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Matteo Biffoni, cronaca di una vittoria annunciata Opinion leader

Prato – Il Sindaco uscente Matteo Biffoni è risultato  vincitore con diecimila voti di scarto al ballottaggio delle elezioni comunali che si sono svolte a Prato il 9 giugno scorso.

Il suo sfidante Daniele Spada voluto dalla Lega e sostenuto da un centro destra non troppo convinto e litigioso, non è riuscito ad attirare le simpatie dei cittadini pratesi nonostante la presenza del Ministro degli Interni il leghista Salvini che per ben due volte è venuto in città e in piazze diverse ha arringato le folle perché votassero il prescelto dal suo duo di fiducia Ceccardi – Recaldin.

Una vittoria quella di Matteo Biffoni che non è ascrivibile esclusivamente alla cattiva scelta di un avversario  “calato dall’alto” e non scelto dal territorio, come si è sentito spesso nei corridoi, nei salotti buoni della città e tra gli osservatori, perché Daniele Spada è pratese (ha rivendicato con orgoglio i suoi natali in via Pistoiese una  strada oggi ad alta densità cinese), ma non è un politico, anche se appartiene all’area di destra moderata cui la Lega strizza l’occhio e che va svuotandosi dei suoi uomini migliori.

Dunque se non è stata l’infelice candidatura di Daniele Spada piuttosto che un’altra la causa della vittoria di Biffoni, allora  a quest’ultimo gli deve essere quanto meno riconosciuto il merito di essere riuscito a raccontarsi come Primo Cittadino ma anche a raccontare una città che lui stesso ha in più di un’occasione definito “meravigliosamente complessa.”

Cinque anni fa era il 2014, dopo la parentesi di un amministrazione guidata dal centrodestra con un Sindaco imprenditore, erano quegli anni del folklore berlusconiamo a cui Prato nel 2009 non si sottrasse subendone il fascino, Matteo Biffoni vinse al primo turno con un consenso enorme.
La sua coalizione che raccoglieva tutte le anime del centrosinistra si affermò  al 58,2%, lasciando al palo il centrodestra di Roberto Cenni che non andò oltre al 28,7%. Da allora  il giovane avvocato quarantenne amico del premier Renzi che fin da subito vide in lui il politico (unico su piazza) capace di caricarsi una città chiusa nelle proprie mura a causa della poca lungimiranza dell’amministrazione cenniana, ne ha fatta di strada.
E ad una visione pratocentrica ne ha opposto un’altra, la sua in cui la città, seppur con le sue mille contraddizioni tentasse  di imporsi come realtà europea. Un’idea da sviluppare in un periodo storico in cui si sono affacciate  nel mondo prepotentemente nuove visioni  di società  che in poco tempo hanno stravolto sistemi, apparati e scardinato certezze.
E Prato non si è sottratta a questo vento di ostilità che spira ancora una volta da quella parte politica che da sempre sbandiera paure nei confronti di chi arriva da altri paesi,che vuole mettere al bando chi ha una diversa pigmentazione della pelle o che prega un Dio differente da quello cattolico. In tante parti del mondo ma anche in  paesi vicini al nostro si costruiscono muri, fioriscono politici populistici che alimentano movimenti contro l’umanità e che rischiano di offuscare l’idea stessa di quell’Europa voluta dai  nostri padri.
E Prato? Questa città oggi, all’indomani della vittoria di Matteo Biffoni, a quanto pare si muove al contrario. È una delle prime in Italia ad avere eletti  in consiglio comunale due cinesi Marco Wong e Teresa Li della lista civica che ha sostenuto Matteo Biffoni e tra i banchi dell’opposizione in quota lega il giovane rumeno Claudiu Stansel.
Dunque un diverso modo di raccontarsi al mondo, all’Europa e alle nazioni dai governi a forte impronta populista. E messi una volta a posto, a quanto si dice, gli strascichi giudiziari di una campagna elettorale al veleno in cui più che proposte da parte dell’opposizione sono arrivate anche sui  social fake news ed altro, per opporre all’idea del sindaco di una città “meravigliosamente complessa”, una oscura e malavitosa, toccherà finalmente  a Matteo Biffoni farla finalmente decollare in tutte le sue peculiarità vecchie e nuove,in un mix di antico e moderno perché Prato diventi finalmente anche sui media una bella città da raccontare.
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