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Mariah modella di H&M divide la comunità musulmana Opinion leader

Prato – Ha fatto grande scalpore la notizia della ragazza musulmana, Mariah Idrissi, scelta come modella dal marchio H&M per apparire nel video per la campagna ” Cloose The Loop “, lanciata per riciclare vestiti.  I commenti sono stati dei più svariati, tanto da dividere la comunità musulmana. La notizia è rimbalzata anche nei giornali italiani, e leggendo varie opinioni è trapelato quanto il tema integrazione venga percepito in modi assai diversi. Quello che stupisce è come spesso le persone ricerchino modelli da seguire dai quali possono farsi completamente condizionare, oppure, non soddidatti dal loro ideale, si sentono come traditi  ed addirittura minacciati.

Molti gli italiani che dopo aver appreso la novità hanno esternato la loro contrarietà: la loro mente andava oltre quello che indossava la modella, ma giudicavano lei in quanto musulmana. La ragazza in questione era vestita con una gonna, un maglione, un lungo cardigan e ovviamente era ornata del suo hijab. Un tipo di abbigliamento, escluso il velo, che si potrebbe tranquillamente osservare su qualsiasi donna occidentale, anche perché gli abiti lunghi stanno tornando di moda.Ormai l’Islam è diventata la seconda religione che conta più fedeli in Italia, e questo è un dato di fatto. Il nostro è un paese laico che permette alla persona di coltivare la propria spiritualità liberamente, certamente nel rispetto della Costituzione e dei principi fondamentali del nostro ordinamento giuridico.
Ma quel che si deve capire e ciò in cui si deve aprire gli occhi è che un buon musulmano è anche, conseguentemente ed inevitabilmente, un buon cittadino. Le nuove generazioni stanno regalando alla società giovani figli si di due culture, ma che si sentono al 100% italiani e che hanno il desiderio di essere un’ importante risorsa per il paese che li ha visti nascere e crescere. Sono un valore aggiunto. Essere italiani e musulmani è possibile.

Da parte della comunità musulmana sono state prese posizioni contrastanti. Come si suol dire, c’è chi ha preferito vedere il bicchiere mezzo pieno e chi invece quello mezzo vuoto. Grande è stato l’entusiasmo,  soprattutto da parte delle ragazze musulmane, che in qualche modo hanno sentito di raggiungere una conquista notevole : il fatto che un celebre marchio di moda avesse scelto come suo volto una giovane musulmana. Piccoli traguardi che poi hanno portato ulteriori aspettative: come il desiderio di vedere presto nei negozi vestiti pensati apposta per le musulmane, ma che comunque qualsiasi donna potrebbe indossare; insomma, si può parlare di un vero e proprio ” arricchire la moda ” dando spazio a tutti.

Dall’altro lato c’è invece chi ha parlato di vera e propria sconfitta. In quanto la ragazza in questione sarebbe un cattivo esempio : paragonata a una statuina imbellettata e dal corpo strumentalizzato. Si è voluto fare richiami alle passerelle, al trucco eccessivo, all’immagine della “donna oggetto” e chi più ne ha più ne metta.  Ma quello che non è stato preso in considerazione da chi ha voluto vestire, in modo ridicolo, i panni del “giudice sputa sentenze ” è che la giovane, innanzitutto, non ha sfilato; il trucco, anche se lo avesse avuto, non era possibile notarlo perché il suo viso era coperto da un invadente paio di occhiali da sole; infine, era vestita in modo tale da non lasciare intravedere le sue forme così da risultare elegante e pudica. ( Senza contare che la sua apparizione nel video è durata una manciata di secondi ).

L’invidia e la cattiveria, tuttavia, sono componenti di cui l’uomo non può fare a meno, in particolare una certa categoria, per intenderci quelli che predicano bene e razzolano male. C’ è chi addirittura ha fatto girare foto della suddetta, nelle quali era vistosamente truccata, ma che riguardavano la sua vita privata e che non avevano niente a che fare con la campagna di H&M, dichiarando che una come lei non è degna di rappresentare la donna musulmana e che avrebbe influenzato negativamente le giovani portandole a vestire un hijab scorretto.

Facile scaricare le colpe sugli altri, ma la verità è che ognuno rappresenta se stesso. Non si è giustificati a sbagliare solo perché si è visto qualcun altro farlo. Le nostre azioni rispecchiano chi siamo. E soprattutto ci si dovrebbe ricordare che quando puntiamo un dito contro qualcuno, altre tre dita sono puntate verso noi stessi.

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