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May a Firenze: la Brexit sta rafforzando l’Europa Opinion leader

Milano – All’indomani  del referendum del 23 giugno 2016, mi permisi di dubitare che alla Brexit il Regno Unito sarebbe arrivato davvero. Ora, dopo un anno durante il quale tutti, sui due lati della Manica, hanno toccato con mano i costi ingentissimi pressoché certi di una hard Brexit, e al tempo stesso i problemi pressoché insolubili di quella soft, Theresa May è venuta con i suoi ministri a Firenze a dirci solennemente quanto la Gran Bretagna voglia bene all’Europa e quanto i suoi e i nostri destini siano indissolubilmente uniti: il Regno Unito, è vero, ha scelto di separarsi  perché vuole recuperare la propria sovranità piena; ma la cooperazione in economia, ricerca scientifica, sicurezza interna e politica estera, deve continuare come prima; e gli europei devono continuare a considerarsi in UK come a casa loro.

Dunque, “niente hard Brexit – ci dice in sostanza Theresa –; e poiché quella soft non sappiamo come farla, per ora meglio prorogare il termine del 2019 di un paio d’anni”. In molti hanno letto in questa idea del rinvio un’applicazione del principio millenario quod differtur aufertur: di qui al 2021, beato chi c’ha un occhio. Il negoziatore di Bruxelles Michel Barnier, dal canto suo, ha subito salutato positivamente questo discorso; e si dice che stia studiando questa risposta ufficiale: “Sì, ma a patto che il rinvio sia di tre anni; così avete più tempo per ripensarci”.

Una cosa è certa: questa vicenda della Brexit, che si temeva segnasse l’inizio dello sfaldamento dell’Unione Europea, sta in realtà rafforzandola: perché rende evidente il danno del restarne fuori e al tempo stesso azzera il potere di interdizione che fino al referendum del giugno 2016 il Regno Unito aveva esercitato sul processo di integrazione.

È proprio vero che non possiamo mai sapere che cosa accade per il nostro male e che cosa per il nostro bene.

Foto: Theresa May

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