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Manovra 2013: la “Toscana diversa” del governatore Rossi Opinion leader

Gli aggettivi e le iperbole si sprecano alla presentazione del  bilancio e della manovra finanziaria per il 2013 che la Giunta ha messo a punto in mesi di frenetico lavoro, “matto e disperatissimo”,  nell’espressione diventata proverbio di Giacomo Leopardi. Che si potesse fare meglio è certamente messo nel conto dal presidente Enrico Rossi, ma stavolta bisognava che si mettessero all’opera tutta la creatività e l’intelligenza contabile possibile per far quadrare il cerchio sulle entrate, soprattutto sui risparmi e i tagli. Rossi ne è talmente convinto che ha usato parole da duro (da “muso”, se si vuole usare il soprannome di un illustre governatore socialdemocratico, Helmut Schmidt). “Ebbene chi voleva meno rigore, più buonismo contabile, si vada a cercare un altro presidente”, ha detto in sintesi rivolto a chi protesta, come i sindaci dell’Elba che sono saliti sul tetto dell’ospedale: “Anch’io ho il mio tetto, il campanile di Giotto”.

In estrema sintesi, la Regione doveva affrontare tagli di trasferimenti statali per 550 milioni, esclusa la sanità settore per il quale si devono tagliare altri 500 milioni nel piano pluriennale  2013-2015. Sempre senza la sanità la Regione può spendere nel 2013 1,65 miliardi contro i 2,3 del 2011. Con la sanità ha a disposizione circa 9 miliardi al netto di partite tecniche e di giro. Come far quadrare i conti? Con la revisione della spesa e la leva fiscale. Complessivamente 300 milioni: 50 dai tagli e 246 dalle nove tasse: bollo auto, addizionale Irpef, Irap, addizionale sul gas metano per le abitazioni, concessioni del demanio marittimo e minerario. Addio ai bilanci a tassazione zero degli anni passati e addio anche all’Irpef più bassa d’Italia, anche se resta comunque fra le più basse. Su questo punto tuttavia si appunta principalmente l’orgoglio del governatore: la Toscana – dice – fa il suo dovere con l’austerità e il rigore, tira la cinghia, ma lo fa – e lo sa fare – secondo principi di equità e solidarietà per le fasce più deboli.  Salgono le aliquote, ma crescono esenzioni e detrazioni. Si chiede “ai cittadini che possono” un contributo per tenere aperte le scuole materne, per aiutare gli anziani non autosufficienti, per aiutare i meno abbienti a pagare l’affitto, i giovani a trovare lavoro, favorire il microcredito per le famiglie che ne hanno bisogno.


In poche parole la Giunta ha agito secondo criteri selettivi  molto attenti e difficili quali sono quelli devono equilibrare il risparmio con la scelta precisa di politiche sociali ed economiche che cercano di ridimensionare le disuguaglianze che questi anni hanno reso sempre più profonde. “Anche se avessimo azzerato paradossalmente tutti i capitoli di spesa per la cultura, il sociale, la scuola e i contributi alle imprese, che tutti insieme valgono 150 milioni e chiaramente era impensabile farlo, perché avremmo impoverito la Toscana e la coesione sociale, non saremmo riusciti a pareggiare il taglio subito”, ha detto Rossi.
Le misure certamente più interessanti  non sono solo quelle che salvaguardano assistenza e diritti dei più deboli,  o i sostegni per gli affitti, la scuola o gli anziani. Viene infatti introdotto “il fondo di investimento sociale”, un pacchetto di aiuti e sostegni alle famiglie in difficoltà e alle aziende, per alleviare le situazioni di maggior disagio. La prima misura riguarda un fondo di 20 milioni di euro per il micro credito. Metà servirà a garantire un prestito sociale alle famiglie (fino a 3.000 euro) con la collaborazione delle associazioni sul territorio che ben conoscono casi e realtà. L’altra metà  per potenziare i prestiti (fino a 25mila euro) alle piccole imprese artigiane o del commercio in difficoltà.

E’ dunque una “ Toscana diversa” quella presentata dal governatore, diversa da tutte le Toscane che sono state immaginate dai suoi predecessori.  Una Toscana che sa scegliere e sa prendersi le sue responsabilità. Rossi ne è convinto. La macchina è pronta, ora la realtà si incaricherà di dimostrare che funziona. Ma intanto uno degli obiettivi comunicativi che il governatore si è posto è stato centrato, differenziarsi dal governo di Roma: tagli e rigore sono necessari, ma altrettanto necessaria è l’equità sociale. Vero Mario Monti?

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