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Maxi inchiesta Keu, chiuse le indagini Breaking news, Cronaca

Firenze – Concluse le indagini preliminari dell’inchiesta Keu, con circa 38 indagati in totale, politici, dirigenti pubblici e imprenditori. La maxi indagine partì nell’aprile 2021 e mise sotto il focus degli inquirenti il distretto conciario di Santa Croce sull’Arno, e gli, ad ora presunti, rapporti fra esponenti del territorio e il clan Gallace. La notifica di chiusura delle indagini è l’atto propedeutico alla richiesta di rinvio a giudizio. Sulla questione, il presidente della Fondazione Caponnetto, Salvatore Calleri, commenta: “L’indagine Keu è una indagine seria, ben condotta. Oggi arriva ad un primo risultato che non può non destare la dovuta preoccupazione per il tipo di reati contestati. Indubbiamente la Toscana purtroppo non ha avuto anticorpi forti in grado di tenere lontana la mafia”.

Gli atti di conclusione delle indagini sono stati notificati dalla Dda di Firenze. Secondo le ricostruzioni degli investigatori, si registrerebbe l’avvenuta contiguità tra imprenditori in Toscana e ‘ndrangheta. I due avvisi di conclusione indagini della maxi-inchiesta sugli smaltimenti dei rifiuti speciali delle concerie vedono il primo filone con 6 aziende e 26 indagati tra politici, dirigenti pubblici e imprenditori, legati al clan Gallace di Guardavalle nel catanzarese: l’accusa è di associazione a delinquere finalizzata a traffico illecito di rifiuti e inquinamento ambientale, oltre che indebita erogazione di fondi pubblici e corruzione in materia elettorale. Quset’ultima riguarda un consigliere regionale che, è l’ipotesi dell’accusa, avrebbe ricevuto un sostegno alle Regionali 2020 dall’Assoconciatori. Nel secondo procedimento, che riguarda la gestione dei rifiuti, sono coinvolti 12 indagati, ovvero, oltre a soggetti del clan Gallace, un dipendente regionale e imprenditori e persone del clan Gallace. L’accusa, estorsione illecita concorrenza con minaccia e violenza aggravati dal metodo mafioso.

Il cuore delle indagini è costituito dallo smaltimento illecito di quantità enormi di fanghi tossici di conceria, affidati alla ditta Lerose, che, secondo il capo d’imputazione, facevano riferimento alle cosche di ‘ndrangheta. Non solo concerie, tuttavia: infatti nell’inchiesta risulterebbero finire anche due aziende aretine del settore orafo, che, secondo le accuse, avrebbero utilizzato i Lerose per il conferimento dei rifiuti tossici delle loro attività. Rifiuti che, mischiati con il Keu proveniente dalle concerie e altri rifiuti tossici, sarebbero poi tornati a gravare sul territorio in altre forme, come le asfaltature del manto stradale, in particolare della SR 429.

Il presidente regionale Eugenio Giani, a margine di un convegno sulle mafie a Scandicci alle porte di Firenze, cui hanno partecipato molti studenti, con il  procuratore aggiunto Luca Tescaroli della Dda di Firenze che ha firmato proprio l’inchiesta, ha rilasciato alcune battute: “Nel momento in cui questa inchiesta si conclude con procedure che portano a rinvii a giudizio, alla messa in evidenza di profili di responsabilità e di un fenomeno che purtroppo va a infiltrare attività economiche importanti come quelle della pelle in Toscana, prenderemo provvedimenti assolutamente rigorosi perché possa essere assolutamente chiusa ogni possibilità di infiltrazione”.

“Questo evento di oggi – ha detto – è anche la testimonianza di come nella cultura, nella sensibilità, nella passione degli studenti, l’impegno antimafia crei quello che è necessario anche in regioni come la nostra, dove la mafia in modo subdolo e silenzioso si infiltra nelle attività economiche, negli appalti. Il fatto che possa esserci questo presidio di legalità costruito dalla coscienza e dalla cultura dei nostri giovani è l’elemento più importante”.

Intanto, per quanto riguarda le aziende aretine del settore chimico- orafo e i dirigenti che sono stati raggiunti dall’avviso di conclusione delle indagini, giungono in serata due  note. L’accusa di smaltimento illecito non avrebbe riguardato infatti solo il keu, scarto speciale dei lavori di conceria a Santa Croce, ma anche gli inerti del distretto orafo aretino. Tra le aziende aretine, due, Chimet e Tca, inviano due note distinte. La Chimet conferma che “alcuni suoi dirigenti hanno ricevuto questa mattina la notifica dell’ ‘avviso di conclusione delle indagini preliminari’ nel quale la procura della Repubblica di Firenze ipotizza reati ambientali legati al conferimento di un rifiuto (scoria vetrosa di fusione) all’impianto Lerose di Bucine”.

“L’azienda – si legge nella stessa nota – contesta fermamente di aver operato al di fuori di ciò che prevede la legge e di ciò che le autorizzazioni, anche dell’impianto Lerose, consentivano di fare. Chimet ritiene che vi sarà tempo e modo per dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati”. Per quanto riguarda la Tca, nella nota si legge: “Siamo stupiti della contestazione che ci coinvolge e auspichiamo che sia fatta completa chiarezza. Daremo ogni utile supporto a dimostrazione della nostra estraneità alle condotte contestate. Siamo comunque sconcertati nell’apprendere delle ombre legate alla società, autorizzata dagli enti preposti, cui quindi conferivamo gli scarti di lavorazione. Saremo come sempre collaborativi con le autorità e allo stesso tempo ci riconosciamo nella richiesta di raggiungere la completa chiarezza in questa grave vicenda”.

Sulla questione giunge anche la nota di Libera: “Gli esiti delle indagini preliminari dell’operazione Keu di Santa Croce sull’Arno (Pisa) ci sembrano molto inquietanti e confermano quanto dichiarato a suo tempo da Libera Toscana tramite i propri coordinamenti di Pisa e del Valdarno. Siamo di fronte a una pericolosa triangolazione fra una parte delle grandi reti produttive e aziendali, il mondo politico e le organizzazioni criminali e non possiamo restare a guardare”. E’Andrea Bigalli, referente di Libera per la Toscana, a commentare la conclusione delle indagini della Dda di Firenze sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nello smaltimento abusivo di fanghi di conceria del distretto di Santa Croce (Pisa). “Un atto atteso da tempo vista la lunga indagine condotta dai Carabinieri Forestali e dal Nucleo Operativo Ecologico, che li ha portati nei palazzi della politica regionale. Fra i reati, la corruzione elettorale”, aggiunge indicando i nomi di alcuni indagati fra funzionari, dirigenti regionali e il consigliere regionale Andrea Pieroni del Pd “accusato di aver presentato un emendamento alla legge regionale che eliminava una serie di obblighi per il consorzio e favorendo lo smaltimento illecito dei veleni”.

“Non siamo qui a dire che il mondo politico toscano è in contatto diretto con la mafia – precisa Bigalli – ma la triangolazione è evidente e allarmante. Il presidente Giani ha già promesso che la Regione prenderà posizione e darà adito a tutto quello che la magistratura ha messo in atto, intervenendo direttamente verso i propri dipendenti coinvolti. E con l’occasione chiediamo ai partiti politici coinvolti di ripartire da un ripensamento radicale e profondo e da una chiara presa di posizione contro queste convergenze. Il mondo politico deve allertarsi nei confronti delle infiltrazioni mafiose, per evitare che si facciano affari con la mafia”.

notizia in aggiornamento

 

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