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Mensa universitaria, macchina lavapentole rotta dal 14 settembre, si lava a mano Breaking news, Cronaca

Firenze – La macchina lavapentole del servizio della mensa Calamandrei dell’azienda regionale del Diritto allo studio universitario, a Firenze, si rompe, e allora cosa si fa? Normalmente, si procederebbe alla sua sistemazione, o, se non è possibile ripararla, alla sua sostituzione. Nel servizio della mensa universitaria di Firenze invece no. No, perché come spiega il delegato sindacale dell’Usb Mario Bufano, dipendente regionale della Dsu, la tempistica  burocratica è tale che quando si rompe qualcosa, in questo caso la macchina lavapentole, passano giorni, settimane, quindici giorni. In questo caso, è dal 14 settembre che la macchina è inagibile. E come si fa? Semplice: si lava a mano. Due, trecento teglie incrostate e da mettere prima a mollo, fino a oltre 600 pezzi fra attrezzature varie. Come dicono i lavoratori della cooperativa Colser, su cui si scarica questa problematica, si è arrivati a contare persino 635 pezzi. Da lavare a mano e in un giorno. La Colser, il cui appalto scade a gennaio, si occupa di tutte le pulizie della mensa, compresa la distribuzione. 

Non solo. Come dice Bufano, i lavoratori lavorano dentro una stanza di due metri per due, con l’acqua ai piedi, a rischio di scivolare. Infatti, racconta ancora Bufano, non esistono pedane antiscivolo e neppure il pavimento possiede quella inclinazione che permetterebbe all’acqua di scorrere via. Così l’acqua ristagna. Condizioni allucinanti, tanto più che solo dal 1 ottobre all’operatore unico che si occupa di questo servizio è stato aggiunto un “aiuto” che lavora per due ore nel turno mattina (il più gravoso, dal momento che raccoglie fra gli utenti anche pendolari e “aggiunti” del territorio) e per due ore in quello serale, dove tuttavia si fermano solo gli “alloggiati”. Sempre almeno 400 persone. I turni sono divisi in due, mattino e sera. 

La beffa nella beffa è anche un’altra. Infatti, spiega il delegato Usb, si utilizza la lavapiatti. Ma è anch’essa non perfettamente funzionante, dal momento che non asciuga e non è abbastanza “potente” per le pentole. Anche in questo caso, le richieste sono state inoltrate, ma la manutenzione non arriva. La morale è sempre quella: olio di gomiti. 

La mensa “Calamandrei” di viale Morgagni che è il punto di preparazione e distribuzione pasti più grande dell’azienda (la Dsu è regionale e comprende anche i centri di Pisa e Siena) a Firenze occupa il 70% dei lavoratori “diretti” della Dsu affiancati dalle cooperative. Attualmente, chi affianca i lavoratori diretti sono i lavoratori della cooperativa Colser. I lavoratori della cooperativa lavorano “spezzettati” in tre tempi della giornata, col risultato che, per guadagnare 60 euro, sono impegnati tutta la giornata. Dice Bufano: “Vieni due ore, stacchi, vai a fare una passeggiata, torni due ore, e ritorni la sera a fare la distribuzione”.  

Le criticità, in questo caso, riguardano le attrezzature di servizio, la manutenzione dunque. La rottura, e la lentezza nella riparazione. “Ci sono troppi tasselli da mettere insieme per ottenere la riparazione, che non è perciò mai tempestiva – spiega Bufano – con disagi che si ripercuotono, oltre che sul personale della cooperativa, anche su quello ad assunzione diretta e dunque sugli utenti e sull’intero servizio”. Insomma, è come una catena di montaggio: se si rompe un pezzo, salta l’efficienza di tutto il servizio. 

Nel caso particolare, sembra che i pezzi per aggiustare la macchina siano di difficile reperibilità, bisogna farli venire dall’Austria o dalla Germania e non si trovano. Qualcuno dice anche che se ne compererà un’altra. “Nel frattempo però – continua il delegato Usb – sono aumentati gli studenti. Con le nuove iscrizioni, dagli attuali 7-800 pasti che si facevano nel mese di settembre, siamo arrivati a 1450. Millequattroecinquanta con la macchina del lavaggio pentole rotta, con tutte le preparazioni che facciamo, diventano un numero impressionante”. Carrelli e carrelli di pentole e vassoi da lavare a mano. 

Così, l’addetto al lavaggio (della cooperativa Colser) entra nel turno dalle 10 fino alle 16. Fa turni alterni, un giorno la mattina, un giorno la sera.  Dal 1 ottobre, come già detto, dalle 10 alle 12, e due ore la sera, c’è una persona in aiuto. Si usa la macchina lavapiatti, ma “non ha la potenza”, e in più è “mezza rotta”: non asciuga. Dunque, per avere pentole pulite, i dipendenti della cooperativa sono costretti a lavarle mano. Si potrebbero rifiutare? E come si fa, se magari quel lavoro è l’unico che porta soldi, pochi ma soldi, in casa? … 

Non è neppure la prima volta che succede, secondo i lavoratori. E’ successo anche altre volte. E la macchina rimane “minimo” due settimane ferma. Con grande disagio per tutti. In particolare in questo periodo dell’anno, che è il momento di punta quanto a presenze degli studenti. Il periodo di punta va da metà ottobre a metà dicembre. 

La richiesta è che la tempistica sia rapida e riduca i tempi di attesa della manutenzione. I passi sono molti, per richiedere la manutenzione: si manda la richiesta all’ufficio tecnico, l’ufficio tecnico la gira all’azienda appaltatrice. Tutto questo comporta una perdita di tempo, che si abbatte sull’intero processo. Non è così ovunque, nonostante l’azienda sia unica per tutta la Toscana, con i poli di Pisa e Siena oltre a Firenze: la sede di Pisa ad esempio vanta un manutentore. 

Ma come mai, viene da chiedersi, una macchina così essenziale per il lavoro che svolge, si ferma così spesso? La spiegazione del delegato sindacale è semplice: dal momento che le gare vengono fatte al massimo ribasso, anche la qualità del macchinario ne risente. “Andrebbe fatto un progetto nuovo – continua Bufano – che mettesse in sicurezza anche l’ambiente di lavoro. Dove lavorano gli addetti a questo servizio, è una stanza di due metri per due dove passano anche 1400 pasti”.  E l’acqua in terra.  Tanto più che la mensa Calamandrei serve anche Novoli e Sesto Fiorentino, con gli annessi e connessi vassoi e attrezzature. Di fatto, sono tre mense. 

 

 

 

 

 

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