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Il mercato del mobile toscano si proietta verso il Sudafrica Economia

Firenze – Il Centro Sperimentale del Mobile ed Artex si sono messi alla ricerca, con il contributo di Toscana Promozione, di nuovi mercati. L’esportazione del mobile toscano potrebbe sbarcare in Sudafrica. Nel continente africano circa 1.500.000 famiglie (il 5% della popolazione) necessita di mobili.

“Continua – spiega Luigi Borri, presidente del Csm – il nostro lavoro di ricerca verso mercati potenziali. E sicuramente il Sud Africa, come emerge dai dati di Federlegno, è il mercato del futuro per il mobile, grazie al suo mercato interno e grazie alla caratteristica di essere una vera e propria porta di ingresso verso altri mercati del grande continente Africa. Basta pensare che a Johannesburg sono in corso di realizzazione quartieri residenziali per ospitare zone di servizi e scambi commerciali. Non solo, l’ascesa della classe media e l’arricchimento generale del Paese sono ottime premesse”.

Durante la missione (che si è tenuta dal 3 al 9 agosto scorsi) sono stati visitati 25 operatori, rivenditori, studi di architettura ecc…capaci di rappresentare le potenzialità del settore.

Sud Africa: i trend delle importazioni
Dal 2001 al 2011 si sono avuti incrementi percentuali molto alti. Per fare degli esempi, il volume dei prodotti in ceramica importati in Sud Africa è aumentato di 2,6 volte, le importazioni di sedie e di altri mobili per sedersi, più che triplicate, l’importazione di altri mobili o di loro parti è più che sestuplicata, la domanda di biancheria da letto e da tavola, più che decuplicata. Nel 2012, nonostante il rallentamento generale dell’economia mondiale, il trend delle importazioni di prodotti di mobile e complemento ha continuato a crescere di altri 10,2 punti percentuali rispetto all’anno precedente.

Sud Africa: le importazioni dall’Italia e dalla Toscana
Le importazioni dei prodotti italiani del settore mobile e complemento hanno conosciuto un momento di recessione nel 2003 e una successiva crescita continua fino al 2008 che si è rivelato un anno particolarmente positivo. Dopo la recessione del 2009, che ha avuto delle ripercussioni anche nel 2010, il trend ha ricominciato a crescere costantemente: +15,2% nel 2011 e una stima di crescita per il 2012 di +27,4%, raggiungendo un volume del 73% più alto rispetto a quello del 2001. Dal 2001 al 2012, l’Italia ha esportato in Sudafrica prodotti del settore mobile e complemento per un controvalore di 440 milioni di euro. Di questi 440 milioni, 28,4 milioni di euro rappresentano il controvalore di prodotti provenienti dalla Toscana, che dunque copre il 6% delle esportazioni di prodotti italiani in Sudafrica. La regione Toscana fino al 2005 ha mostrato un andamento, non solo migliore di quello complessivo italiano, ma addirittura contrapposto. Dal 2006 al 2009 i due trend seguono lo stesso pattern, mentre nel 2010 e nel 2011 emerge nuovamente questa singolare discordanza. Nel 2012 entrambi gli andamenti risultano positivi, anche se viaggiano a due velocità diverse: (+9,8. per l’intero territorio italiano; +31,9 per la regione Toscana).

Sud Africa: domanda interna
La domanda interna è legata all’andamento generale dell’economia sudafricana e ai cambiamenti sociali (in particolare l’urbanizzazione) interni al “Paese Arcobaleno”. Il Sud Africa è una delle nazioni con il più alto tasso di sviluppo al mondo, ed infatti è stata inclusa nel gruppo dei BRIC (Brasile, Russia, India e Cina), ma è anche un Paese in cui le diseguaglianze economiche raggiungono soglie elevatissime. Secondo i dati della Banca Mondiale in Sudafrica il 10% più ricco della popolazione detiene oltre il 50% della ricchezza nazionale, mentre il 10% più povero detiene appena lo 0,2% delle risorse. La popolazione è frammentata e variegata e l’economia è in una fase diversa rispetto a quella europea. Se è vero che una grande fetta della popolazione è esclusa dal novero dei potenziali acquirenti, ogni anno molte decine di migliaia di famiglie escono dalla fascia di povertà per entrare a far parte della “classe media” e altre decine di migliaia di famiglie passano dalla “classe media” a quella “benestante”. Queste famiglie rappresentano i potenziali “nuovi acquirenti”. Un bacino potenziale che attualmente conta su circa 1 milione e 250 mila famiglie.

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