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Marangoni e il video d’artista per il Museo di Fotografia Cultura

Firenze – Il fotografo fiorentino Martino Marangoni è uno dei 50 artisti invitati dal Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo-Milano a partecipare con un suo video a un progetto online pensato per arricchire il sito del Museo in occasione della pandemia.

L’iniziativa sta coinvolgendo grandi nomi della fotografia che stanno inviando video realizzati nella loro clausura forzata, nel quale raccontano le loro opere conservate nelle collezioni del Museo.

Un’idea che è piaciuta a tutti gli autori che dai loro habitat si sono confrontati con la nuova realtà dettata dal coronavirus per raccontare una storia personale, originale, risolvendo anche problemi tecnici imposti dall’isolamento.

Giovanna Calvenzi, giornalista, photo editor e curatrice di iniziative legate alla fotografia, tra cui i festival di Arles e di Madrid, è presidente del Museo di Fotografia Contemporanea e racconta come è nato il Museo e come nel corso degli anni sia diventato un punto di riferimento fondamentale per generazioni di fotografi…

“Il Museo di Fotografia Contemporanea opera dal 2004, anno della sua inaugurazione, nella sede di Villa Ghirlanda, complesso architettonico seicentesco situato nel centro storico di Cinisello Balsamo, a pochi chilometri da Milano. Unico museo pubblico in Italia dedicato alla fotografia contemporanea, è una struttura attiva nel campo della conservazione, catalogazione, studio e divulgazione della fotografia. Creato grazie a Roberta Valtorta, che dal 2005 al 2015 è stata il direttore scientifico del Museo, oggi è sede espositiva ma conserva anche circa due milioni di opere di oltre 600 autori e una biblioteca specializzata di 18.000 tra volumi e riviste. In questo difficile momento storico, con la chiusura dei musei, abbiamo pensato di mettere online quelle che abbiamo definito “Digital Exhibitions”, una selezione delle mostre del passato, ma l’iniziativa più entusiasmante è stata invitare gli artisti in collezione a realizzare dei “video d’autore”.

Com’è nata l’idea di questi “video d’artista”?

“È nata per volontà di Gabriella Guerci, direttore di produzione del Museo e di Matteo Balduzzi, curatore, che mi hanno proposto di invitare una selezione degli autori che hanno loro opere in collezione. In questi mesi di clausura il sito è state reso più agile e più facilmente consultabile quindi i video si pongono l’obiettivo di invitare gli utenti a collegarsi al sito, di prendere visione del patrimonio conservato guidati dall’immagine e dalla voce dei singoli autori”.

Martino Marangoni, ci parla del suo progetto video per il Museo di Fotografia Contemporanea?

“È stato chiesto a 50 fotografi presenti nella collezione del Museo, in occasione della chiusura, per tenere viva l’attenzione del pubblico, di fare un piccolo video che poi sarà divulgato sul loro sito. Ho fatto per loro vari lavori negli anni ’90 fotografando, insieme ad altri paesaggisti, la provincia di Milano. Una campagna fotografica molto reticolata, con tutti i paesini, le chiese… L’impegno è durato 4 o 5 anni. Ci sono stati altri progetti nel corso degli anni successivi”.

Il suo video è molto particolare…

“Ho pensato per molti giorni a questo video. Ho avuto l’idea di recitare il testo e a parte girare il video. E poi unire insieme le due produzioni. La mia vicina di casa e mia studentessa bravissima, ha girato il video. Abbiamo fatto prima tre o quattro prove. Mi sembra che sia venuto molto bene. Ora devo farne un altro per un artista romano”.

A cosa ha lavorato in questi tempi di coronavirus e da cosa è stato ispirato?

“Inizialmente ho avuto molte perplessità. Non volevo andare in città, con la macchina fotografica. Sono andato poche volte in città. I miei studenti invece hanno fatto dei bei lavori che sono stati pubblicati su delle riviste.  Approfittando dell’assenza dalla mia scuola, la Fondazione Studio Marangoni, ho iniziato a fare dei ritratti agli ulivi. Sono scheletrici. Sono immagini molto contrastate. Fotografo gli ulivi dall’età di 15 anni. Ho anche pubblicato un libro su gli ulivi, si intitola “Nonni’s Paradiso. An olive Tree Story”, Danilo Montanari Editore, 2016. Racconta di Nonni, mia madre, quando venne per la prima volta alla villa in via del Pian de’ Giullari nel 1948. Vedendo quel panorama pensò di essere in Paradiso”.

Quali sono le ricerche attuali della Fondazione Studio Marangoni?

“La Fondazione Studio Marangoni, sta lavorando a tracciare dei corsi online. Per ora ogni martedì e venerdì, facciamo degli incontri online, su zoom, con diversi autori che vivono lontano e all’estero. Abbiamo avuto un grande successo, tante persone, anche non studenti, che si collegano e seguono queste presentazioni. Sono fatti sia in lingua italiana che in inglese. Sono molto interessanti. È una formula che ci permette di essere più vicini, senza formalità. Con la tecnologia zoom gli studenti sono più rilassati, fanno più domande, sono più coinvolti”.

Quale delle due culture a cui lei appartiene, italiana e americana,  è stata più importante nella sua formazione?

“Per quanto riguarda la fotografia, indubbiamente l’America. Sono nato a Firenze ma la mia formazione è avvenuta negli Stati Uniti. C’è un altro libro uscito nel 2019, “Rebuilding My Days In New York, 1959-2018”, distribuito in Italia da Postcart, uscito da poco. Avevo nove anni quando sono andato a New York con la mia famiglia. Sono stato folgorato dai grattacieli di New York. Per cui la mia formazione fotografica è americana , ma culturalmente sono più vicino all’Europa”.

 

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