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Marcia della Terra, “La Semina” volta le spalle al G20 dell’agricoltura Ambiente, Breaking news, Cronaca

Firenze – Nella giornata della GKN, non in contrapposizione come tengono a specificare i partecipanti, ma in perfetta sintonia, si attua anche la Marcia della Terra dal titolo La Semina, organizzato da Mondeggi Bene Comune e Genuino Clandestino. Trattori ad aprire il cammino, la Marcia, che unisce svariate realtà contadine anche di fuori regione, si dipana da piazza Poggi per raggiungere in serata Mondeggi, la fattoria simbolo, “fattoria senza padroni”, che da un’occupazione di svariati anni è stata trasformata in qualcosa di molto simile a un modello, di coltivazione e di vita: Mondeggi Bene Comune. Di tutto ciò parliamo con Isabella, giovanissima aderente a Genuino Clandestino, che attua e produce con sistemi agroecologici, e anche di Mondeggi Bene Comune.

“L’iniziativa con cui scendiamo in piazza oggi – spiega Isabella – è stata pensata diversi mesi fa, inizialmente anche in vista dell’arrivo della Carovana zapatista in Italia, con l’idea di scendere in piazza con gli zapatisti e le zapatiste per dar vita a una grande marcia per la erra e per la Vita, contro il capitalismo e contro lo sfruttamento della natura e delle risorse naturali, ma anche lo sfruttamento sul lavoro e di tutte le persone. Purtroppo per motivi logistici gli zpatisti e le zapatiste non possono marciare al nostro fianco oggi, ma abbiamo scelto comunuqe, in occasione del G20 agricoltura, che si è svolto in questi giorni a Firenze e terminerà domani, di scendere in piazza per portare la nostra visione dell’agricoltura. Per questo abbiamo scelto simbolicamente di dare le spalle alla città, ai potenti dell’agricoltura che si riuniscono nelle sale di Palazzo Vecchio senza i contadini e le contadine per parlare del futuro dell’agricoltura, senza coinvolgere la popolazione”.

Questione di principi, ma anche di parole. Ad esempio, i partecipanti alla marcia non usano il termine “agricoltori” per designarsi, ma “contadini”. Parola senz’altro più evocativa, usata per moto tempo in senso dispregiativo e poi rivalutata, e agganciata ai saperi e alle tradizioni di un mondo importantissimo (in particolare in Toscana, ma in generale in Italia) che vive da millenni ormai, quasi sconosciuto, che ha raggiunto il suo apice e poi la sua decadenza moderna in sordina, segnalato solo dalle forme del paesaggio che con duro e aziente lavoro è riuscito a creare. Poche volte alla ribalta della storia, se non per improvvise fiammate di ribellione estinte prontamente nel sangue, eppure così significativo da aver permesso e permeato di se’ i due più importanti imperi della storia umana, quello Romano e quello Cinese.

Un mondo che si trova improvvisamente ad essere un sistema di cura della terra e delle comunità. Qualcosa che va al di là del termine “agricoltore”.

“La politica continua a promettere sistemi per la sostenibilità agroalimentare, mentre da anni le sostanze chimiche continuano ad essere utilizzate in agricoltura – continua Isabella – ogni giorno si rovesciano nella Terra tonnellate di pesticidi e fertilizzanti chimici. Noi vogliamo dire no a questa agricoltura, crediamo che l’alternativa a questa agricoltura sia rappresentata dai contadini e dalle contadine che portano avanti, col proprio lavoro sul territorio, la cura della terra, del cibo, delle comunità umane. Per questo abbandoneremo la città, voltando le spalle al G20 agricoltura, e ci dirigeremo verso Mondeggi Bene Comune, un luogo simbolo in cui la comunità ha recuperato una terra che era gestita con l’agricoltura industriale convenzionale e che ora, invece, dopo anni di lavoro, viene gestita in maniera agroecologica dalla comunità”.

Eppure, sembrebbe, a occhio e croce, che anche il G20 dell’Agricoltura affronti tematiche green e della sostenibilità.

“La visione dell’agricoltura sostenibile  e della resilienza di cui si dibatte nel G20 – dice Isabella – non è per niente vicina alla nostra. La visione loro è di continuare con una agricoltura intensiva e industriale, di scala, globalizzata, con delle “toppe green” per così dire, che non cambiano l’approccio di fondo. Anche l’utilizzo della digitalizzazione stringendo è utilizzo di macchine, di energia, utilizzo di materiali presi da altri Paesi per poter produrre le macchine. Il che vuol dire un meccanizzazione ancora più esasperata dell’agricoltura. Inoltre si parla, a proposito di sostanze chmiche, di “riduzione” non di eliminazione. Tutto ciò va sempre in direzione di un’agricoltura delocalizzata, basata su una produzione su larga scala, sulla grande distribuzione. Noi invece parliamo di un ritorno all’agricoltura contadina basata su pratiche agroecologiche che inseriscano l’agricoltura nei ritmi della natura e degli ecosistemi”.

Insomma il contrario di un sistema che tende all’agricoltura di precisione, che vede “la natura come se fosse una macchina, un qualcosa in cui basta inserire delle sostanze al posto di altre per trovare l’equilibrio. La forma di agricoltura in cui crediamo è veramente opposta a questo paradigma”.

 

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