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Manovra, niente proroga sfratti e stop a misure sugli affitti Breaking news, Cronaca

Firenze – Per ora, la manovra governativa non prevederà la proroga del blocco degli sfratti. Inoltre, stop anche alle misure sui canoni. Quanto al primo punto, sono stati ritirati  in commissione Bilancio alla Camera due emendamenti del Pd, a firma Braga e Pellicani, facendo così saltare la possibilità di prorogare ulteriormente il divieto di procedere agli sfratti, che avrebbe portato il congelamento delle procedure ad un anno. Gi emendamenti ritirati prevedevano infatti un prolungamento della misura per altri 3 mesi. Inoltre, sempre grazie al ritiro delle proposte di modifica, salta anche la rideterminazione obbligata dei canoni di affitto.

Il commento dell’assessora regionale alla casa, Serena Spinelli: “Si tratta, a mio avviso,  di una grave sottovalutazione  dell’emergenza abitativa, conseguente all’emergenza sanitaria.La crisi economica, già presente prima del Covid 19, si è sommata a quella  determinata dalla pandemia, che ha aggravato le condizioni delle classi più fragili e delle categorie di cittadini con minori tutele.

Mi auguro ci sia un ripensamento, volto a tutelare il diritto all’abitare in un momento in cui la casa assume oltretutto un particolare significato quale luogo preponderante di vita anche per contribuire al contenimento della diffusione del contagio”.

“Come temevamo da alcuni giorni, ormai si vede imminente l’inizio delle esecuzioni – dice la segretaria regionale del Sunia Laura Grandi – le famiglie in difficoltà, fra cui  tanti lavoratori che con la seconda ondata della pandemia si sono visti mettere fuori dal circuito del lavoro, seppure spesso irregolare, giungeranno a battere la porta delle case popolari. Il problema è che non c’è una disponibilità di alloggi o un piano abitativo per affrontare un’emergenza che si presenterà tutta insieme e che comunque non è improvvisa, ma è stata ampiamente annunciata. Se le decisioni non cambieranno e la manovra fosse confermata così, lanceremo un appello come sindacati del lavoro e degli inquilini ai sindaci e alla stessa giunta toscana, per una richiesta al parlamento affinché ci sia maggiore consapevolezza della difficltà sociale che si innescherebbe a partire dal primo gennaio, senza nessun provvedimento in tal senso”.

“Come da noi ampiamente previsto – dice Pietro Pierri, segretario fiorentino dell’Unione Inquilini, seguendo una nota diffusa dal sindacato nazionale – il ritiro degli emendamenti del Pd avvenuto questa mattina in sede di commssione di bilancio alla Camera, hanno seguito la bocciatura di quelli presentati da M5S e Leu al Senato, al decreto Ristori. La conseguenza è che si sancisce in maniera definitiva la fine della sospensione degli sfratti per famiglie, artigiani, commercianti e per coloro con esproprio in atto. Tra l’altro, tutto ciò avviene in assenza di una soluzione, a partire dai contributi affitto, bassi e con tempi molto lenti, dalla mancanza di un piano nazionale di edilizia residenziale pubblica. Inoltre, senza una reale possibilità di ricontrattare gli affitti, si giunge a un aggravamento della situazione con una pandemia, questa sì, in atto. A ciascuno le proprie responsabilità”.

“Non è una decisione che ci vede meravigliati – interviene Marzia Mecocci, del Movimento di Lotta per la Casa – in quanto già da alcuni giorni si stava prospettando la mancata proroga degli sfratti. Fra le altre cose, ci chiediamo, se la situazione non dovesse mutare e non ci fosse un ripensamento o una diversa modalità per la sospensione, se si ci si rende conto che non solo le famiglie, in mancanza di un piano per la casa adeguato ai tempi, potrebbero rimanere per strada mentre c’è una pandemia in corso, ma tutta la macchina amministrativa sarebbe a rischio di tenuta, dal momento che la cifra che nella sola Firenze vede un migliaio di sfratti in esecuzione, per molti osservatori pecca per difetto. Rimaniamo in attesa di capire se non ci saranno altre svolte e se davvero la politica è così scollata dal Paese da non rendersi conto della pericolosità sociale e sanitaria che una decisione del genere potrebbe produrre”.

 

 

 

 

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