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Menomale che la Toscana c’è Società

Oggi di sicuro risponderebbe: ‘menomale che la Toscana c’è!’, proseguiva il compositore e regista del suono Francesco Giomi il racconto con il quale apriva una conferenza stampa su Tempo Reale, il Centro di ricerca produzione e didattica musicale fiorentino, che è stato fondato proprio da Luciano Berio e del quale Francesco Giomi è direttore. (Per chi lo vuole conoscere: in ottobre organizzano un festival alla Limonaia di Villa Strozzi a Firenze.)
Con questa sua battuta, il compositore e regista del suono voleva ringraziare la Regione Toscana che anche in tempi difficili sovvenziona questa istituzione molto affermata all’estero. Per lui, l’ impegno distingue positivamente la Toscana dal resto d’Italia dove già da anni i pochi soldi per la cultura vengono usati per premiare la cultura ufficiale e non quella contemporanea e innovativa.
Francesco Giomi non è il solo a pensarla così. Ultimamente l’ impegno per portare la Toscana sugli standard europei, valeva un articolo anche da parte del Venerdì di Repubblica che parlava addirittura di una “Toscana felix”. L’articolo elogiava la Regione non soltanto per un paesaggio curato e molto meno devastato dalla speculazione ma anche per uno stato sociale e una sanità esemplare, dove i posti negli asili nido superano addirittura la media europea e dove l’assistenza per gli anziani favorisce quella domiciliare, inoltre per il 30 per cento dell’energia prodotto da fonti rinnovabili, la raccolta differenziata con un picco dell´80 per cento e una diffusissima responsabilità sociale d’impresa che – sempre secondo Venerdì – è il risultato di un grande senso civico dei cittadini tramandato da un orgoglioso passato dei liberi comuni.
Menomale che la Toscana c’è. Quando lo sentivo mi sarei volentieri alzata per ringraziare Francesco Giomi. Involontariamente mi aveva fornito un leitmotiv per il mio lavoro come corrispondente estera non della cronaca politica ma della quotidianità di questo paese e mi ha incoraggiato a continuare nella ricerca di iniziative e progetti notevoli che possono essere modelli anche per altri paesi.
Inoltre mi aveva suggerito un ottimo argomento per le miei frequenti discussioni in Germania dove da anni mi martellano con le stesse domande: Che cavolo sta succedendo in Italia? Come mai non si sono ancora liberati di questo Polit-Clown Berlusconi? Sono davvero cosi facilmente manipolabili? Per evitare la parola stupidi.
Fino a quel momento le mie risposte si erano sempre tenute sul vago e so che anche i colleghi di tutt’altro calibro professionale sono rimasti senza parole: “mh, che dire … Si … ma in verità tutto è diverso … molto più complesso …  non è facile spiegare …
Menomale che la Toscana c’è. Adesso posso affrontare questi interrogatori molto più tranquilla. Posso addirittura ammettere: “Si, avete ragione! La situazione è preoccupante, in Italia tanto è cambiato in peggio. Purtroppo si deve dire: il paese ha il governo che merita. Lui si trova a quel posto perchè conviene a tante persone, persone che pensano come lui e vorrebbero addirittura essere come lui.
Però! Per fortuna vivo in un’altra Italia – in Toscana  appunto che si presenta in modo molto più europeo e sull’altezza del tempo.
Semmai è rimasto un piccolo inconveniente, personale. Ormai in tutti questi anni i miei redattori e redattrici si sono stancati di queste continue storie di corruzione e malgoverno e hanno messo il loro sguardo attento e curioso su altri paesi, e danno poco spazio al vecchio amore Italia. Non sarà semplice risvegliare il loro interesse. Dipende.

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