenuti dalla spesa pubblica. Vogliamo sviluppare la “legge del Buon Samaritano” del 2003 per allargare il più possibile la gamma dei soggetti donatori”.

Appello, infine, di Coldiretti Livorno per il ritorno ad una “cultura dell’agricoltura” che parta dal km zero. “Dieci anni fa – ha detto Simone Ferri Graziani – pensare di comprare direttamente dal contadino era considerato sconveniente o addirittura pericoloso per la salute. Coldiretti sosteneva che quella alla base della nostra agricoltura fosse una filosofia sbagliata. Dieci anni dopo tutto è cambiato”. Salubrità e prodotti di stagione: sono gli elementi alla base della rete di vendita “Campagna amica”, mercati presenti in ogni provincia dove vengono venduti solo prodotti agricoli, italiani e a km zero. “La garanzia non è più il marchio ma il volto dell’agricoltore”.

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