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Memoria: Gino Bartali, una bici contro il fascismo Cultura

Firenze – ‘’Un libro come questo lascia dei messaggi molto importanti alle generazioni giovani”.  Sono tanti i libri su Gino Bartali, il ciclista che non solo vinse tre Giri d’Italia, due Tour de France, oltre a numerose altre corse ma che nel 1943-44 si adoperò anche in favore dei rifugiati ebrei come membro dell’organizzazione clandestina DELASEM compiendo numerosi viaggi in bicicletta dalla stazione di Terontola-Cortona fino ad Assisi, trasportando documenti e foto tessere nascosti nei tubi del telaio della bicicletta affinché una stamperia segreta potesse falsificare i documenti necessari alla fuga di ebrei rifugiati.

Ora esce ancora un libro sullo straordinario personaggio, ma un libro particolare e veramente diverso da tutti gli altri: Bartali, una bici contro il fascismo. Questo hanno annunciato stamani a Palazzo Vecchio il presidente del Quartiere 1 Maurizio Sguanci, Luigi Bartali, figlio di Gino, Federico Baldi di “Firenze in armonia” e Claudio Miceli de “Gli amici di Lillo”, due associazioni che operano a Firenze.

Questo libro è il risultato delle ricerche di Alberto Toscano, giornalista italiano che vive e lavora da 33 anni a Parigi, dove è stato presidente della Stampa estera e dove collabora attualmente a vari programmi politici e culturali dei principali media transalpini. È il risultato di una ricerca storica che mette in luce anche dettagli ed aspetti dimenticati della relazione tra Francia e Italia.

Attraverso la ricostruzione della vita di “Ginettaccio’’, il libro scritto in origine in francese e uscito con successo nell’aprile 2018 a Parigi col titolo Un vélo contre la barbarie nazie, comincia proponendo una rilettura dell’Italia contadina, che nella bicicletta aveva il suo fondamentale mezzo di locomozione. Per molti figli di quell’Italia contadina, come Bartali e Coppi, la bicicletta è una passione e poi un lavoro. Diventa l’ascensore sociale che consente di farsi strada con successo nella vita. La bicicletta è dunque uno dei protagonisti di questo libro.

La vita e la personalità di Gino Bartali vengono descritte grazie a una serie di testimonianze inedite tra cui sono di particolare rilievo quelle dei due figli viventi di Gino, Luigi e Bianca Maria, e della nipote Gioia, figlia del primogenito Andrea.

Ma ci sono anche la testimonianza di Piero Nissim, il figlio di Giorgio Nissim, che ebbe allora un ruolo di punta nell’organizzazione creata a Firenze dal rabbino Nathan Cassuto col card. Dalla Costa, e quella, in parte inedita, di Aldo Baquis, oggi giornalista dell’agenzia Ansa in Israele e figlio della signora Giulia Donati Baquis, a cui Bartali tentò di recapitare personalmente nel 1943 a Lido di Camaiore i falsi documenti con cui cercare una via di fuga dalle persecuzioni antisemite.

L’ultima parte del libro di Toscano è dedicata all’Italia del dopoguerra, quando la “strana coppia’’ Bartali-Coppi è divenuta un mito e ha appassionato un popolo tutt’intero. In quell’Italia, che cercava riscatto dalle rovine della guerra, il ruolo sportivo e non solo di Bartali è stato ingigantito dal trionfo al Tour del 1948 e dalla vittoria all’indimenticabile tappa alpina del 15 luglio, all’indomani dell’attentato a Togliatti che aveva provocato una grande tensione politica e sociale in Italia che rischiava di sfociare in una guerra civile.

Di questa vittoria storica parla anche Gianni Mura che ha accettato di scrivere la prefazione dell’edizione italiana del libro di Toscano, rivelando in questa occasione una serie di ricordi e di aneddoti della sua amicizia col grande campione del ciclismo e della vita.

L’importanza di questo personaggio è anche stata confermata dai numerosi riconoscimenti postumi, tra cui la medaglia d’oro al valor civile della Repubblica italiana e il titolo di ‘’Giusto tra le nazioni’’ attributo dal Mausoleo della Memoria di Yad Vashem a Gerusalemme, assegnati a Bartali che in vita non aveva mai voluto rivendicare il suo personale contributo al salvataggio di almeno 800 ebrei.

Ha ricordato Luigi Bartali: “Mio padre è stato un eroe silenzioso. La cosa che sapeva fare meglio era pedalare. Con questa scusa ha fatto circa 45 gite fino ad Assisi e dintorni per prendere questi documenti falsificati che salvarono tante vite. Lui diceva di non sapere niente perché, così diceva: “Se mi dovessero fermare non devo dire bugie”.

Lui quindi spiegava: ‘Non ditemi cosa devo trasportare. Lo faccio volentieri’. Una volta fu fermato e fu portato a Villa Triste. Dopo qualche giorno un Maggiore lo riconobbe e gli chiese cosa ci facesse lì. E lo liberò capendo che non aveva fatto niente di male. Gino era loquace quando parlava delle sfide con gli altri ciclisti ma era taciturno quando doveva parlare di queste vicende.”

Il libro di Alberto Toscano sarà presentato, in occasione del Giorno della Memoria, domenica 27 gennaio alle 18 nella sala ex Leopoldine, in piazza Tasso, 7 dal Presidente del Quartiere 1 Maurizio Sguanci e da Luigi Bartali.

Alla presentazione di domenica sono stati invitati anche il cardinale Giuseppe Betori, la presidente della Comunità ebraica Daniela Misul ed il rappresentante della comunità islamica di Firenze Izzeddin Elzir. L’uomo si ritrova nell’uomo, ed è questo il messaggio di fratellanza che ha portato avanti Gino Bartali. Abbiamo scelto come sede della presentazione la sala ex Leopoldine perché accanto al Circolo Aurora che è il circolo nazionale che organizza la corsa ciclistica Firenze-Viareggio.”

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