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Masi (Armunia): con Inequilibrio il territorio punta alla vera crescita intellettuale Spettacoli

Castiglioncello – Finisce a Castiglioncello uno dei festival di teatro e danza più interessanti del panorama italiano. Per dieci giorni la diciottesima edizione di Inequilibrio 2015 ha ospitato al Castello Pasquini, tradizionale residenza di artisti, compagnie italiane e straniere che hanno preparato e proposto nuove produzioni che lanciano un messaggio non solo a un territorio sensibile e preparato, ma all’intero universo culturale.

Ogni anno i responsabili di Armunia – il Festival nato nel giugno del 1996 come associazione tra comuni della Provincia di Livorno e della Provincia di Pisa – con in testa i direttori Angela Fumarolo e Fabio Masi si impegnano a dare un contributo per riempire quel vuoto di idee e contenuti che è frutto di una fase della vita nazionale che ha perso il senso dell’orientamento di fronte alle pur necessarie azioni di risparmio e razionalizzazione anche in un settore così delicato per la formazione del cittadino aperto e consapevole come il teatro. “Per il futuro – conferma Masi a Stamp – intendiamo proseguire con questa linea con l’intenzione di valorizzare il lavoro di giovanti artisti, di accompagnare la creazione, rischiando insieme agli artisti sui progetti creativi”

Il festival Inequilibrio 2015 finisce oggi domenica 5 luglio con Metamorfosi di Fortebraccio Teatro. Quale caratteristica innovativa, quale idee per le prossime edizioni ha prodotto?
Abbiamo puntato su compagnie e gruppi nuovi di teatro che hanno portato testi importanti (Pommerat, Ionesco, Cechov) composti da numerosi attori, e pure durate degli spettacoli che normalmente non sono contemplati nei festival, dalle 2 ore e 50 del Gabbiano di Garbuggino/Ventriglia a 1 ore e 50 del Pommerat portato in scena da Alfonso Postiglione. Tutto questo confermando monologhi come quello di grande successo di Oscar de Summa ai Maestri del teatro come Claudio Morganti che ha portato i Canti Orfici di Campana per 23 persone nell’intimità di una stanza del castello. Per quanto riguarda la danza il ritorno di importanti presenze internazionali a fianco di giovani danzatrici italiani. Altra caratteristica del festival la presenza delle trilogia sia nella danza con i lavori di Claudia Catarzi che nel teatro con i Quotidiana.com, secondo le nostre linee di lavoro  che prevedono di accompagnare le creazioni degli artisti nei tempi medio/lunghi necessari dando spazio anche nel festival alla visione del processo creativo complessivo.

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Qual è stata la risposta del pubblico?
Castiglioncello ha un suo pubblico consolidato, in parte del territorio, in gran parte esterno. La risposta è stata buona, visto che che hanno avuto molto pubblico anche quelle proposte che, come dicevamo sopra, prevedevano durate lunghe e testi impostanti e impegnativi. Molto successo ha avuto la danza sia in qualità degli spettacoli che in quantità del pubblico. Faremo i  conti in fondo, ma l’impressione è che il pubblico complessivamente sia sensibilmente aumentato anche rispetto allo scorso anno. Soprattutto abbiamo visto un pubblico variegato in età e provenienza.
Insomma ha raggiunto l’obiettivo di proporre un teatro fuori dagli schemi del pensiero economicistico e turistico per cercare una qualità che favorisca la crescita culturale e politica?
A questa domanda rispondiamo con convinzione di si. Un lavoro serio di accompagnamento dei processi di creazione artistica combinato con iniziative di radicamento e disseminazione del teatro dentro la comunità dove un teatro pubblico, come di fatto è Armunia, si trova a lavorare, grazie ad una efficace attuazione della politica delle residenze artistiche, dà risultati importanti dal punto di vista della crescita della curiosità intellettuale, dell’apertura ai generi e alla diversità del mondo e in quello che negli statuti dei teatri pubblici si definiva la crescita civile ed emotiva del cittadino, come sottolineava il regista Massimiliano Civica al convegno tenuto dall’Ordine dei giornalisti a Castiglioncello nei giorni del festival. 
Il nostro lavoro conferma il fatto che la progettualità culturale deve essere svincolata da qualsiasi riferimento all’incremento turistico e ad un approccio prettamente economicistico, perché i veri risultati a medio-lungo termine, anche da quei punti di vista si ottengono solo se ci si allontana dalla mera politica degli eventi mordi e fuggi che costano tanto e non portano niente in termini di fidelizzazione di un pubblico ad una proposta artistica e di conseguenza al territorio che la propone.
Inequilibrio è un festival di territorio confermato dalla politica delle residenze: come questo radicamento  può diventare messaggio universale? 
Questo è un punto nodale. Purtroppo il cosiddetto mercato del teatro non è generoso nel valorizzare le proposte che si vedono nel festival, perchè si preferisce, appunto, proposte generaliste, facili, televisive. La danza straniera che ospitiamo noi, viene vista anche a RomaEuropa, oppure a Torino Danza  o a Bolzano. Il teatro invece ha più difficoltà. Eppure abbiamo visto spettacoli che certamente non sfigurerebbero nei cartelloni in abbonamento del teatri di circuiti o nei grandi teatri che siano nazionali, o di produzione o di ricerca.
Quest’anno Inequilibrio ha realizzato due iniziative nel nome di due grandi della cultura italiana della seconda metà del novecento Goffredo Fofi e Tullio Pericoli…. 
Continueremo il rapporto di collaborazione con Fofi e il gruppo di intellettuali che ruotano intorno alla sua rivista, Lo Straniero. Così come incentiveremo la collaborazione con artisti, filosofi, scrittori per organizzare piccoli seminari di approfondimento su temi specifici rivolti a gruppi di 20/30 persone. Questo progetto, ancora in embrione, volgiamo che parta dal prossimo autunno e sarà una delle caratteristiche della stagione prossima ventura
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