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Marchionne agli industriali fiorentini: Fiat non chiuderà Economia

«Non chiuderemo nessuno stabilimento Fiat in Italia». Lo aveva già detto e lo ha ribadito oggi l’Ad del gruppo Sergio Marchionne, “guest star” all’Assemblea annuale di Confindustria Firenze in corso stamane al Teatro comunale. Una parola data dinanzi a un’assemblea di imprenditori di quella che lui stesso aveva definito qualche mese fa “una città povera e piccola” e con i quali lo strappo sembra ufficialmente ricucito. «Fu colpa di una frase in inglese mal tradotta – ha spiegato, riferendosi a quelle parole, “pretty old town'' pronunciate a Bruxelles – All’epoca acquistai l’intera pagina di un giornale per scusarmi con la città, ma se oggi parlassi dell’importanza di Firenze nel mondo direbbero che voglio spostare qui una sede della Fiat!».

Anche perché la “piccola e povera” Firenze resta al di là di tutto «l’area dove si realizza ''il 70% del Pil toscano, con la presenza di quasi tutte le multinazionali e delle grandi imprese della Toscana» come ha ricordato il presidente di Confindustria Firenze, Simone Bettini, che ha anche lanciato un appello: «Basta mobbing allo sviluppo. Dobbiamo lavorare tutti insieme per riportare il peso dell'industria sul nostro Pil sopra il 25% facendo squadra. Mi auguro che a Firenze nasca un nuovo team che riesca a vincere, un sistema camerale che sia un'agenzia di sviluppo per l'impresa, un sistema promozionale che porti qui il mondo, e Firenze Fiera con un vero piano industriale, partner specializzati, e un centro congressi adeguato».

E se su Firenze Fiera gli industriali incassano la promessa del governatore Enrico Rossi a «fare fino in fondo la nostra parte, anche se ci sono difficoltà», i fronti aperti per rilanciare lo sviluppo di Firenze sono altri. I lavori per l’alta velocità, che Rossi auspica «riprendano presto», ma anche il rilancio dell’aeroporto, «che deve essere raggiunto dalla tramvia» e la stessa tramvia, «le linee 2 e 3, e poi anche la 4 e la 5 per arrivare fino a Campi Bisenzio e Sesto Fiorentino». «Chiederemo all’Unione europea di prorogare l'investimento di 36 milioni di euro e sono convinto che insieme al Comune di Firenze ce la faremo».

Anche Rossi, come Marchionne, ha uno strappo da ricucire con gli industriali toscani che la settimana scorsa a Grosseto aveva definito “'padroni' che pensano solo alla rendita”. «Carissimi imprenditori, vi devo qualche spiegazione: la mia sfuriata di Grosseto forse dipende da troppo amore, perché io amo il lavoro e l'industria». Pace fatta, dunque, con un intervento che non nega «la grandissima crisi in cui ci troviamo e l’aumento della disoccupazione» ma senza dimenticare che l’economia regionale ha «qualche elemento di non sconforto, l'export toscano in testa alle classifiche anche al netto dell'oro di Arezzo, il turismo che tiene nelle città d'arte e che sopravanza il dato nazionale».

La chiusura di Marchionne, arrivato in macchina in compagnia del presidente di Mps Alessandro Profumo, ha poi toccato i principali temi dell’economia nazionale, elencando i problemi e gli interventi «che le imprese percepiscono come urgenti». Dalla necessità di continuare a garantire risorse per la cassa integrazione, che la Fiat sta usando «per limitare le conseguenze sui nostri lavoratori ed evitare i licenziamenti» alla priorità di dare lavoro e «ridurre un carico fiscale diventato ormai insopportabile per i cittadini normali». «Ci piacerebbe anche vedere comportamenti ed esempi concreti per limitare le spese e gli sprechi della politica e della pubblica amministrazione» ha aggiunto Marchionne.
E di più: «serve un grande sforzo collettivo da parte di politica, sindacati, imprese, università, associazioni di categoria, tutti quanti dobbiamo lavorare ad un grande progetto di rilancio verso un obiettivo che non sia l'interesse di una o dell'altra parte ma quello più alto di ridare fiducia e prospettive all'Italia». Una sorta di Piano Marshall per l’Italia dunque, uno sforzo che coinvolga anche la Fiat, «perché ci sarà sempre un pezzo d'Italia in ogni Fiat che andrà in giro per il mondo, come ci sarà sempre un po' di Fiat in ognuno di noi». Una Fiat che ha provato a vendere anche al sindaco Renzi, con cui Mrachionne ha avuto un incontro riservato a margine dell'assemblea di Confindustria. «Io e Renzi ci siamo visti – ha detto scherzando con i cronisti – Ho anche cercato di vendergli una macchina».

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