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Meningococco C, Catalani: “La vaccinazione innesca anche la protezione collettiva” Cronaca, STAMP - Salute

Firenze – La task force istituita dall’Ausl Toscana Centro per contenere e contrastare l’ondata dei casi di infezione di cui è responsabile il batterio meningococco C ha dato i numeri: servono 48.229 dosi di vaccino, necessarie al potenziamento dell’offerta a febbraio, oltre a 190.000 a marzo, così distribuite: 36.000 per Pistoia, 32.000 per Prato, 94.000 per Firenze e 28.000 per Empoli.

Ma basteranno a frenare l’avanzata dell’infezione in Toscana? Abbiamo posto alcune domande al dottor Corrado Catalani, medico infettivologo e direttore del reparto malattie infettive dell’ospedale San Jacopo di Pistoia, membro del Comitato Etico di Area Vasta Toscana Centro.

Il primo punto, quello di cui tutti parlano e ciò che diffonde più timori fra i cittadini, è se questa ondata di casi possa essere preludio o incipit che dir si voglia per una vera e propria epidemia.

 “Non necessariamente – dice il dottor Catalani – la situazione attuale può definirsi di iperendemia, il che significa che il batterio del meningococco si trova in una condizione di circolazione superiore alla media, in un’area definita”.

“Alla base del meccanismo della malattia meningococcica – continua – risiede il concetto di “portatore”, tant’è vero che uno dei due progetti di ricerca nati dalla collaborazione fra Istituto Superiore di Sanità ed Agenzia Regionale di Sanità della Toscana, approvato dal Comitato Etico, prevede un’indagine su 2.400 soggetti, per individuare la percentuale di portatori”.

Già, perché il vero problema è la manifestazione patologica legata al meningococco; per essere precisi, “non si muore di meningite, ma per lo shock settico legato al meningococco”. Vale a dire, al moltiplicarsi rapidissimo del batterio nel sangue, legato a una trasformazione improvvisa dello stesso: da soldato con fucile scarico, insomma, improvvisamente questa entità “biologica” si trasforma in un killer armato e pericoloso. Ed è su questo passaggio, su ciò che lo attiva a parità di condizione medica fra i soggetti, che ancora si brancola nel buio. O perlomeno, la ricerca non ha prodotto risposte esaustive.

“Di fatto, sebbene la dimensione numerica sia tutto sommato contenuta – continua Catalani – la patologia sfugge di mano in poche ore. Si torna al punto: il batterio è un agente dinamico che cambia velocemente e cambia con caratteristiche strutturali che non si conoscono del tutto”.

Un altro punto che inquieta i cittadini è il seguente: come mai tutto ciò avviene proprio in Toscana?

“Il ceppo è nuovo – dice l’infettivologo – si tratta di una trasformazione che non circolava. Nel genere “meningococco” è ricompresa una famiglia con almeno 13 sierogruppi diversi. Il meningococco c, responsabile della maggioranza dei casi verificatisi in Toscana è solo uno dei sierogruppi”.

Il quesito, dal punto di vista della medicina, è senz’altro complesso, ma la domanda più pressante di questi giorni è: il vaccino funziona? 

Il vaccino ha una doppia funzione: la prima, protezione individuale, la seconda, protezione collettiva. Quest’ultima si innesca con la cosiddetta “immunità di gregge”, che è legata al numero di soggetti che viene vaccinato in un tempo breve. E’ il passo decisivo su cui si basa la strategia, l’unica possibile ad oggi, del massimo controllo, che è quanto si sta cercando di mettere in atto. Il problema in fatti in un certo senso non si pone quando il paziente arriva all’ospedale: la terapia esiste ed è quella. Il problema reale è se all’ospedale ci si arriva “tardi”, vale a dire se l’insorgere dell’occupazione del batterio nell’organismo è così rapida che non si riesce a porre freno o controllo. Anche il tardi è relativo, e solo in parte è legato al “tempo”: infatti, entra in gioco anche la risposta soggettiva dell’organismo stesso. Ricordo anche ai lettori che il vaccino di cui si sta parlando è di ottima qualità, e che l’attivazione dell’immunità di gregge è legata alla numerosità”.

 

Con quale meccanismo interviene il vaccino? 

“L’azione del vaccinarsi è fondamentale quando in una comunità entra un agente non conosciuto prima. Per alcuni anni infatti si assiste a una circolazione della patologia che produce un numero dato di casi. Poi, di solito dopo 5-6 anni, il fenomeno si attenua. Il vaccino rappresenta la rottura di questo schema, dal momento che agisce sui due fronti, individuale e collettivo. Nel caso specifico, occorre sottolineare che, contrariamente ad altri casi, ad oggi non c’è niente che indichi che sia più pericoloso frequentare luoghi pubblici anche affollati (discoteche, cinema, teatri, il tram) piuttosto che condurre vita ritirata”.

Ma non è finita qui. Infatti, sebbene la meningite sia una malattia che colpisce particolarmente l’opinione pubblica, sia per la rapidità del decorso, sia per la gravità degli effetti collaterali, in pochi sanno che in Toscana il tasso standardizzato della mortalità per malattie infettive ha subito un’impennata dal 2000 al 2012 passando da 5 per 100mila a 20 per 100mila. “Ed è un fenomeno in crescita – conclude Corrado Catalani – che incrocia con le mutate condizioni socio-economiche della popolazione toscana. Uno degli elementi da tenere in conto per quanto riguarda la riforma sanitaria toscana”.

 

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