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Marta Marzotto Rubriche

E’ incontenibile, vulcanica, un intreccio di concretezza popolare e di esuberanza sofisticata. Una vita spesso sopra le righe, sempre sotto i riflettori, con un dolore incancellabile: la perdita della figlia Annalisa stroncata dalla fibrosi cistica. A tratti questa ombra trapela dalla sua estroversa vitalità. E oggi, nel ricordo di Annalisa, l’impegno che le sta più a cuore è quello nelle attività della fondazione contro la fibrosi cistica, nata nel 1997, di cui il figlio Matteo è vicepresidente.
La incontro nell’appartamento romano affacciato sul Lungotevere. E’ di sua figlia Diamante, Marta dice di non amare il possesso e di spostarsi frequentemente, ospite di amici e parenti. Eppure quella casa, che lei ha arredato, riflette la sua personalità: un mix di colori e di stili che indubbiamente colpisce per la sua particolarità. La trovo sdraiata sul divano, nel salotto, mentre parla al cellulare. La ex contessa rossa, come ama definirsi, rivendica la sua pigrizia: sostiene che starebbe sempre a lavorare col cervello, sul letto o sul divano. Ma la sua è una vita movimentata, fra appuntamenti, incontri e telefoni che squillano in continuazione. Il soffitto, intarsiato con frammenti di specchio, riflette le stoffe etniche della stanza, i lampadari, pezzi d’antiquariato. Marta è estrosa e creativa, mi mostra i gioielli che disegna, coloratissimi, impreziositi da decori animalier ricoperti di strass, la collezione di caftani variopinti e numerosi oggetti scovati nei mercati d’arte nel corso dei suoi viaggi.
Ripercorre la sua infanzia, i sacrifici dei genitori, la povertà. Il suo lavoro di mondina, da giovanissima, poi il trasferimento a Pavia, il suo apprendistato in sartoria e l’occasione, casuale, di sfilare. Da lì una carriera di mannequin che la porta a incontrare il Conte Marzotto, un matrimonio da favola nel 1954, i cinque figli e la sua vita appassionata, a tratti spregiudicata, secondo i detrattori.
Sempre al centro delle cronache mondane, spigliata animatrice di salotti ed eventi, Marta ama stare in mezzo alla gente e si circonda di varia umanità. Come negli anni ’70 quando il suo appartamento in Piazza di Spagna è stato il punto di incontro di artisti, politici, intellettuali, prelati, ma anche di imbucati e personaggi in cerca di fortuna.
I giornali le hanno attribuito centinaia di flirt, lei non se ne è curata più di tanto. Eppure, assicura, i grandi amori sono stati solo tre: Umberto Marzotto, Renato Guttuso e Lucio Magri. E poi un uomo per il quale, confessa, avrebbe fatto follie: Pietro Ingrao, ma si tratta di un amore platonico. Oggi la sfera degli affetti è occupata da figli e nipoti, ai quali è legatissima.
Le fanno compagnia i ricordi e rimangono le sue frequentazioni mondane, l’impegno nella lotta alla fibrosi cistica, i suoi progetti creativi e i viaggi frequenti.

Immagine: Marta Marzotto, ritratto di Renato Guttuso

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