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Maternità surrogata: la scelta (molto) discutibile di Vendola Opinion leader

Pistoia – La pratica della maternità surrogata, lo sappiamo, in Italia è vietatissima. Quindi che si fa? Semplice, si va all’estero, laddove è permessa. Facile eludere la legge, basta aggirare l’ostacolo. Questo potrebbe valere per ogni ambito, quindi, non solo per la “surrogata”. Al di là delle levate di scudi, pro o contro, tale pratica che l’etica morale e sociale mette al bando, ed al di là dei permessivisti a tutti i costi, ed i negazionisti, i malpensanti ed i benpensanti, ciò che stride, più della vicenda stessa, è proprio l’attore di questa.

Un politico, che per anni ha ritenuto proprio la globalizzazione la vera nemica, fortemente voluto le pari dignità ed i diritti per tutti, come giusto sia, evidenzia proprio nel privilegio di opportunità ( ad altri negate)  il suo desiderio di genitorialità. Perché non adottare e dare così lo stesso amore a chi è già in vita, e magari è abbandonato e sperduto in qualche luogo nel mondo?

No, si “costruisce” il figlio dell’amore, programmandolo nei dettagli, addirittura scegliendone la genetica.  Già, vogliamo mettere la differenza? E senza entrare nel merito della dinamica, personale, familiare, di coppia, legata alla scelta di questa pratica, con tutto ciò che comporta anche nei paesi in cui è legale, ciò che si profila è un quadro alquanto sgradevole proprio in funzione della recente discussione sul ddl Cirinná.

Nei giorni scorsi abbiamo assistito ad una vero confronto, forte e delicato allo stesso tempo, proprio per il tema della Stepchild, la possibilità di adozione degli eventuali figli del partner. Di quelli nati da precedenti unioni, tanto per intendersi, in quel periodo in cui c’era in corso un rapporto di coppia etero. Giusto? Così mi hanno spiegato alcuni membri delle famiglie Arcobaleno.

“Ero sposato, ho avuto due figli ma non ero felice. Poi un giorno ho capito perché, ero gay, ma non l’ho mai abito ammettere a me stesso ed alla mia famiglia. Adesso voglio vivere questa mia condizione come giusto.” Questa una delle dichiarazioni raccolte, e ben spiega il tipo di situazione e di ciò che poi è necessario affrontare, come il far vivere ai propri figli la tranquillità ed i diritti come tutti gli altri. E questo è più che legittimo, ci mancherebbe. Ma qui il fatto è altro. Eddy, il compagno di Nichi ( Vendola) non ha avuto mai figli, ama da anni il suo uomo e non vi è condizione perché possa averne senza ricorrere alla maternità surrogata ( vietata ) o alla adozione, al momento messa da parte perché di prossima discussione.

Nichi Vendola, fondatore di Sel, e fautore assoluto del ddl Cirinnà sin dalle primissime versioni, quindi che fa ? Proprio nel momento in cui si tiene a dare significative spiegazioni su questa Stepchild, debellando il fatto che non riguarda la maternità surrogata ma bensì il poter riconoscere chi già vive in famiglia, lui vi ricorre. “Questo bambino è frutto di una scelta d’amore e la madre naturale sarà parte di un’unica grande famiglia” questa la dichiarazione rilasciata.

Bella nel contenuto, meno bella nella forma, che è sostanza. Resta inteso che tale soluzione è vietata per tutti, sia per le persone omo che etero, e che non è stata certo la prima coppia che ha pensato ed usato tale percorso. Ma chi detiene la bandiera ideologica di un partito di sinistra, che è contro lo sfruttamento e la povertà, contro il mercanteggiare economico a danno di chi è svantaggiato, quale esempio ?

Quale buon esempio offre così facendo, un politico che accede ad una pratica vietata in Italia, frutto di una elusione costosa e complicata che è preclusa ai più? L’avevamo sentito dire: «Ogni volta che leggo di un neonato abbandonato in un cassonetto dell’immondizia, vorrei correre a prendermi cura di quella creatura». Come mai non lo hai mai fatto? Ancora di più si resta esterrefatti del silenzio assordante delle associazioni femministe, che scendono in piazza contro il governo perché non hanno un Ministro (o Ministra) per le Pari opportunità, per le quote rosa e via dicendo, e quelle che si occupano dei diritti inviolabili dei bambini, oggetto spesso di scelte egoistiche e prevaricatrici degli adulti.

Si è letto di tutto, ma non si è letto neppure un giurista o intellettuale, dibattere questo caso ponendosi dalla parte dei diritti, inviolabili, di Tobia e di tutti i bambini senza voce ridotti ad una sola  dimensione, quella egoistica adultocentrica. Tobia sarà, come lo è già, un bambino meraviglioso che sicuramente avrà amore e rispetto, su questo non c’è dubbio. E gli auguriamo che sia sempre così.

Ma non è questo il punto, no. Il punto è un’altro. Siamo ormai arrivati paradossalmente ad affogare proprio quei diritti fondamentali dei bambini, perché si nasce per atto d’amore, perché due persone si uniscono e mettono al mondo la sintesi di loro stessi, trasmettendo i geni e le sembianze alla creatura che vedrà la luce.

Oppure è giusto l’egoismo di taluni che per avere l’oggetto del desiderio si permettono ( sopratutto a livello economico) di usare corpi altrui perché con il proprio, la natura non lo consente ? E si legge qua e là di coppie che scelgono addirittura le sembianze, cercando tra le tante ed i tanti donatori, chi può permettere di avere la pelle bianca, magari più simile possibile alla coppia ordinante, ed il colore degli occhi, magari più belli quelli chiari.

Questo si sa da tempo, è vero. Solo che, come sempre accade, quando questo tocca da vicino chi è famoso e sopratutto chi come politico porta avanti proprio i diritti dei deboli, tutto ciò stride. E parecchio. Libera scelta quella di Nichi e Eddy, come lo sono tutte le scelte personali. Alla fine sono diventati genitori, diciamo così, di una creatura composta da diversi elementi di cui almeno uno è del compagno. Sono genitori all’estero, non qui in Italia al momento, dove vivranno con un bambino nato dall’incontro del seme del compagno con un ovulo di donatrice, deposto per nove mesi nel grembo di una ulteriore donna.

E cosa accadrà dopo l’approvazione della Stepchild adoption, di imminente discussione ? Non pensa l’ex governatore di aver sollecitato ancor di più una decisa stretta su ciò che, magari, poteva diventare lecita richiesta e legittima approvazione, quella dell’adozione dei figli dei propri compagni? I dubbi sollevati erano più che leciti, SNOQ si era ben esposta per paura, legittima, contro la possibile interazione e per la scelta della ” la maternità surrogata ” detta utero in affitto. Oggi lo sono ancor di più. Perché si apre la porta definitivamente a detta modalità per poter, poi, adottare i figli che nasceranno. Perché nulla di più naturale può accadere con la approvazione della legge sulle adozioni, che venga legittimato Tobia, come figlio di Eddy, quindi adottabile da Nicky. Questo è tutto. E quel che è peggio, tutti sanno questo rischio, ma nessuno lo dice.

“L’utero è mio e lo gestisco io” oggi pare più lo slogan di rimando alla libertà dell’uso, qualsiasi sia,  che davvero il grande senso di ciò che ha rappresentato per la libertà femminile. Ed intanto sappiamo che il 17 maggio in Corte d’Assise a Taranto ci sarà il processo per il reato di disastro ambientale dell’Ilva. Ma si sa, siamo in uno Stato garantista fino al terzo grado di giudizio, quindi quale è il problema? Chiudo così, con un -passaggio-  importante che meglio identifica quanto sopra esternato, facendo gli auguri personali a Tobia, che nulla c’entra, perché debba avere sempre tanto amore ed una famiglia per tutta la vita.

“Venne infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato come inalienabile divenne oggetto di scambio, di traffico, e poteva essere alienato; il tempo in cui quelle stesse cose che fino allora erano state comunicate ma mai barattate, donate ma mai vendute, acquisite ma mai acquistate – virtú, amore, opinione, scienza, coscienza, ecc. – tutto divenne commercio. È il tempo della corruzione generale, della venalità universale, o, per parlare in termini di economia politica, il tempo in cui ogni realtà, morale e fisica, divenuta valore venale, viene portata al mercato per essere apprezzata al suo giusto valore. ” ( Karl Marx, Miseria della Filosofia)

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