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Mediterraneo al femminile, Leila El Houssi racconta la storia femminista dell’Oltremare Breaking news, Cultura

Prato – Si è conclusa ieri sera l’interessante iniziativa promossa dalla Associazione Aps Senza Veli sulla Lingua che siede insieme ad altre realtà associative del Terzo Settore, al Tavolo delle Pari Opportunità del Comune di Prato dell’assessore Ilaria Santi e nelle Antenne Antidiscriminazione della Provincia di Prato per mantenere alta l’attenzione sulle tematiche femminili. Ospite nel Salone Apollo della Pubblica Assistenza l’Avvenire di Prato, storica istituzione pratese fondata nel 1899, (si occupa di servizi socio-sanitari e assistenziali 118, ricoveri ospedalieri e dimissioni, anziani, disabili ed altro ancora), Leila El Houssi nota professoressa di Storia e istituzioni dell’Africa all’università La Sapienza di Roma, con una una lectio su “Oltre gli stereotipi: storia femminile e femminista nella riva Sud del Mediterraneo”.

L’incontro in collaborazione con il Tavolo dello sviluppo delle politiche di genere della Pubblica Assistenza l’Avvenire della dottoressa Elisabetta Cioni e il Comitato Pari Opportunità presso l’Ordine degli Avvocati di Prato con l’avvocata Giuseppina Messineo, scaturisce dal tentativo di conoscere le altre realtà femminili  e femministe  di donne che vivono al di là del Mediterraneo. Che trova anche la sua dimensione nella mission dell’associazione Senza Veli sulla lingua nata nel 2013 con la precisa volontà di essere multietnica. “Perchè la violenza contro le donne non ha colore,nè razza nè religione” come ha spiegato in più di un’occasione la sua presidente italoyemenita e musulmana Ebla Ahmed.Obiettivo della serata è stato quello di allungare lo sguardo sui movimenti femminili che hanno contribuito a cambiare usanze e consuetudini in quei paesi a pochi chilometri dal nostro,per una maggiore conoscenza di un fenomeno che ,come donne occidentali siamo tenute ad approfondire per rimuovere pregiudizi e stereotipi. E se balza agli occhi che i movimenti femministi in Occidente che tanto hanno fatto nel passato per le conquiste delle donne, in questo momento vivono una fase di stanchezza, conoscere,invece,quelli acquisti dalle donne dell’altra sponda del Mediterraneo può essere un modo per ritrovare nuove motivazioni e slanci.

E così grazie a Leila El Houssi, scopriamo che dall’Egitto,alla Libia,all’Algeria al Marocco fino alla Tunisia, non oggi ma nel recente passato ci sono stati movimenti femminili importanti che hanno cambiato le leggi nei loro paesi. E anche lì donne simbolo come l’egiziana Hoda Sha’arawi che nel 1923 formò, prima il Comitato femminile centrale del Wafd, unico gruppo femminista politico. Fu lei a togliersi il velo in pubblico e spontaneamente imitata anche dalle altre donne presenti. Un gesto simbolico per rimuovere quella barriera invisibile che separava le donne arabe dalla vita pubblica. Ed ella stessa contribuì alla riforma nel suo Paese al Codice dello Statuto personale.
Invece in Tunisia l’Unione Nazionale delle Donne della Tunisia,nel 1956, chiese al presidente Bourguiba “di concedere l’uguaglianza dei diritti e di accettare la partecipazione delle donne alla vita pubblica facendo promulgare dal Governo tunisino,un Codice dello Statuto Personale che «rispondeva ai bisogni di una società emancipata».Un testo fondatore della Tunisia moderna che concedeva alla donna diritti sconosciuti fino ad allora nel resto del mondo arabo. Venendo ai giorni nostri in Marocco grazie al femminismo islamico avvengono una serie di importanti riflessioni sul Corano. Un movimento che intende proporre nuove interpretazioni dei testi sacri ponendo l’attenzione sulle donne e sul loro ruolo nella società e nella famiglia. Una vera e propria rilettura “di genere” del Corano, che le femministe islamiche,formate teologicamente nelle migliori università, rivendicano a partire da una serie di diritti come l’abolizione delle leggi che impongono alle donne una condizione d’inferiorità.
Leggi che hanno alimentato una visione occidentale della donna araba come chiusa e sottomessa,vittima passiva della cultura e della religione oppure figura esotica, erotica e velata che subisce gli avvenimenti senza intervenire. Un ritratto femminile cui ha anche contribuito un certo tipo di letturatura che affonda le sue radici nell’arte e nella letteratura europea ottocentesca in cui la donna araba è immaginata come odalisca e sensuale. A fine serata Leila El Houssi ha sottolineato anche che, “l’Islam non è alla base della condizione arretrata della donna musulmana,quanto piuttosto ad una visione patriarcale,a cui non si sottraggono paesi moderni come il nostro, perchè l’intento di questo comune pensare è voler spingere la donna ai margini della società. Pertanto imparare a conoscere,anche semplicemente ascoltando la storia di questi mondi a Sud del Mediterraneo attraverso le sue femministe ante litteram è il primo passo per comprendere come esse da oggetti sono diventati soggetti della storia e del cambiamento che è ancora in corso”. A conclusione dell’incontro un dibattito in sala, a seguire i saluti del presidente Benedetti e l’invito unitamente all’assessore Santi a Leila El Houssi perchè ritorni al più presto a Prato per un nuovo ed appassionante incontro in città sulla storia femminile dell’Africa.
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