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Manifestazione il 28 luglio per la ragazza vittima di violenza “impunita” Cronaca

Firenze – “La libertà è la nostra fortezza”: è questo il titolo della manifestazione che si terrà martedì 28 luglio, alle ore 21, all’ingresso principale della Fortezza da Basso, in piazza Bambine e Bambini di Beslan. Un’iniziativa, organizzata da ”Unite in rete” con tante adesioni, che dopo la sentenza della Corte di appello di Firenze – con la quale sono stati assolti sei giovani accusati di aver violentato una ragazza 23enne nel 2008, nel parcheggio della Fortezza da Basso a Firenze – vuole portare solidarietà alla giovane. In primo grado, nel 2013, gli stessi erano stati condannati tutti a quattro anni e sei mesi di reclusione. Il coordinamento donne della CGIL : “Siamo indignate: di chi sarebbe dunque la responsabilità di quanto è avvenuto?

La sentenza di assoluzione per la violenza di gruppo contro la giovane donna alla Fortezza da Basso è definitiva perché la procura non ha fatto ricorso. Una rete fitta di soggetti reagisce: ”Ci riprendiamo la Fortezza perché le motivazioni della sentenza di Firenze sono inaccettabili, questa sentenza ha leso l’autodeterminazione di tutte le donne. Il processo è stato fatto alla ragazza e alla sua vita. Vogliamo capire perché la Procura generale non ha fatto ricorso facendo scadere i termini. Riaffermiamo la nostra libertà: siano processati i violenti e non le vittime. Non vogliamo essere giudicate per come ci vestiamo, per il nostro orientamento sessuale e i nostri comportamenti”, spiegano le organizzatrici.

Alla manifestazione hanno aderito molte sigle di associazioni, reti, partiti e sindacati: Unite in rete, Artemisia, Tosca – Coordinamento toscano centri antiviolenza, tra i partiti Sì Toscana a Sinistra, Rete donne Sel, , Libere tutte Firenze, Il Giardino dei Ciliegi, Collettivo DeGenerate, Azione gay e lesbica, Ireos, Libreria delle donne, Associazione Fiesolana 2b, Intersexioni, Arci Firenze e Toscana, Rete Genitori Rainbow, Coordinamento contro la violenza di genere e il sessismo, Coordinamento donne Cgil Firenze e Toscana, LeMusiquorum, Gruppo Ddd, Laboratorio per la laicità.

Nei giorni scorsi un blog ha pubblicato la lettera della giovane in cui spiega come sia stata “giudicata lei stessa, piuttosto che lo sturpo di gruppo che ha subito, come sia segnata per sempre dall’incubo di quel giorno. “La cosa più amara e dolorosa di questa storia è vedere che ogni volta che cerco con le mani e con i denti di recuperare la mia vita, di andare avanti – scive la ragazza – , c’è sempre qualcosa che ritorna a ricordarmi che sì, sono stata stuprata e non sarò mai più la stessa”.Ho ancora attacchi di panico e lotto giornalmente contro la depressione – scrive — non riesco a vivere più nella mia città, ossessionata dai brutti ricordi. Mi è stato detto che ho una condotta sregolata, una vita non lineare, una sessualità “confusa”, che sono un soggetto provocatorio, esibizionista, eccessivo, borderline. Perché sono bisessuale dichiarata, femminista e attivista lgbt. Se per essere creduta e credibile come vittima di uno stupro non bastano referti medici, psichiatrici, mille testimonianze, prove del dna, ma conta solo il numero di persone con cui sei andata a letto prima che succedesse, o che tipo di biancheria porti, se usi i tacchi, se hai mai baciato una ragazza, se non sei un tipo casa e chiesa, non puoi essere creduta».

Ieri l’avvocato Francesco Maresca, a nome dei difensori  (Giuseppe Castelli, Marta Stefani, Sabrina Bolognini, Maurizio Bozzaotre, Patrizia Polcri, Serena Perna e Claudio Cascian) dei sei giovani assolti in appello dall’accusa ha detto “L’attendibilità della ragazza era già stata abbondantemente ridimensionata dal tribunale che, pur condannando gli imputati, avevano escluso qualsiasi violenza e coartazione fisica, ritenendo che avessero abusato dello stato di inferiorità’ psicofisica della ragazza per un’ubriachezza peraltro non da loro provocata. La corte d’appello non fa altro che proseguire questo percorso per concluderlo ritenendo la ragazza completamente inattendibile e questo alla luce di dati di fatto, come i referti medici del centro antiviolenza dell’ospedale di Careggi e i rilievi della polizia scientifica”.

Martedì sera in piazza Bambine e Bambini di Beslan ci sarà anche il Coordinamento donne della Cgil Toscana, la cui coordinatrice Anna Maria Romano spiega: ”Aderiamo alla manifestazione perché le motivazioni della sentenza hanno umiliato la vittima, che viene descritta come un essere umano di serie b, è stato processato il suo stile di vita. Siamo indignate: di chi sarebbe dunque la responsabilità di quanto è avvenuto? E’ importante che tante donne e anche tanti uomini scendano in piazza martedì sera, per far sentire a questa ragazza che le siamo vicini e che è una bellissima persona”. Sui social network di Cgil Toscana si trovano foto di sindacalisti e sindacaliste dell’organizzazione che espongono cartelli con scritto ‘Il mio vestito non è una scusa, la tua violenza non fa di te un uomo’, con l’hashtag-campagna #nessunascusa“.

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