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Matrimoni nulli per la Chiesa, ora lo sono anche per lo Stato Società

Grazie ad una coppia di Massa Carrara la Corte di Cassazione, ribaltando sue precedenti sentenze, ha stabilito che da oggi la sentenza di nullità di un matrimonio religioso potrà essere riconosciuta anche dai tribunali italiani. Si tratta di una sentenza rivoluzionaria, che permetterà, a 3000 coppie all’anno di vedersi riconoscere la sentenza ecclesiastica in Italia.  Dal 2008 a oggi numerose coppie che avevano chiesto la nullità alla Chiesa si sono spesso viste negare dai tribunali italiani il riconoscimento della cancellazione del matrimonio, con la conseguenza che l' assegno di divorzio non veniva tolto. Infatti, in generale, con il riconoscimento della nullità canonica, lo Stato eliminava l'assegno di separazione, o divorzio, stabilito dal Giudice civile italiano. La Cassazione, prima di oggi, aveva stabilito che la convivenza tra i coniugi prolungata per più di un anno era da considerarsi sempre espressiva della volontà di accettazione del matrimonio e quindi le sentenze ecclesiastiche non potevano essere recepite. Ora invece con la sentenza n.1780 dell’8 febbraio 2012, la situazione è stata ribaltata. Nel caso specifico – una coppia con il marito spinto al matrimonio dalla mamma e dalla fidanzata – il marito aveva sempre detto che un giorno, se le cose non fossero andate per il verso giusto, sarebbe ricorso al divorzio. Al divorzio, dopo 15 anni di matrimonio, con diverse infedeltà accettate dalla moglie, e la nascita di una figlia, alla fine non è ricorso lui, ma lei, chiedendo un assegno di mantenimento. L’uomo successivamente si è rivolto al competente Tribunale Ecclesiastico, ottenendo, nel 2007, la sentenza di nullità, successivamente recepita dalla Corte d’Appello di Genova. La signora si oppose al riconoscimento, ricorrendo in Cassazione, “disturbata” per la perdita del diritto all'assegno di mantenimento, appellandosi in forza alle  sentenze precedenti, essendo di fronte ad un matrimonio durato 15 anni. Solo che i Supremi Giudici di Cassazione, contraddicendosi, hanno dato nuovamente torto alla signora. I Giudici ritengono che non è sufficiente coabitare o dormire sotto lo stesso tetto per dimostrare che si sta vivendo appieno il senso del matrimonio, ci vuole un sentimento, un legame vero, il rispetto dei diritti e degli obblighi reciproci, cosa che in questo caso specifico non c’era, nonostante i 15 anni di matrimonio e una figlia. “Con tale motivazione –  ha dichiarato l'avvocato Iacopo Tozzi uno dei legali dell'uomo –  é stato mutato il precedente orientamento, e si é addirittura ampliata la possibilità di far riconoscere le sentenze ecclesiastiche di nullità in piena aderenza dello spirito del Concordato che stabilisce che il mancato riconoscimento deve rappresentare l'eccezione”.  Tutto a posto quindi, e via liberi agli scioglimenti e agli annullamenti degli assegni di mantenimento, per lo meno fino alla prossima sentenza “rivoluzionaria”.

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