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Maria Francesca Moreni: “Mio padre Mattia, grande innovatore dell’arte europea” Cultura

Firenze – Intervista alla figlia del pittore del gruppo dell’arte informale, che si è stabilita a Firenze. 
“Il talento è quel momento e quell’ambiente. Il microbo intelligente nell’aria della fantasia necessaria, la novità novità di questi ultimi anni 2000 è l’abbinamento del computer con l’umanoide…L’ossessione è la condizione della ricerca. Se potessi, sarei oggi un progettista genetico”. Sono parole di Mattia Moreni, il grande artista italiano scomparso nel 1999 che introducono al Festival del Monferrato “Il mestiere dell’attenzione” in corso a Moleto e organizzato da Maria Francesca Moreni, secondogenita dell’artista attraverso l’associazione da lei fondata.

L’evento ripercorre  i grandi temi che hanno segnato il percorso artistico e di pensiero sviluppato da Mattia Moreni durante la sua vita: “Il rapporto uomo – macchina”, “L’eterno femminino”, “La decadenza dell’uomo moderno”, “Disabilità e arte”. Ed è proprio quest’ultimo che sta particolarmente a cuore a Maria Francesca Moreni che si è di recente stabilita in Toscana a Firenze, città  dove non mancano ricordi legati alla figura del padre.

“Quando arrivavano i cataloghi delle mostre – ci racconta, per lei sono gli anni dell’infanzia, – non ero molto contenta, i miei genitori si separarono quando avevo due anni, quasi un rifiuto della pittura e dei quadri, avevo bisogno di altro. Poi man mano, l’atteggiamento è cambiato, ero compiaciuta dal fatto che le persone fossero entusiaste del suo lavoro, quello di un grande pittore.” “ Ad ogni incontro – continua Maria Francesca Moreni – era come condensare dieci anni di racconti in una volta, era una persona molto colta e bisognosa di esprimere e ogni volta ero frastornata dal peso di conversazioni sempre di alto tenore e spesso non capivo. Una figlia ha bisogno di essere accettata”.

Incontri che avvenivano nella bellissima casa di Brisighella, circondati da oggetti meravigliosi e magici, come il bancone del Moulin Rouge, dove  l’artista aveva vissuto per un po’ quando era a Parigi. Poi nel maggio del 1999 le condizioni di salute dell’artista peggiorano e Maria Francesca che all’epoca viveva in Inghilterra,  si offre per assisterlo.

La sua proposta viene accettata. “Ho avuto la fortuna di assistere mio padre durante gli ultimi giorni della sua vita, senza lasciarlo un attimo, seduto sulla poltrona da barbiere, nonostante la fatica che faceva a parlare, mi ricordo queste parole che mi sono rimaste nel cuore “Non sapevo che tu fossi così saggia””. Poi il ritorno a casa e il 29 maggio la telefonata in cui si annunciava la sua scomparsa. “ Il primo giugno del 1999 è stato il compleanno più bello, non dovevo più attendere la telefonata di un padre”.

Con la morte del padre risuscita la figura dell’artista. “ L’ho capito studiando la malformazione che aveva alla mano destra –  una disabilità di origine genetica che è stata trasmessa a una sua figlia – nei quadri mio padre colmava questa sua sofferenza e questo sprigionava una carica enorme che gli altri non avevano”. Appartenente agli Gruppo degli Otto, Mattia Moreni è stato un grande innovatore nell’arte europea del Secondo Novecento anticipandone temi e percorsi, personaggio scomodo, tanto da rendere la vita difficile a critici e mercato, incapaci di stare al passo con tanta esuberanza artistica.

Alcuni anni fa fu proprio Maria Francesca Moreni ad organizzare  al Museo Michetti a Francavilla al Mare una bellissima antologica  con il titolo “ Mattia Moreni, ah, che scosse hai dato all’arte!” a cura di Renato Barilli e catalogo Vallecchi, con la collaborazione di Gabriele Di Pietro.  In corso in questi giorni alcune mostre che gli rendono omaggio come quella a Santa Sofia, “ Ligabue –  Moreni, Autoritratti” alla Galleria d’Arte Moderna Vera Stoppioni fino al 25 ottobre  mentre altre sue opere sono esposte a Cervia ai Magazzini del Sale, in occasione della mostra “Ultimo naturalismo. Omaggio a Francesco Arcangeli” a cura di Claudio Spadoni, fino al 27 agosto.

Poi, per caso è avvenuto l’incontro con il mondo della disabilità “ Sono stata contattata da una associazione – dice  Maria Francesca Moreni – ed ho chiesto perché avete scelto me, mi sono sentita rispondere perché mio padre era un disabile. Era una cosa di cui non mi ero mai accorta”. Ed è su questo terreno che oggi più che mai “Biribò”, il nome con cui l’artista amava  chiamare la sua bambina, è decisa a portare avanti la sua battaglia.  “Ho scoperto un mondo nuovo- ci confida – e mi piace moltissimo”.

Nella foto: Autoritratto di Mattia Moreni

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