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Margherita Oggero a Firenze per il suo ultimo romanzo Cultura

La saletta della libreria Ibs in via de' Cerretani, dove giovedì scorso ha presentato il suo ultimo romanzo "Un colpo all'altezza del cuore" (editore Mondadori) è discreta cornice per Margherita Oggero.  Scrittrice torinese doc che scrive di un personaggio femminile e di un mondo che scevro da piagnistei e lamentele si guarda in faccia senza timore, senza nascondersi nulla dei suoi limiti e dei suoi dubbi, ma con la caparbia consapevolezza che si può agire per cambiare in meglio le situazioni. E, se questo non è possibile,  quel mondo sa assumersi le responsabilità dell'azione. Sempre, anche quando non è la migliore. 
Margherita Oggero, come sanno gli appassionati, è la creatrice della figura di Camilla Baudino, professoressa, che ha dato vita alla celebre serie tv "Provaci ancora prof", che ha visto Camilla assumere le fattezze dapprima di Luciana Littizzetto (prima serie) e in seguito di Veronica Pivetti.

In particolare in quest' ultimo romanzo, presentato a Firenze grazie all'indefessa attività di un grande appassionato di giallo come Giuseppe Previti, animatore e fra i fondatori del Club Amici del Giallo di Pistoia, protagonista di quel GialloPistoia e Festival del Giallo che attira da anni alcuni fra i migliori protagonisti letterari della galassia "giallista" italiana, le caratteristiche del mondo disincantato, concreto, marcato da ironia corrosiva in cui si muovono i personaggi della Oggero sono ancora più evidenti. Incalzata dalle domande dello scrittore fiorentino Sergio Clamandrei che con Giuseppe Previti si è diviso il compito di aprire la discussione sul nuovo libro della scrittrice torinese, emergono alcuni interessanti elementi narrativi. 
Il primo elemento che rompe con la tradizione classica della narrativa poliziesca o comunque d'indagine è il fatto che la protagonista, Camilla Baudino, è invecchiata. Il senso del tempo è una dimensione che s'accorda perfettamente con la visione disincantata e concreta della Oggero rispetto agli accadimenti storici e rende la protagonista ancora più credibile, famigliare al lettore, che può valutare con affetto le ricadute del tempo sull'energica prof.
In secondo luogo, nel romanzo viene affiancata da una coprotagonista, Francesca, una giovane donna con circa 15 anni di scarto rispetto a Camilla, una figura forte fisicamente e mentalmente, medico al suo primo incarico in ospedale, che si inserisce con prepotenza nel romanzo e nella vita di Camilla.
Infine, la giovane figlia adolescente di Camilla che, a 15 anni, è in preda a quel cambiamento adolescenziale che pone inesorabilmente in conflitto madre e figlia.
Intanto, lo spaccato del mondo (e dei punti di vista) femminile è al completo: adolescente, giovane donna, donna. In secondo luogo, la controparte maschile della vicenda è costituito da uomini di mezza età, alle prese con carriera, famiglie che forse vanno strette (il marito di Camilla accetta un incarico lontano, non si capisce se per progredire in carriera o per recuperare spazi rispetto all'ambito famigliare) e attrazioni accennate, soffocate ma ben palpabili per donne già impegnate. Corrisposti, magari, ma il tutto stemperato in un gioco di ombre che rende gustosissimo e vivo l'insieme.
Infine, gli omicidi, ma di questo diremo poco: sarà il lettore a scegliere di leggere un libro che avvince man mano che si procede fino agli ultimi, densi capitoli finali.

Infine una battuta della scrittrice che inquadra bene la sorgente della sua prosa, misurata e limpida, ironica e fine e che fa toccare con mano la grande osservatrice che sta dietro la penna: creatrice di una delle figure che più sono entrate nelle case italiane, la prof Camilla Baudino, Oggero racconta: "Ho sempre cercato di non mettere me stessa nei personaggi, di non usare lo schermo del personaggio per parlare di me. E la scelta del giallo come genere è funzionale a mettere questo distacco, questa distanza fra me e il narrato. Il giallo ha sue regole, sue dinamiche, sue tecniche che determinano come conseguenza naturale questo distacco fra narratore e narrato". Nessun autocompatimento, nessun "piagnisteo". Solo adesione ironica, ricostruzione credibile, storie che ognuno di noi riconosce. Al di là del giallo, rimane letteratura.

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