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Mercato del lavoro: una riforma da completare Opinion leader

I dati forniti dall'Osservatorio regionale sul mercato del lavoro segnalano nel secondo trimestre 2012 un lieve incremento della forza lavoro rispetto al primo. Gli occupati si attestano su 1.566.000 unità, dato sostanzialmente invariato rispetto allo stesso periodo del 2011 (+0,2%) e migliore rispetto alla precedente misurazione (+1,4%, pari a 22mila unità). A livello nazionale c'è stato, invece, un  calo dello 0,2% segnalato dall'Istat.  Il tasso di disoccupazione si pone ora al 7,7% contro il 6% del secondo trimestre 2011, ma contro l'8,4% del primo trimestre dell'anno in corso. Al livello nazionale è al 10,5%. Nel dettaglio dei diversi settori economici il dato totale dell'industria continua a diminuire (-5,5% tendenziale, mentre è positiva la variazione nei servizi (+3%) . Al livello nazionale come a quello toscano, la sofferenza più forte ricade come al solito sui giovani, che vedono un aumento dell'1,3% di senza lavoro nella fascia dai 15 ai 24 anni, pari al 35,3%  della "conta" generale.

Di fronte ai dati della disoccupazione giovanile in costante peggioramento, come associazione di imprese Confservizi Cispel Toscana da sempre ha condiviso la necessità e l’urgenza di una profonda riforma del mercato del lavoro nel nostro Paese, riducendo ed ottimizzando gli strumenti di flessibilità in ingresso e soprattutto dotandolo di politiche pubbliche moderne capaci da un lato di “avviare al lavoro” (agenzie per l’impiego, rapporto formazione/scuola/imprese, apprendistato) i giovani e di “sostenere” gli inevitabili processi di uscita anticipata dal “posto di lavoro” con una rete di ammortizzatori sociali e politiche di riavvio al lavoro efficaci. Una politica tesa a tutelare “il lavoro” e non il “posto di lavoro”, secondo le migliori esperienze europee.

Il provvedimento risponde solo in parte a questa esigenza, introducendo alcune novità positive, ma anche alcune scelte discutibili in termini di efficacia e di perseguimento degli obiettivi di un mercato del lavoro meno rigido. Il nostro settore è fortemente interessato alla riforma del mercato del lavoro, a questo primo passo e a quelli che seguiranno. Molti dei nostri settori sono ad alta intensità di lavoro (trasporto, rifiuti), la totalità dei nostro settori presenta in questi anni un quadro di tenuta dell’occupazione, a volte di aumento, in una situazione di crescente aumento della disoccupazione. I nostri settori sono caratterizzati da una fortissima prevalenza di lavoro stabile (contratti a tempo indeterminato) e ad un basso ricorso alle forme di flessibilità conosciute in questi anni (contratti a progetto, somministrazione, partite iva…). Contenuti sono i fenomeni di crisi aziendale e di ricorso alla cassa integrazione, anche se gli episodi in Italia di “crisi di aziende pubbliche” stanno pericolosamente aumentando soprattutto nel Sud.

Sono anche caratterizzati da contratti di lavoro “generosi”, specie nella loro parte di integrativo aziendale, se confrontati ad altri contratti di lavoro analoghi nel settore privato. Anche sul piano della formazione i nostri settori sono caratterizzati da una forte attenzione del management alle politiche di crescita del capitale umano, recentemente grazie anche all’entrata in operatività del Fondo “Fonservizi”.  Ma da alcuni anni anche le nostre aziende devono cimentarsi con i processi di riorganizzazione del lavoro, a seguito di una maggiore esposizione delle nostre aziende al mercato e alla competizione (gare),  dei processi di privatizzazione parziale e di un progressivo inasprimento dei meccanismi di regolazione tariffaria. Specie nei mercati caratterizzati da gare (trasporti, rifiuti, distribuzione di gas e idrico), una maggiore attenzione dovrà essere posta all’organizzazione del lavoro, alle forme di flessibilità, alle gestione di possibili crisi in fase di subentro fra gestori. La nostra competitività, rispetto agli altri operatori che si presenteranno alle gare, dovrà essere giocata anche se non soprattutto sull’ottimizzazione del fattore lavoro e per questo aspettavamo un quadro di regole chiaro e definito.

Certo è che non potranno esserci due mercati del lavoro paralleli, uno per le imprese pubbliche e uno per le imprese private. In questo senso vanno gli sforzi fatti in questi anni per riallineare i nostri contratti di lavoro nazionale con gli equivalenti contratti delle imprese private. Uno sforzo che andrà completato, a partire dalle vertenze in corso nel settore trasporto, casa e farmacie.  Per questi motivi vogliamo capire in modo accurato le opportunità e i problemi del nuovo quadro normativo delineato con la Legge Fornero. Attendiamo, pertanto, gli ulteriori passi in avanti della riforma, con particolare attenzione alle definizione della contrattazione di secondo livello.

 

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