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Maturità: i filosofi orientali nei programmi dei licei francesi Cultura

Parigi –  Covid o non Covid i maturandi francesi quest’anno dovranno inaugurare una discussa riforma del baccalaureat che prevede un maggior peso nella valutazione degli studenti del controllo continuo e un minor numero di esami, sia scritti che orali.
Tra gli scritti che le nuove regole non hanno eliminato, campeggia l’esame di filosofia che per la prima volta quest’anno si apre anche alla filosofia orientale. Una bella iniziativa soprattutto in un ordinamento scolastico, come quello francese,  che poco si avventura al di là dei confini del paese, che si tratti di storia  o di letteratura per non parlare della geografia che quasi non esiste.

Secondo le nuove disposizioni,  nel programma di fine liceo la lista dei filosofi “eleggibili” all’esame è passata da 57 a 83 nomi per allargare l’orizzonte degli studenti al di là della filosofia occidentale finora ritenuta la sola degna di attenzione, almeno sui banchi di scuola. Il nuovo panorama dà maggior spazio alle donne e propone autori non occidentali, come il cinese Zhuangzi, il persiano Avicenna, il buddista indiano Nagarjuna e il rabbino sefardita Mosé Maimonide.

“Finalmente, il  mito accademico della filosofia “solo greca” in auge nel XIX e XX secolo sembra cominciare a mostrare crepe” ha commentato il filosofo Roger PolDroit alla notizia che è ora ufficialmente consentito di studiare  opere di tradizioni diverse come quelle taoiste, buddiste o arabo-persiane. Insomma, come sottolinea la radio France Culture, che per fare della filosofia “non c’è bisogno di essere un uomo o di discendere dai greci”.

L’iniziativa al momento non ha raccolto solo consensi anche perché, almeno per il bac del 2021,  il terreno non è stato preparato e forse anche in futuro incontrerà resistenze da parte dei professori di filosofi che loro stessi non hanno una grande familiarità con le “new entries”. Secondo il presidente dell’associazione dei professori di filosofia questi autori difficilmente saranno  studiati “ma bisognava rispondere a una pressione simbolica o politica.  Al momento comunque anche pochi studenti ne sono al corrente: mio nipote che a giugno deve passare l’esame di filosofia non ne ha ancora mai sentito parlare e gli autori venuti dal levante continuano ad essere per lui degli sconosciuti.
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