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Matilde di Canossa, una vita complessa fra potere e solitudine Breaking news, Cultura

Firenze – Matilde di Canossa aveva una personalità complessa. Una vena mistica che le faceva desiderare di chiudersi in convento si univa ad un carattere indomito e autoritario; si circondava di filosofi e teologi ma senza trascurare le questioni di governo.

Sapeva che il potere feudale si reggeva su un’intricata ragnatela di relazioni con i vassalli : un territorio vasto come quello dei Canossa richiedeva di amministrare con equilibrio e i rapporti con le città, con le comunità rurali, con le abbazie. Matilde non volle delegare questi compiti ai suoi vassalli: scelse di svolgerli personalmente.

Aveva appena sei anni quando, nel 1052, ereditò dal padre Bonifacio, marchese di Toscana, enormi possedimenti che dalla Lombardia giungevano fino alle porte di Roma ; per di più, erano territori di grande valore strategico.

La madre, Beatrice di Lotaringia, era nipote dell’imperatore Corrado II; ma anche il papa Leone IX era suo zio. In seconde nozze sposò Goffredo di Lorena il quale pretese il fidanzamento della piccola Matilde con suo figlio, Goffredo il Gobbo.

Lo zio e imperatore Enrico III si oppose e fece deportare in Germania Beatrice e Matilde.  Le due “prigioniere” furono trattate con il riguardo dovuto al loro rango. Poi, nel 1057 poterono far ritorno in Italia. Fu l’occasione per l’insediamento di Matilde nei suoi possedimenti. Durante il percorso vassalli e servi della gleba s’inginocchiavano al passaggio di una bambina di 11anni. Ma nel 1069 il suo patrigno Goffredo il Barbuto, in punto di morte, impose il matrimonio tra, “il Gobbo” e la giovane marchesa di Toscana.

Matilde resisté tre anni. Poi abbandonò la Lorena e tornò a Canossa per governare i  suoi possedimenti. Lo fece con autorevolezza e diplomazia ottenendo la devozione dei vassalli e la l’apprezzamento della Chiesa. Legata a Ildebrando di Sovana che guidava il movimento di riforma ecclesiastica, divenne un personaggio influente nella nomina dei Pontefici. E quando Ildebrando divenne papa(1073) con il nome di Gregorio VII, Matilde fu al suo fianco contro l’imperatore, sebbene Enrico IV fosse suo cugino e amico d’infanzia. Nacque in quegli anni la duplice leggenda di Matilde, descritta negli ambienti ecclesiastici come paladina della fede, mentre i filoimperiali le lanciavano accuse infamanti.

In particolare, Goffredo il Gobbo sostenne che era l’amante di Gregorio VII. Quando l’ex marito fu misteriosamente assassinato ad Anversa i sospetti caddero anche su Matilde. Ma si seppe, poi, che erano accuse infondate. Sgombrato il campo dalla propaganda imperiale che non esitava ad attribuirle un’insaziabile voracità sessuale, occorre anche prendere le distanze da un’iconografia tradizionale che, a causa della sua profonda fede, l’ha ritratta in abiti monacali e in atteggiamento compunto.

Ma altri hanno sostenuto che fosse una persona dalle forti passioni sia spirituali sia carnali, una sorta di santa/guerriera. In effetti, seppe agire con audacia e abilità diplomatica, in un periodo di guerre senza quartiere, di intrighi e congiure. Bella, colta, intelligente eppure malinconicamente sola, mostrò particolare attitudine al comando.

L’episodio più noto della sua azione politica fu la cosiddetta “umiliazione di Canossa”. Enrico IV, non voleva cedere sul diritto d’ investitura dei Vescovi, e il Papa aveva risposto con la scomunica. I grandi feudatari tedeschi ne presero spunto per sottrarsi al giuramento di fedeltà e si misero in cerca di un successore.

Benché fedele alleata del Papa, sostenne che se Enrico avesse chiesto pubblicamente perdono, lo scontro con la Chiesa si sarebbe placato. L’imperatore, abbandonato dai suoi vassalli giunse a Mantova nel bel mezzo di un inverno particolarmente  rigido.

Matilde, chiese  al  cugino  un eloquente atto di umiltà : sfidando una tempesta di neve, nel   gennaio 1077 Enrico  giunse a Canossa  e, per tre giorni,  vestito con un saio , con il capo coperto di cenere,  inginocchiato nella neve, chiese di essere ricevuto.

Sebbene pressato da Matilde e da prelati a lei fedeli, Gregorio VII  taceva.  Sapeva quanto  Enrico IV fosse orgoglioso, arrogante, vendicativo. Quell’atto plateale di umiltà non lo convinceva. Matilde, allora,  lo implorò, pianse, poi si adirò, gridò che era “crudele”  perché non si poteva impedire ad un cristiano di salvarsi l’anima.

Parlava per sincero afflato religioso e per l’affetto che, nonostante tutto, la legava al cugino, a cui era stata legata durante il soggiorno-detenzione in Germania. Ma soprattutto, non  dimenticava di essere Vicaria imperiale.

Gregorio VII ,alla fine si convinse e concesse il perdono. Pensava che avesse ormai imparato la lezione. Accadde l’opposto. Revocata la scomunica  Enrico IV  tornò ad essere un interlocutore difficile.

Scese in Italia alla testa di un potente esercito; a Lucca  accusò pubblicamente Matilde di lesa maestà, le revocò la funzione di Vicario imperiale e i relativi possedimenti. La GranContessa subì la ribellione di varie città, i suoi possedimenti furono invasi dalle truppe imperiali, mentre il papa, per non essere preso prigioniero si rifugiò presso i Normanni dove morì.

A questo punto, è facile accusare Matilde d’ingenuità. Ma la partita non era ancora chiusa. Su consiglio del Papa Urbano II sposò Guelfo V, di vent’anni più giovane di lei figlio del Duca di Baviera, irriducibile nemico dell’imperatore.

Fu lei a farsi avanti con una lettera che è un esempio di diplomazia : “ Non per leggerezza femminile o per temerarietà, ma per il bene di tutto il mio regno- gli  scrisse-  ti invio questa lettera accogliendo la quale tu accogli me e tutto il governo della Longobardia. Ti darò tante città tanti castelli, tanti nobili palazzi, oro ed argento a dismisura e soprattutto tu avrai un nome famoso”.

Il matrimonio fu celebrato con grande fasto. Ma durò poco. Alcuni cronisti hanno riportato che Guelfo temeva un incantesimo da parte della sposa. Allora, come racconta Cosma di Praga, dopo averlo atteso invano per due notti nel letto nuziale, Matilde, ancora molto bella sebbene fosse “ormai” quarantenne , gli si presentò nuda dicendogli tutto è davanti a te e non v’è luogo dove si possa celare maleficio… Ma il Duca non reagì. Allora lei lo prese a schiaffi e lo cacciò con alte grida.

Comunque, urgevano problemi più gravi. Enrico IV aveva assediato Mantova. Matilde si attestò sull’ Appennino nel poderoso sistema difensivo imperniato su Canossa.

Furono quindici anni di guerre. Poi, nel 1111, dopo la morte di Enrico IV, il suo successore  Enrico V, dopo  aver ricevuto la corona  imperiale,  la incontrò a Bianello, vicino a Reggio Emilia, dove le conferì il titolo di Vice Regina d’Italia. 

Matilde morì nel 1115, dopo aver passato i suoi ultimi anni a dirigere importanti opere pubbliche  e nell’erigere le c.d. “chiese matildine”. E’ sepolta a Roma in San Pietro unica donna insieme alla regina Cristina di Svezia).Sulla sua tomba scolpita dal Bernini campeggia la scritta Onore e Gloria d’Italia.

Cinquant’anni dopo nel conflitto fra la Lega lombarda e Federico Barbarossa la sua figura divenne il simbolo della libertà contro il potere degli imperatori tedeschi. E, nel XIX secolo, durante il Risorgimento divenne  un simbolo della lotta per l’indipendenza dell’Italia.

Anche le fonti iconografiche la presentano in modo diverso . Dalla statua con la spada sguainata sulla facciata del Monastero di San Benedetto Po ai dipinti in abiti regali oppure in fogge quasi monacali. Nella statua che sovrasta il suo mausoleo in S.Pietro indossa un elmo e  impugna una sorta di scettro come se fosse un’arma.

Il Corteo storico matildico  che si tiene a Quattro Castella, in provincia di Reggio Emilia, giunto alla 55 edizione ha visto Matilde impersonata da note attrici. Le prime furono Maria Fiore, nel 1955 Marisa Borroni (una delle prime signorine buonasera della Tv) l’anno successivo, Silvana Pampanini  nel 1957.

Quest’anno  nei panni della Grancontessa  è  stata l’attrice romana  Elda Alvigini. 

Un’altra attrice, Maria Antonietta Centoducati, che ha impersonato Matilde nel 50°Corteo storico nel 2015  ha scritto e interpretato lo spettacolo “Gennaio 1077: L’incontro- Matilde di Canossa ed Enrico IV” (di cui lei stessa è autrice del testo con la regia di Antonio Fava) incentrato ,appunto, sul rapporto della potentissima feudataria con il cugino imperatore  Enrico IV con un dialogo appassionante, intenso che introduce vari elementi di novità.

Abbiamo interpellato Maria Antonietta Centoducati, la quale ha spiegato:  “Ho scritto io stessa il testo dando un taglio decisamente “!umano” alla vicenda: Matilde ed Enrico sono giovani, lei ha 30 anni lui 25 e sono due persone potenti ma terribilmente sole. Senza amore entrambi vivono la loro vita politica perchè devono. Matilde è una donna forte, ha accettato il suo destino già da bambina”.

Qual era ?

“Sua madre Beatrice di Lorena le ha insegnato che è suo dovere servire il papa e obbedire. Avrà un matrimonio con un uomo orribile, Goffredo il Gobbo che muore in circostanze misteriose…avrà il dovere di difendere il papa e affrontare suo cugino Enrico IV”.

Quale la personalità dei due protagonisti?

“Enrico (interpretato da Gianni Binelli) è bello, prepotente, ama le donne. sicuramente subisce il fascino della cugina Matilde, donna colta, bella (è alta, rossiccia, occhi chiari,conosce varie lingue, è colta). “Siamo due infelici Matilde, senza amore” le dice varie volte nel mio testo teatrale…ecco, una sottile trama di infelicità tiene prigionieri i due personaggi”.

Coinvolgente l’incontro che precede di pochi giorni l’evento di Canosa: una donna e un uomo ancora giovani eppure destinati a vivere senza amore, destinati a farsi la guerra, poi a morire in solitudine lasciando, però, l’eco delle loro gesta.

Foto: dallo spettacolo “Gennaio 1077: L’incontro- Matilde di Canossa ed Enrico IV” da Maria Antonietta Centoducati, autrice del testo e interprete.

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