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Marco Lanza: questo è il mio sangue Cultura

Firenze – Marco Lanza: questo è il mio sangue

Come ti è venuto in mente?” gli chiedo

Lo spunto è stata la richiesta di un amico grafico e giornalista, Ruben Modigliani: aveva in mente un progetto sul rosso – come colore, come concetto – e mi ha chiesto se avevo un’immagine rossa che potesse essere utilizzata in questo contesto. Mentre controllavo i miei appunti mi venne in mente il colore rosso del sangue e, per sillogismo, i preparati istologici di mio padre. Un’immagine familiare e ricorrente sin dall’infanzia”.

Una mattina, mentre si trova ancora a letto, una zanzara gli si posa sulla spalla e Marco pensa

“… mangia pure finché puoi,  poi sei mia”. Attende pazientemente che la zanzara termini il suo pasto, poi, la copre con un bicchiere, la deposita in un barattolo e la trasferisce in studio. Dopo averla addormentata con un batuffolo d’alcool  la pone tra due vetrini, la zanzara libera il sangue e Marco l’immortala con lo scatto “zanzara3”.

Quando Ruben riceve la foto commenta “…bello quest’autoritratto!”.

Il progetto sul rosso poi rimane in un cassetto, ma la foto della zanzara diventa la copertina di un CD di Saverio Lanza, fratello di Marco e musicista (una collaborazione che poi è proseguita in modo sempre più stretto fino a dar vita a PASTIS, progetto artistico che unisce immagini e musica).

Vai la mostra online su STAMP Toscana
L’idea della zanzara piace a Marco, e per una settimana la raccolta continua e continua il lavoro in studio, dove le malcapitate vengono fotografate sul banco ottico,  su lastra 10×12, con pellicola diapositiva e trattamento cross processing. Le otto immagini, raffigurate nella “fotogallery” del 14 luglio, sono la selezione di circa una ventina di scatti,  che mostrano come una cosa fastidiosa, odiata, insignificante, possa sbocciare e  prendere forma, diventando altro. Ne emerge un’immagine cubista, in cui gli organi si dividono e lo schizzo di sangue diventa un fiore.

“Cosa puoi aggiungere in merito a questa esperienza” gli chiedo “Si è trattato di un processo molto simile  a quello compiuto dall’entomologo quando pone l’insetto nell’acido acetico e lo deposita nella scatola degli insetti. La differenza consiste unicamente nel fatto che, in questo caso,  i canoni non sono scientifici ma estetici. Anche l’azione di schiacciare l’insetto tra i due vetrini è qui finalizzata all’ottenimento di una forma che mi soddisfi esteticamente”.
“Hai utilizzato già queste immagini?” chiedo “Sì”, risponde, “sono state esposte, insieme ad altre, in una personale a Milano”.

Di Marco abbiamo narrato anche nell’articolo del 19 maggio quando su STAMP Toscana sono apparse le fotografie che fanno parte del suo progetto “Depositi“.
Contatti: http://www.xxpastis.com/marcolanza@iol.it

 

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