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Il mediatore culturale? Viaggia sul bus Società

Prato – Il progetto è firmato Cap, Caritas e Provincia di Prato. Obiettivo: migliorare i rapporti e la comunicazione tra personale Cap e passeggeri, autoctoni e stranieri. E così è partita proprio in questi giorni l’iniziativa “Mediatori in bus”, finanziato dalla Provincia attraverso il Fondo sociale europeo con 15 mila euro. il progetto è stato presentato questa mattina dalla vice presidente Ambra Giorgi, dal presidente e dal direttore della Cap, rispettivamente Giuseppe Gori e Alberto Banci, e dalla direttrice di Caritas Idalia Venco.

“Mediatori in bus” (è la prima iniziativa del genere in Italia, come sottolineano gli intervenuti) è un progetto che mira all’integrazione socio-culturale delle numerose etnie presenti sul territorio attraverso l’introduzione di una figura con competenze specifiche: il mediatore culturale. Si articolerà in due fasi distinte: la formazione, rivolta agli addetti alla verifica ed ai mediatori culturali e l’operatività assistita, in cui gli stessi partecipanti alla formazione saranno chiamati a svolgere la funzione di mediatori culturali intervenendo nelle situazioni più delicate e conflittuali a bordo degli autobus. I partecipanti hanno un’età che va dai 33 ai 54 anni. Si tratta di personale abitualmente a contatto con l’utenza presente sui bus e che con maggior frequenza si trova ad affrontare situazioni di criticità legate all’attività di verifica svolta. Sui mezzi Cap ogni anno si fanno 160 mila verifiche, il 10% delle quali scopre passeggeri non in regola.

Il progetto prevede la partecipazione di 16 verificatori di Cap e 6 persone extracomunitarie, provenienti dalla Nigeria e dal Maghreb, individuati da Caritas divisi in due gruppi composti ciascuno da 8 verificatori e 3 immigrati. La parte in aula, gestita da due docenti, uno psicologico e un mediatore culturale, prevede con 39 ore di formazione di fornire ai partecipanti coinvolti conoscenze essenziali e strumenti metodologici nuovi ed utili alla comunicazione interculturale. La formazione ‘pratica’ avverrà naturalmente sui bus.

I mezzi di trasporto pubblico vengono utilizzati ogni giorno da persone di più nazionalità, con rischi di incomprensioni e tensioni che a volte rendono il mezzo stesso poco sicuro, da qui la necessità di individuare strategie di coesione sociale che possano favorire l’instaurarsi di un dialogo guidato e più costruttivo. I tanti reclami recapitati all’azienda e la rilevazione di episodi di conflitto a bordo, spesso generati proprio da incomprensioni dovute alla distanza culturale, hanno evidenziato l’esigenza di intervenire, considerando anche che una delle principali cause di infortunio lavorativo degli ultimi anni per il personale Cap è quello delle aggressioni sul bus, subite principalmente dal personale di verifica.

 

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