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Menù di Natale, le nuove tendenze dall’autarchico al bio tech al green Società

Firenze – Ormai è troppo semplice parlare sic et simpliciter di menù di Natale. Per affrontare le tavole imbandite del 2015, infatti, conviene, secondo quanto emerge dall’analisi di Coldiretti, armarsi di un vero e proprio dizionarietto, che comprende almeno alcune delle tendenze che furoreggeranno in questo scorcio di 2015. Così, è necessario, quest’anno, munirsi di pazienza e “studiare” i vari generi.

Si va dunque dal genere autarchico, facile facile, si utilizzano prodotti esclusivamente italiani, a quello  hi tech, che segnala sulla tavola la presenza di elementi di innovazione tecnologica, al biodiverso, che definisce i prodotti minori salvati dall’attività degli agricoltori. Attenzione poi alla tavola che sceglie il genere salutista, in cui la nota dominante è l’attenzione alle intolleranze, alle patologie più diffuse e che preferisce ingredienti con una ricaduta salutare sull’organismo; poi arriva l‘etnico, in cui accanto ai tortellini in brodo si trovano le specialità indiane o mediorientali o di altre culture; ma va forte anche la tavola green, imbandita con prodotti sostenibili, biologici e a chilometri zero, mentre chi non rinuncia al lusso ama stupire offendo agli ospiti specialità uniche, inimitabili e costose (un esempio? champagne con polvere d’oro), mentre qualcun altro predilige il genere COP21, vale a dire imbandirà la mensa con le novità che giungono dai cambiamenti climatici. Infine, c’è chi “mangia” prima di tutto col naso, ed ecco che giocherà la sua tavola di Natale sui profumi intensi delle portate.

Una tendenza che tuttavia non viene delusa dall’agricoltura e dagli agricoltori italiani: infatti, se ben il 28% (più di un italiano su 4) sceglierà di personalizzare secondo le tendenze illustrate il proprio desco natalizio, la produzione agricola italiana è pronta a supportare le scelte creative dei consumatori: “L’Italia è l’unico Paese al mondo che può vantare 276 prodotti a denominazione di origine (Dop/Igp) – dice Roberto Moncalvo, presidente della Coldiretti – riconosciuti dall’Unione Europea, oltre a 4886 prodotti tradizionali censiti dalle Regioni, ma è anche leader in Europa con oltre 50mila imprese biologiche e dispone di un eccezionale patrimonio di biodiversità grazie a ben 504 varietà iscritte al registro viti contro le 278 dei cugini francesi, ma anche 533 varietà di olive contro le 70 spagnole”. 

Qualche esempio? Eccolo:  per la tavola autarchica  c’è la possibilità di acquistare dell’ottimo caviale di lumaca nostrano al posto di quello del Volga, ma anche bottarga o trote al posto del salmone dell’Alaska. I salutisti invece possono mantenere l’attenzione alla dieta senza rinunciare ai capricci natalizi  gustando specialità come pecorino anticolesterolo, cioccolatini all’olio d’oliva, pasta alla canapa contro le intolleranze o muscolo di grano che consente di portare in tavola dalla porchetta alla fiorentina, dal filetto agli straccetti, dagli hamburger ai salumi, tutto rigorosamente fatto di frumento e legumi. Per chi è un seguace di Cop21, ecco i nuovi pordotti del cambiamento climatico: avocado o arachidi rigorosamente Made in Italy, vino prodotto a quasi 1200 metri di altezza nel comune di Morgex e di La Salle, in provincia di Aosta, dove nei vitigni più alti d’Europa si coltivano le uve per il Blanc de Morgex et de La Salle Dop. Ancora, scartando il “lusso” (che c’è sempre stato e continua a sfornare prodotti irraggiungibili per i comuni mortali) ce n’è anche per gli appassionati della tradizione: dal vino cotto con cui gli antichi romani concludevano i banchetti, alla manna, prezioso alimento biblico che gli agricoltori siciliani hanno salvato e preservato, estraendola dalla linfa del frassino. 

 

 

 

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