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Mario Monti “professore” a Firenze. “Per la città ho simpatia istintiva” Politica

"Sono stato dieci anni in Commissione Europea e sei mesi alla Presidenza del Consiglio. Sei mesi che sono stati più lunghi di dieci anni». Inizia scherzando lo speach in inglese del premier Mario Monti davanti alla platea del convegno “The state of the Union”, la conferenza internazionale che per due giorni a Firenze cercherà di fare il punto sull'Unione Europea. “Scherzare” forse non sarà il verbo più adatto per descrivere la sintassi del capo del Governo, che comunque, con il suo solito aplomb, almeno ci prova. Risate dal pubblico. Lo scherzo è riuscito.

Le tre idee per l'Europa. La disciplina di bilancio – Sono le 13 spaccate quando Monti prende parola nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio. Tre i punti forti del programma italiano per l'Europa. Perché adesso, con il governo dei tecnici, anche l'Italia ha la forza internazionale per dire la sua in campo europeo. O almeno questo sembra emergere da una lettura fra le righe delle parole del presidente del Consiglio. Punto primo: la crescita sostenibile. Monti a tal fine invita i partner europei ad una più rigorosa «disciplina del bilancio pubblico», cosa in cui il Governo italiano «crede» e per la quale intende «osservare l'obiettivo del precedente esecutivo Berlusconi», ovvero il pareggio entro il 2013. L'Italia, spiega il premier, ha vissuto «più concretamente» le conseguenze negative di una sua mancata disciplina. Prima che arrivassero le regole dell'Unione Europea, infatti, il nostro paese è andato incontro ad una spesa incontrollata che ha generato «un grande disavanzo pubblico», a sua volta foriero della «difficoltà per le nuove generazioni di trovare lavoro». Sul versante dei bilanci interni agli stati, è un Monti “mediatore” quello che parla in Palazzo Vecchio. Infatti, se da un lato tende la mano al neo-presidente della Repubblica francese Francois Hollande – esortando a «non avere dubbi» sull'adesione della nuova Francia alla disciplina del bilancio pubblico – dall'altro il premier rassicura anche la cancelliera Merkel, che «non deve temere le proposte italiane» sulla crescita, le quali non intendono «sovvertire i principi della disciplina di bilancio tanto cari ai tedeschi». Anche sugli ormai famigerati “eurobond”, il presidente del Consiglio è sembrato fiducioso delle sue capacità di convincimento rispetto alla sua omologa tedesca.

Le riforme strutturali – Secondo punto dell'agenda-Monti per l'Europa: le riforme strutturali. Quasi a voler scacciare ogni dubbio sulle sue recenti dichiarazioni circa le «responsabilità» dei governi precedenti in merito alla crisi, Monti esorta giornalisti e colleghi a comprendere che «anche il governo precedente e i suoi predecessori avevano fatto significative riforme strutturali e noi le stiamo doverosamente intensificando». Il riferimento va alle norme sulla concorrenza varate dall'ultimo governo Prodi e al programma di semplificazione varato da Brunetta durante il precedente esecutivo Berlusconi. Per ciò che riguarda le riforme del suo governo, invece, Monti vanta «una delle migliori riforme» del sistema pensionistico a livello europeo e una riforma del lavoro «necessaria», per la quale spera in una celere approvazione da parte del Parlamento.

Gli stimoli alla domanda – Il terzo pacchetto di proposte che Monti ha annunciato oggi a Firenze, riguarda quelli che lui stesso ha definito «stimoli alla domanda». Serve a questo fine un «maggiore ruolo del Mercato Comune Europeo, che va completato e preso più seriamente». Altro punto su cui «del lavoro può essere fatto», è quello relativo alle infrastrutture. Gli investimenti pubblici in grandi opere, infatti, sarebbero secondo il premier dei validi incentivi allo sviluppo economico e quindi ad una maggiore domanda, sia di lavoro che di beni in circolazione. È in questo senso che Monti ha espresso un suo pensiero, velatamente malinconico: «Sarei contento se vivessi – ha infatti spiegato – in un Paese che avesse anche un indebitamento del 120% del Pil, se sapessi che tutti quei soldi fossero stati trasformati in infrastrutture, piuttosto che se fossero stati usati in spesa pubblica corrente».

Il Teatro dell'Opera e quella macchina da 40 milioni di Euro – Dopo un'ora intensa di intervento, a metà strada fra una conferenza stampa e una lezione di macroeconomia, Monti si è seduto a tavola con Luca Cordero di Montezemolo, il presidente della Regione Enrico Rossi, l'ex presidente del Parlamento Europeo Josep Borrel e, naturalmente, il sindaco di Firenze Matteo Renzi. Con quest'ultimo, “a mo' di aperitivo senza aperitivi”, il premier si è intrattenuto in un incontro privato prima di pranzo. Temi dell'incontro, che inizialmente il sindaco pareva indicare come «riservati», ma che poi ha rivelato ai giornalisti, sono stati il patto di stabilità – «migliorabile», quello interno, a detta di Monti, solo se quello europeo cambierà – le infrastrutture in cantiere a Firenze, la realizzazione dei Grandi Uffizi e, naturalmente, il completamento del Teatro dell'Opera alle Cascine. Per quest'ultimo, infatti, mancano circa 100 milioni, una stima in via di ridefinizione, e la partita più importante si gioca sulla macchina scenica, lo strumento meccanico necessario per cambiare le scenografie. Renzi, che ha chiesto di sottolineare l'importanza della giornata per Firenze «oggi capitale d'Europa», piuttosto che far passare l'idea di un «elemosina che non è» da parte della città nei confronti dello Stato, ha assicurato dei suoi contatti quotidiani con il ministro Corrado Passera per risolvere la questione. Monti, che memore del servizio militare svolto presso la scuola aeronautica delle Cascine ha tenuto ad esternare la sua «istintiva simpatia» per la città, dal canto suo ha precisato di «essere al corrente» della necessità di completamento del Teatro, ma al tempo stesso ha ribadito di essere altrettanto cosciente del fatto che una macchina scenica «costa 40 milioni di Euro». Una cifra non da poco, quindi, che Renzi spero  di ottenere "almeno entro un mese", di modo da poter così trasferire il Maggio nella nuova struttura e vendere il Teatro Comunale. Il sindaco ha auspicato che in questo senso l'intervento di Monti sia «decisivo e risolutivo», anche perché, l'opera del Parco della Musica è un'infrastruttura «voluta, pensata e ideata dal Governo».

I “valori” del premier – Finita la conferenza stampa per i giornalisti Monti si è poi allontanato da Palazzo Vecchio per rientrare a Roma. Ha invitato gli Stati a non strozzare le imprese in questo momento di difficoltà, assumendosi l'impegno di assorbire i debiti che la Pubblica Amministrazione ha accumulato nei confronti delle aziende. «Non pagarle per rispettare il patto di stabilità sarebbe paradossale», ha chiosato il premier. I miliardi che la PA deve alle imprese sono circa 50-70. Sul Libro d'Onore del comune di Firenze, ha invece scritto che «i valori di cultura e civiltà, ai quali Firenze ha dato nei secoli un contributo senza pari, ispirino la nostra Europa». Vedremo se tra una maggioranza scricchiolante, uno spread ballerino e dei mercati che ormai hanno un potere sulle economie statali senza precedenti, anche la sua azione verrà ispirata da cultura e, soprattutto, civiltà. E chissà, se in tutto questo, troverà il tempo per il Teatro dell'Opera e la sua, costosissima, macchina scenica.

 

 

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