energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Manovra Monti, ma dov’è la sinistra riformista? Opinion leader

Non entro qui nei particolari di una normativa che del resto sarà sottoposta a opportune modifiche: più di mille gli emendamenti presentati, troppi – ahimè – per poter essere discussi nel merito. Qualcosa è davvero indigeribile e c’è da sperare in miglioramenti nel segno dell’equità, che lascino però invariati la quantità complessiva del disegno messo a punto con tanta fatica. Ma la sinistra riformista – definizione imprecisa e fumosa, ma desidero evitare sigle di partito e di correnti o di associazioni – doveva, e poteva, essere più incisiva. Magari più alternativa, ma chiara e determinata. Se le misure proposte vengono considerate a prescindere – o quasi – dalla gravissima situazione che attraversano la Toscana, l’Italia e l’Europa, appaiono di sicuro molto discutibili. E i distinguo sono più che naturali. È  scorretto sottovalutare il quadro generale per forze politiche che ambiscano a esercitare un minimo di egemonia. Occorrono – questo è il durissimo passaggio – misure contabilizzabili fin da ora, non legate cioè al verificarsi di ottime eventualità in un prossimo futuro o al delinearsi di condizioni più favorevoli in un domani non vicinissimo. Ed esistono anomalie italiane che spesso sottovalutiamo o ignoriamo, diamo per scontate. Grazie alla manovra annunciata, Monti ha partecipato al vertice di Bruxelles come il rappresentante di un Paese che non volta le spalle all’Unione europea e manifesta piena – e tardiva – coscienza di quanto deve fare. E le conclusioni del vertice sono assai più positive – a mio parere – di quanto ci si poteva aspettare alla vigilia. Non è nemmeno esatto dire che si prefigura un’Europa a due velocità. Il no opposto da Cameron ad una cessione di sovranità in ambito fiscale e ad un vera e propria riforma dei Trattati non è una novità. Il Regno Unito si ritrova in una collocazione di relativo isolamento, destinata a non sprigionare un effetto trascinante. Se da ciò nasce come contraccolpo – non sarebbe la prima volta –un’accelerazione che colmi vuoti non più consentiti non si tratta di una disgrazia. Joschka Fischer ha detto con brutalità: “Non dobbiamo prenderci in giro. Non possiamo avere  ancora a lungo una  moneta unica senza unione fiscale e senza unione politica”. È un tema che il Parlamento europeo ha motivato e approfondito a iosa allorché si elaborava il Tratto detto costituzionale. Ma con quanta convinzione l’obiettivo è stato fatto proprio dalla sinistra europea? Il problema si è fatto più complicato perché, con il recente rovescio elettorale in Spagna e lo smaccato tentativo di una direzione a tandem franco-tedesca, prevale una logica monetaristica scettica e di corto respiro. Un’occasione perché – alla larga da populismi e reticenze – una sinistra di governo faccia di nuovo propria con coerenza una prospettiva davvero europeista. Tornando  parlare di grande politica, con il realismo che ci vuole e avendo ben chiaro che è necessario declinare i tempi al presente, accettando la sfida con le spiacevolezze che comporta, con i pesi che implica. Qui e ora.

Roberto Barzanti         

Foto: David Cameron

www.titoli.com  
 

Print Friendly, PDF & Email

Translate »